SENATO DELLA REPUBBLICA
(Fonte immagine Senato)
ROMA – Si è tenuta in Commissione Esteri e Difesa del Senato l’audizione del Presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane, Giovanna Iannantuoni, e del Prorettore per l’internazionalizzazione della LUISS, Raffaele Marchetti, sul tema della “centralità del Mediterraneo” nelle priorità politiche, economiche, sociali e di sicurezza dell’Italia nel quadro dell’appartenenza all’Unione europea e alla NATO. Il Presidente della Commissione, Stefania Craxi, ha ricordato come prioritario anche il tema dell’istruzione nei Paesi da questo tema, con particolare riguardo al Continente africano, per fare in modo che lì possano crescere future classi dirigenti per uno sviluppo civile e sociale di quelle Nazioni. Nel suo intervento Giovanna Iannantuoni ha ribadito il concetto della necessità di andare nei Paesi africani con spirito di collaborazione per creare osmosi: gli 85 Atenei presenti nella CRUI lavorano da decenni con questi Paesi su temi importanti come ad esempio la ricerca. Iannantuoni ha poi sottolineato la centralità delle discipline mediche, che risultano tra quelle più richieste in loco. È stato poi evidenziato come i numeri siano già importanti negli accordi accademici Italia-Mediterraneo: sono 773 quelli siglati con i Paesi africani prioritari per MUR e Piano Mattei; sono 3.481 quelli siglati nell’ambito Europa-Mediterraneo; sono 358 quelli siglati nell’ambito Asia-Medio Oriente. Anche il numero di studenti presenta cifre importanti: oltre 13mila con l’Africa, oltre 19mila nell’ambito Europa-Mediterrano e oltre 3.700 quelli con Asia-Medio Oriente. Iannantuoni ha anche lanciato l’attenzione sulla centralità della lingua: ossia poter usufruire di maggiori percorsi di avvicinamento alla lingua italiana che consentano agli studenti in arrivo in Italia di avere già delle basi linguistiche. Iannantuoni ha poi spiegato l’importanza di avere un sistema compatto nell’ambito delle politiche estere, portando l’esempio del modello anglosassone dove la parte industriale e politica formano un tutt’uno con il sistema universitario. Il 90% dei progetti si concentra in 20 Paesi, tra i quali: Tunisia, Egitto, Marocco, Mozambico, Etiopia, Kenya. In sostanza le università italiane intendono condividere con quelle africane il proprio saper-fare nel campo della ricerca in ambiti di comune interesse come: energie rinnovabili, intelligenza artificiale, biotecnologie, agritech, food e water management, medicina. E’ stata poi la volta di Raffaele Marchetti che ha definito il tema dell’educazione come un qualcosa di strategico e come parte importante della proiezione internazionale dell’Italia. “Nel mondo c’è molta fame di formazione; soprattutto nel sud del mondo le università sono poche e i governi più illuminati cercano di investire sulla formazione dei propri giovani”, ha spiegato Marchetti evidenziando che il numero di studenti nel mondo sta aumentando parlando di circa 250 milioni di studenti facenti parte del sistema universitario a livello globale e, di questi, circa 8 milioni sono quelli internazionali che studiano in un Paese estero. Marchetti poi ha precisato che l’attrazione degli studenti internazionali contribuisce al prodotto interno lordo di un Paese e che l’Italia non è tra i primi posti nel mondo in termini di attrazione di studenti dall’estero. Per Marchetti l’attrazione di studenti internazionali è anche uno strumento di fidelizzazione delle future classi dirigenti di quei Paesi. Sono quindi intervenuti alcuni senatori per porre dei quesiti. Luigi Spagnolli (Gruppo per le Autonomie) ha evidenziato il problema che ha l’Italia nel non riuscire da un lato a evitare che i propri studenti vadano via verso destinazioni estere e dall’altro lato a creare i presupposti per consentire agli studenti stranieri di restare in Italia. A parte questo un altro problema sollevato da Spagnolli è quello dell’entrata nel mondo del lavoro dove l’Italia è poco concorrenziale, anche a livello di stipendi, rispetto ad altri Paesi. Graziano Delrio (PD) ha ricordato a sua volta l’importanza di investire nel mondo universitario, con proiezione estera, considerando che dal punto di vista demografico l’Africa giocherà un ruolo determinante nell’area del Mediterraneo. Roberto Menia (FDI) si è invece soffermato sul Corno d’Africa ricordando come la Scuola Italiana di Asmara sia stata purtroppo chiusa. Menia ha parlato poi dell’importanza di formare le future classi dirigenti africane permettendole di concorrere allo sviluppo dei rispettivi Paesi. In sede di replica Iannantuoni ha invitato a ragionare in un’ottica eco-sistemica dove ogni attore abbia il proprio ruolo importante, auspicando un aumento dei finanziamenti per l’università e la ricerca. Marchetti ha invece posto l’attenzione sul problema dell’ingresso nel mondo del lavoro in Italia, evidenziando come questo avvenga nonostante la formazione universitaria italiana sia tanto di qualità da permettere poi ai giovani che vanno all’estero di trovare lavoro in tempi rapidi. (Inform)