martedì, 21 Maggio, 2013 in
NOTIZIE INFORM
ITALIANI ALL’ESTERO
Borghese (Maie) parla delle politiche per gli italiani in Sud America, della riforma del voto all’estero e del rinnovo dei Comites e del Cgie
“Presenterò una proposta di legge per l’assistenza sanitaria ai nostri connazionali che preveda la stipula di una convenzione fra il governo italiano e gli ospedali italiani in sud America”
ROMA – Alle ultime elezioni politiche il Movimento Associativo Italiani all’Estero ha rafforzato la sua presenza in Parlamento. Un successo elettorale, che ha consentito al Maie di avere un suo gruppo alla Camera, ma che ora pone al Movimento il problema di come tramutare i tanti consensi ottenuti, il presidente del Maie Ricardo Merlo ha avuto il maggior numero di voti fra gli eletti all’estero, in politiche concrete a sostegno degli italiani nel mondo. Un compito già di per se arduo, il mondo politico italiano non è mai stato molto sensibile a tali problematiche, che appare ancora più difficoltoso alla luce del complesso panorama parlamentare emerso dalle urne. Per capire come intende muoversi il Maie, soprattutto per quanto riguarda il principale bacino elettorale di riferimento delle comunità italiane in sud America, abbiamo rivolto alcune domande a Mario Borghese. Il giovane deputato del Maie, nato a Cordoba nel 1981, eletto nella ripartizione America Meridionale con 14.300 preferenze.
Dalle ultime elezioni è emerso uno scenario politico molto diverso da quello presente nel Parlamento italiano solo pochi mesi fa. In questo rinnovato contesto come intende il Maie portare avanti le istanze degli italiani all’estero?
Come ben sappiamo adesso l’Italia vive un momento politico un po’ confuso. Noi del Maie, quando ci siamo presentati a dicembre, avevamo fatto delle alleanze tattiche con altre forze politiche, ma adesso con questo risultato elettorale, dove non si sa chi ha vinto e non si sa chi ha perso, l’Italia è governata da un’alleanza fra Pd e Pdl. Di fronte a questo scenario inaspettato noi ci proponiamo comunque di promuovere una lotta interna al Parlamento e nelle Commissioni per far capire al Governo italiano che le comunità italiane all’estero possono aiutare gli italiani in patria in vari settori e soprattutto nel campo culturale e turistico. La settimana scorsa sono stato a cena con il sindaco di Roma Alemanno e lui mi ha detto che nel 2012 hanno visitato la capitale circa 33 milioni di turisti. Un vero e proprio record di presenze. Allora gli ho fatto notare che questo numero, ora che c’è a Roma Papa Francesco molto amato della comunità cattolica all’estero, potrebbe nel 2013 raddoppiarsi.
Per quanto riguarda invece la comunità italiana in sud America, quali sono a suo giudizio le questioni specifiche più urgenti che possono essere affrontate in maniera tempestiva dal mondo politico?
Un settore su cui si po’ lavorare da subito è quello dell’assistenza sanitaria. Io faccio parte della Commissione Affari Sociali della Camera e in questi giorni presenterò la mia proposta di legge finalizzata alla stipula di una specifica convenzione, fra il governo italiano e gli ospedali italiani presenti, ad esempio nelle circoscrizioni di Rio De Janeiro, Buenos Aires, Cordoba e Rosario. Una convenzione che consentirà di prestare assistenza sanitaria ai nostri connazionali che vivono in quei territori. E’ inoltre necessario far notare che per l’attuazione di questo progetto serviranno poche risorse essendo gli ospedali italiani già presenti in loco. Credo sia anche importante puntare molto sulla formazione. Al momento stiamo infatti lavorando, con due o tre fondazioni italiane e con la Confindustria, alla realizzazione di corsi di formazione professionale non soltanto per i nostri connazionali all’estero, ma anche per gli italiani in patria, in modo che quest’ultimi possano conoscere la realtà delle nostre comunità nel mondo. Ragazzi del Trentino, della Calabria e della Lombardia potranno fare un tirocinio presso una ditta italiana all’estero, come ad esempio la Fiat o l’Enel. Oltre alla tutela della salute e alla formazione, noi puntiamo ad una riforma che metta in condizione la rete consolare di assistere nel migliore dei modi gli italiani all’estero e di ridurre i lunghi tempi di attesa per le richieste di cittadinanza che spesso in Sud America arrivano fino a due o tre anni. Anche questa riforma necessità di poche risorse, in quanto gli operatori si trovano già sul campo, ma occorre per attuarla volontà, non dico politica, ma diplomatica.
Ormai da tempo si moltiplicano le richieste di un miglioramento del sistema di voto all’estero, soprattutto per quanto riguarda il recapito dei plichi elettorali inviati ai nostri connazionali. Cosa ci può dire in proposito?
L’attuale sistema è positivo, ma è negativo l’uso che ne fanno alcune persone. Credo dunque che la legge sul voto all’estero vada riformata. In questo ambito sono d’accordo con la proposta che prevede l’opzione preventiva di registrazione dell’elettore all’estero presso i consolati. In questa maniera faremo votare solo chi realmente lo vuole e risparmieremo molte delle risorse necessarie per le spese postali. Al contrario chi non sarà interessato potrà non esercitare il voto per corrispondenza.
Entro il dicembre del 2014 dovranno svolgersi le elezioni per il rinnovo dei Comites e il Cgie. Cosa pensa di questo importante appuntamento più volte posticipato?
E’ necessario rinnovare questi organi di rappresentanza al più presto perché sono ormai dieci anni che le elezioni vengono rinviate. Ormai stiamo assistendo ad un progressivo invecchiamento dei rappresentanti dei Comites e del Cgie, e non è fantasia pensare che un presidente di Comites eletto nel 2003 possa oggi avere più di ottanta anni. Spero quindi che entro marzo del prossimo anno si svolgano le elezioni dei Comites presenti nel mondo. (Goffredo Morgia – Inform)



