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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Aula di Montecitorio, avviato il dibattito sulla proposta di legge “Destinazione agli uffici diplomatici e consolari di quota dei proventi derivanti dal rilascio dei passaporti all’estero”

CAMERA DEI DEPUTATI

 

ROMA – Ha preso il via nell’Aula di Palazzo Montecitorio la discussione della proposta di legge “Destinazione agli uffici diplomatici e consolari di quota dei proventi derivanti dal rilascio dei passaporti all’estero” . Il provvedimento è stato illustrato dalla relatrice Elisabetta Gardini che ha sottolineato come la proposta di legge sia finalizzata a reperire specifiche risorse per poter rafforzare i servizi consolari per i cittadini italiani residenti o presenti all’estero, con priorità per i servizi maggiormente richiesti, come le richieste di emissione di passaporti all’estero. Dalla relatrice è stato evidenziato come,  secondo il portale dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente, siano 6.307.195 i cittadini italiani residenti all’estero, nell’anno 2022, una cifra che risulta essere in continuo aumento. Per quanto riguarda la proposta di legge Gardini ha rilevato come l’articolo 1 al comma1 preveda che i proventi derivanti dal versamento degli importi dovuti da chi richiede il rilascio dei passaporti all’estero siano attribuiti, su base trimestrale, al bilancio dell’ufficio diplomatico-consolare che ha rilasciato il relativo passaporto, nella misura del 10 per cento rispetto alle quote di contributo amministrativo per il rilascio del passaporto ordinario. Al comma 2, si precisa che la suddetta misura percentuale può subire un incremento, fino a un massimo del 30 per cento, nei casi in cui la variazione della quota non comporti nuovi oneri per la finanza pubblica. Il meccanismo individuato prevede inoltre il versamento di tali somme all’entrata del bilancio dello Stato e la riassegnazione in favore dello stato di previsione del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, con successivo versamento alla rispettiva sede diplomatico-consolare. La relatrice ha inoltre segnalato che nel sito Internet del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale sarà pubblicata una relazione contenente i dati aggregati relativi all’utilizzo dei proventi di cui al comma 1. Una  soluzione simile a quanto previsto dall’articolo 1, comma 429, della legge di bilancio 2017, legge n. 232 del 2016, che ha riassegnato il 30 per cento dei versamenti effettuati per la domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana – pari a 300 euro – allo stato di previsione del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, per essere, a loro volta, attribuiti agli uffici dei consolati di ciascuna circoscrizione consolare, in proporzione ai versamenti ricevuti. Quindi la ratio della disposizione – ha spiegato la relatrice – è quella di destinare tali importi al rafforzamento dei servizi consolari per i cittadini italiani residenti o presenti all’estero, con priorità per la contrattualizzazione di personale locale da adibire allo smaltimento dell’arretrato riguardante le pratiche di cittadinanza presentate presso i medesimi uffici consolari. Per quanto riguarda gli oneri del provvedimento la Gardini ha segnalato come siano pari a 4 milioni di euro annui a cui si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per le esigenze indifferibili, di cui all’articolo 1, comma 200, della legge di stabilità 2015, legge n. 190 del 2014.  La relatrice ha infine rilevato come I principi ispiratori della proposta di legge abbiano raccolto una larga condivisione nella Commissione affari esteri, segnalando però come,  nel corso dell’esame in sede consultiva, la Commissione bilancio abbia evidenziato la persistenza di criticità sul piano dei profili finanziari del provvedimento e la necessità di procedere a ulteriori approfondimenti istruttori, al fine di individuare le opportune soluzioni alle suddette criticità.

Ha poi preso la parola Toni Ricciardi (Pd- ripartizione Europa) che ha rilevato come dalla proposta di legge venga introdotto un criterio di produttività della pubblica amministrazione. Il provvedimento interviene infatti sulle liste di attesa per l’ottenimento del passaporto e in buona sostanza, ha spiegato Ricciardi, introducendo questa procedura di produttività più passaporti si erogano, più risorse la sede consolare riceve direttamente ogni trimestre, più si hanno risorse per migliorare i servizi e più, contestualmente, si accorciano le liste d’attesa. Il deputato ha inoltre sottolineato come con questo provvedimento tutte le criticità delle liste d’attesa non vengano risolte ma sia stata prodotta “una dimostrazione all’esterno: la dimostrazione del fatto che, quando maggioranza e opposizione dialogano rispetto alla risoluzione dei problemi, non saranno risoluzioni ciclopiche, ma sicuramente vi è la capacità di trovare il punto d’intesa e di dare anche una rappresentazione positiva di quello che siamo”.  “Stando alle cifre del 2023, solo di passaporti, all’estero ne sono stati erogati oltre 550.000” ha poi fatto presente l’on Ricciardi. Pertanto, “immaginare di riuscire ad aumentare il tasso di produttività e produrre una resa economica per le sedi consolari, cercando di migliorare i servizi a spesa invariata – perché la misura si autofinanzia – credo sia quantomeno un tentativo di sperimentazione che collettivamente tutte e tutti dobbiamo fare”. Il deputato eletto all’estero ha poi rammentato ai colleghi l’importanza di un altro provvedimento che  “una volta chiuso questo, credo che potremo con celerità affrontare”. Un provvedimento che “riguarderà non solo le comunità che vivono all’estero, ma anche coloro che risiedono in questo Paese”. Ricciardi si riferisce alla proposta di legge, che “abbiamo già depositato” e che prevede, sul modello spagnolo, che al superamento del settantesimo anno di età, tranne che per questioni specifiche previste dalla norma e dalla legge, non si dovrà più rinnovare il documento di riconoscimento. A tale proposito il deputato del Pd ha tenuto a segnalare ai colleghi in Aula che “rispetto a oltre il 70 per cento delle sedi consolari e alla quasi totalità delle sedi consolari in Europa, noi con questo secondo provvedimento, che affronteremo, se si vorrà, nei prossimi mesi, si andrebbe ad abbattere ulteriormente tra il 30 e il 40 per cento l’utenza di carico sulle sedi consolari. Ricciardi ha poi sottolineato la necessità di discutere seriamente delle coperture e di altro. “Tuttavia, – ha aggiunto – credo che vi possano essere delle piccole soluzioni, dei micro-interventi, che, però, ci fanno assolvere alla funzione principale che abbiamo e alla quale dovremmo dare una risposta, ossia migliorare anche solo di una virgola la quotidianità delle persone”. A seguire è intervenuto il deputato Francesco Mura (FDI) che ha in primo luogo rilevato come ,  quando si trattano argomenti di carattere internazionale che soprattutto interessano i nostri concittadini all’estero, le divisioni partitiche presenti in quest’Aula si possano anche superare. Il deputato ha poi sottolineato come la proposta di legge in discussione, che mira a rafforzare l’operatività delle unità diplomatiche e consolari destinando loro una percentuale del contributo amministrativo derivante dal rilascio dei passaporti all’estero, presentasse in origine delle criticità che si è cercato di superare.

“Considerando la volontà politica della maggioranza di valorizzare il potenziamento operativo delle nostre sedi diplomatiche all’estero, – ha spiegato Mura – si è deciso, sentendo anche gli onorevoli di maggioranza eletti nelle circoscrizioni all’estero, che ringraziamo, di presentare, attraverso il nostro relatore in Commissione, l’onorevole Loperfido, una correzione emendativa del testo. Nello specifico, si è ritenuto di agire in alcuni aspetti: in primis, si è definito che la misura percentuale si riferisse al solo contributo amministrativo e non al valore del costo del passaporto, una parte va al Poligrafico dello Stato, e, allo stesso tempo, si è definito un ordine specifico da coprire. Altro importante aspetto trattato è quello di risolvere il contrasto tra la proposta di legge e la normativa sulla contabilità. Il testo originario prevedeva un prelievo diretto dal conto corrente del Tesoro da parte della singola unità consolare, e questo aspetto è stato risolto attraverso la modifica del testo, permettendo che la misura percentuale da destinarsi all’ambasciata o consolato di appartenenza venga prima versata sul conto, come entra allo Stato, e, contestualmente, riassegnata allo stato di previsione del Maeci”.  “Secondo le stime, – ha aggiunto Mura – lo Stato italiano rilascia all’estero ogni anno circa 400.000 passaporti, per un incasso, tramite contributo amministrativo, di oltre 40 milioni di euro. Attraverso la possibilità di destinare ulteriori risorse per il potenziamento di questo servizio, si permetterà di ridurre i tempi di emissione, con il probabile conseguente incremento delle entrate nelle casse dello Stato. Tuttavia, la proposta originaria stabiliva, al comma 3, un onere da inserire, e, mediante un lavoro coordinato con il Ministero degli Affari esteri, si è riuscito a quantificare un onere definito e sostenibile. Questo è stato possibile mediante una riduzione della misura percentuale dal 30 al 10 per cento, che le singole unità diplomatiche e consolari potranno riottenere”.

Mura , dopo aver rilevato che il provvedimento permetterà di premiare le nostre reti diplomatiche più efficienti e di incrementare l’operatività delle unità consolari in difficoltà, ha sottolineato come il Governo si sia attivato per incrementare le sanzioni contro i connazionali all’estero che non si iscrivono all’AIRE. Per il deputato la proposta di legge consentirà un potenziamento del servizio del rilascio dei passaporti incrementando anche i viaggi turistici, in linea con gli obiettivi prefissati dal programma “Turismo delle Radici”. E’ stata poi la volta del deputato Christian Diego Di Sanzo (PD- ripartizione America settentrionale e centrale) che ha ricordato come questa proposta di legge miri a migliorare i servizi consolari erogati dalle nostre rappresentanze diplomatico-consolari che si interfacciano direttamente con i nostri connazionali all’estero: “A fronte di una popolazione all’estero sempre in crescita, – ha affermato Di Sanzo – che si attesta ormai a più di 6 milioni di iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, ossia più del 10 per cento della popolazione italiana residente in Italia, le dotazioni delle nostre sedi diplomatico-consolari non sono cresciute in modo proporzionale; e non vi è solo un problema in termini assoluti, ma anche un problema di distribuzione delle risorse. La nuova emigrazione, infatti, spesso non segue gli stessi percorsi delle ondate migratorie precedenti e va ad allargare la popolazione residente all’estero in aree dove le sedi consolari, per tradizione, hanno spesso avuto una dotazione ristretta, un lascito del passato”. Per il Deputato inoltre i disagi sulla tempistica del rilascio dei passaporti , su cui pesano anche gli strascichi lasciati dal Covid, ha incidenza anche sui viaggi delle famiglie italiane all’estero che vogliono tornare nel nostro Paese per una vacanza.  “Vi è poi – ha continuato Di Sanzo – il quadro delle diverse priorità che i servizi consolari devono affrontare, a partire dal rilascio dei visti per i cittadini stranieri che vogliono viaggiare nel nostro Paese per turismo o business, quindi risorse fondamentali per l’internazionalizzazione del nostro Paese e, in secondo luogo, anche i riconoscimenti di cittadinanze che, purtroppo, hanno lunghi tempi di attesa. Le sedi consolari quindi si trovano a gestire diverse priorità che spesso variano in modo stagionale, però con una limitata flessibilità riguardo all’efficientamento delle risorse. Possiamo, però, osservare che se da una parte la dotazione di fondi è limitata per le esigenze di bilancio, dall’altra è possibile aiutare le sedi con maggiore autonomia e flessibilità destinata alla produttività. Ed è proprio in quest’ottica che abbiamo formulato questa proposta di legge, la quale chiede di lasciare alle sedi consolari una quota di proventi per il rinnovo dei passaporti, come già avviene per le pratiche di cittadinanza. La proposta, nella sua formulazione finale richiede, quindi, che una quota dei proventi ricevuti dalle sedi consolari per il rinnovo dei passaporti rimanga alle sedi nella misura del 10 per cento, con la possibilità di arrivare al 30 per cento. Viene destinata per migliorare i servizi di erogazione dei passaporti al pubblico, quindi per tutti i servizi al pubblico che saranno nella disponibilità della sede. Si tratta di una misura – ha concluso il deputato – che va proprio nella direzione, da una parte, di lasciare una maggiore autonomia alle sedi”. Il dibattito è stato poi rinviato ad altra seduta. (Inform)

 

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