direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Aula: Della Vedova risponde all’interrogazione Di Biagio (Ap- Ce) sul piano di razionalizzazione relativo alle sedi del consolato generale e dell’Istituto italiano di cultura di Monaco di Baviera

SENATO DELLA REPUBBLICA

Precisato dal sottosegretario come non sia mai stata presa in considerazione né una limitazione delle attività del consolato generale né una sua chiusura. Infondata l’ipotesi di vendita dell’edificio che ospita l’Istituto italiano di cultura di Monaco di Baviera

Auspicato da Di Biagio un costante confronto con le comunità locali, per individuare soluzioni orientate alla tutela della corretta erogazione dei servizi consolari

 

ROMA- E’ stata discussa nell’Aula del Senato l’interrogazione del deputato Aldo Di Biagio (Ap- Ce), eletto nella ripartizione Europa, sul piano di razionalizzazione relativo alle sedi del consolato generale e dell’Istituto italiano di cultura di Monaco di Baviera. Nell’interrogazione si chiedeva di sapere “quali siano le risultanze a cui è giunta l’analisi del rapporto tra i benefici e i costi dell’operazione correlata alla dismissione degli immobili, e se in essa si sia tenuto conto di tutte le variabili; se non si ritenga opportuno rivedere l’attuale programma di dismissione in ragione degli eventuali paradossi in termini di impatto sull’erario, che siffatto piano potrebbe determinare”. “Qualora si intendesse comunque proseguire con il programma di dismissione immobiliare – continua l’interrogazione – si chiede in che modo si intenda salvaguardare la rilevanza, l’operatività ed il prosieguo delle attività della rappresentanza diplomatico-consolare e culturale italiana a Monaco di Baviera, nonché il valore di questa rappresentanza per la comunità italiana che, si ricorda, ha tra le altre cose finanziato e donato la struttura dell’istituto italiano di cultura, e se, a tal riguardo, si sia inteso già individuare una soluzione atta a rendere praticabile questa salvaguardia, individuando un eventuale progetto alternativo di ricollocazione delle rappresentanze, al fine anche di ‘risarcire’ in un certo senso le comunità di quanto investito, non solo in termini economici, ma anche e soprattutto in termini di operatività, iniziative e potenzialità”. Chiesti in questo ambito anche quali siano “i criteri perseguiti per l’individuazione della sede di rappresentanza diplomatica da ‘razionalizzare’ e, nello specifico, quali sarebbero stati gli elementi presi a riferimento che abbiano legittimato l’esigenza, apparentemente inderogabile, di procedere con la dismissione di beni immobili di pregio e particolarmente funzionali alle esigenze della rappresentanza”.

 “Razionalizzare le proprietà immobiliari dello Stato all’estero – ha in primo luogo ricordato nella sua risposta il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova – è una priorità che la legge ha assegnato alla Farnesina e che comporta obiettivi impegnativi, che coinvolgono il Maeci nel raggiungimento dei previsti saldi di finanza pubblica e nella riduzione del debito e impongono necessariamente una revisione della politica sugli immobili demaniali. Dapprima, la legge di stabilità del 2016 ha stabilito che il Maeci versi all’entrata del bilancio dello Stato 20 milioni di euro per il 2016 e 10 per il 2017 e il 2018 tramite operazioni di dismissioni immobiliari di beni non più utili per le finalità istituzionali. Successivamente, la legge di bilancio 2017 ha incrementato tali cifre, stabilendo che il Maeci dovrà conseguire dalle dismissioni immobiliari proventi per 26 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, mentre per il 2019 è stato inserito un target di 16 milioni di euro. Con le medesime disposizioni, la legge ha altresì previsto che, in caso di mancato raggiungimento dei suddetti obiettivi, siano decurtati i fondi per un ammontare corrispondente destinati all’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Poiché a nessuno sfugge l’importanza che l’attività di cooperazione ha per la politica di questo Ministero, si comprende come la dismissione del patrimonio immobiliare abbia conseguenze ben più ampie di quanto si possa immaginare”.

“Per quanto riguarda alla situazione particolare a Monaco di Baviera, – ha proseguito il sottosegretario – tengo innanzi tutto a sottolineare, come non sia mai stata presa in considerazione una limitazione delle attività del consolato generale né tanto meno una sua chiusura. Non sarebbe del resto possibile in considerazione della grande collettività italiana ivi residente e dell’importanza della città di Monaco di Baviera e del Land, la Baviera in generale, non solo nel contesto tedesco, ma anche in ambito europeo. Altra cosa è lo stabile che ospita il consolato generale: occorre prendere atto che non è totalmente funzionale alle attività istituzionali, a causa delle sue condizioni e della necessità di interventi strutturali. Per tale ragione, nel 2015 è stata esplorata la possibilità, con avviso pubblico, di permuta con conguaglio, ma la procedura è stata temporaneamente accantonata, non avendo prodotto i risultati sperati. Si continua tuttavia a ritenere – ha continuato Della Vedova – che sia nell’interesse pubblico procedere all’alienazione dell’immobile, tenuto conto del valore di mercato dello stabile e delle necessità istituzionali. Vorrei rassicurare sul fatto che un’eventuale vendita sarà comunque subordinata alla preventiva individuazione di locali idonei, altrettanto o più funzionali, dove ricollocare le strutture. Nella scelta del nuovo edificio si terrà inoltre conto di aspetti importanti come la centralità della sede, la sua accessibilità al pubblico, le garanzie di sicurezza sul lavoro e gli standard di efficienza energetica”. Quanto alla convenienza dell’operazione immobiliare il sottosegretario ha precisato come per la perizia dell’immobile “si sia provveduto secondo quanto previsto dalla legge n. 183 del 2011, avvalendosi di expertise locale in condizioni di indipendenza e assenza di interesse. Allo stesso modo, – ha aggiunto – in caso di acquisto, si procederebbe per valutare l’investimento su un nuovo immobile per i servizi consolari, tenendo conto delle specificità locali. Ogni ipotesi di alienazione o di permuta dell’edificio ha tenuto e terrà conto delle opzioni di mercato, della necessità di interventi di investimento e del valore dell’immobile. Non si ravvisa, quindi, possibilità alcuna di danno all’erario, ma solo benefici, sia in termini di allocazione più funzionale e moderna degli uffici, sia di possibile entrata al bilancio dello Stato. Per quanto riguarda l’immobile di Monaco di Baviera attualmente libero, – ha continuato Della Vedova – dopo un’asta del 2016 andata deserta, si è svolta una procedura per manifestare interesse all’acquisto, i cui atti erano consultabili sulla sezione ‘Amministrazione trasparente’ del sito istituzionale della Farnesina. La procedura per manifestazione di interesse ha avuto esito negativo. È stato, quindi, indicato alla sede di dare la massima pubblicità alla vendita per poi procedere a trattativa privata. Da allora risultano pervenute e sono state esaminate dalla sede alcune offerte di acquisto presentate da potenziali acquirenti in linea con il parametro indicato dalla stima di valore aggiornata al 2016, dell’importo di 2.150.000 euro. Sono in corso gli accertamenti di rito giuridici e finanziari per verificare la capacità dei potenziali acquirenti a contrarre senza impedimenti. La sede sta quindi procedendo con la predisposizione di una bozza di atto di compravendita da sottoporre alla verifica finale dell’Amministrazione, non appena completati gli adempimenti necessari”. Il sottosegretario ha concluso il suo intervento sottolineando come la notizia di una possibile vendita dell’edificio che ospita l’Istituto italiano di cultura di Monaco di Baviera sia infondata. “Non vi è alcuna istruzione della Farnesina in tal senso, – ha precisato Della Vedova – tanto più che la manifestazione di interesse ad acquistare l’immobile dell’Istituto, esternata da parte di un soggetto privato locale, non è stata presa in considerazione”.

“Estrapolare le sorti immobiliari del consolato di Monaco dall’intero scenario di criticità operative e amministrative che condizionano la nostra rappresentanza in Germania, significa sottovalutare il problema rimandandolo al noto e ciclico richiamo alla razionalizzazione sancito per legge, che sembra omettere però che alla base di questi progetti esistano scelte discrezionali di cui non si capisce mai la ratio”  ha affermato il senatore Aldo Di Biagio (Ap- Ce) commentando la risposta del governo sulla possibile dismissione della struttura consolare di Monaco. “Il Governo – ha aggiunto Di Biagio – ci ha ricordato le ragioni legislative che legittimano l’eventuale dismissione di immobili all’estero,  ma non ci ha spiegato il perche questi non sarebbero più funzionali ed in che modo la dismissione andrebbe a condizionare il potenziale in loco delle nostre rappresentanze. E’ stata confermata la volontà di vendere la struttura di Monaco per individuarne una altra più funzionale, ma resta il dubbio che di fondo ci sia solo la volontà di far cassa. Infatti – prosegue Di Biagio – i parametri ed i calcoli che noi abbiamo effettuato, con le comunità e gli organismi di rappresentanza, propendono per un’assoluta anti-economicità di una dismissione immobiliare, non presa come una operazione a sé stante, ma collocata in uno scenario di sofferenza operativa di Monaco, dove la mole di lavoro ed il ridimensionato numero di impiegati rappresenta un dato incontrovertibile. Su questo – conclude Di Biagio – si auspica un confronto ampio e costante con le comunità locali, per individuare soluzioni effettivamente orientate alla tutela della corretta erogazione dei servizi consolari”. (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform