ITALIANI ALL’ESTERO
ROMA – Nel pomeriggio del secondo giorno dei lavori della 47 Assemblea Plenaria de Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), che si sta svolgendo a Roma, si sono dibattute le modifiche alla nuova legge sulla cittadinanza recentemente varata dal Parlamento. Il Consiglio Generale ha approvato a maggioranza un ordine del giorno con il quale propone al Parlamento di introdurre modifiche alla riforma sulla cittadinanza (Vedi Inform Assemblea Plenaria CGIE: approvate le proposte di modifica della legge sulla cittadinanza. Il testo dell’Ordine del Giorno | www.comunicazioneinform.it). Il primo a esprimere le proprie perplessità sulla legge è stato il Consigliere Aldo Lamorte dall’Uruguay che ha parlato di una “situazione dolorosa”. Il consigliere Ricordando che gli italiani sono in Uruguay da più di 200 anni, accennando poi al legame tra l’Italia e l’Uruguay grazie a Garibaldi e agli uruguayani che al suo seguito combatterono per la unità d’Italia. “Vi una importate storia fra i due continenti, – ha aggiunto – di un italiano all’estero, di un eroe non soltanto dall’Italia ma anche dell’Uruguay”. Per questo ha sottolineato, riferendosi alla legge sulla Cittadinanza, il legame tra un cittadino italiano e i suoi figli non può essere condizionato dai confini geografici. Secondo Lamorte per la legge sulla cittadinanza si devono “stabilire principi chiari, che riconoscano le proprie radici, Una legge giusta che non escluda, ma che unisca e rafforzi l’italianità”. A seguire è intervento il Presidente della III Commissione Filippo Ciavaglia (Cgil) che nel suo intervento si è soffermato sui recenti referendum rilevandone l’importanza e segnalando il problema che si è verificato in Venezuela con il ritardato invio in Italia delle schede e il conseguente mancato conteggio delle schede. A seguire Ciavaglia assieme al Vice Presidente della III Commissione Daniel Taddone, hanno illustrato le proposte di modifica della legge sulla cittadinanza elaborate dalla Commissione. “L’argomento è importante ed esige delle risposte– ha sottolineato il Presidente Ciavaglia. Nel corso della discussione Alessandro Boccaletti (Lega) ha ricordato le parole del Ministro Tajani per il quale ‘la cittadinanza è una cosa seria e che niente vieta che dopo un periodo transitorio la legge possa essere rivista’. Poi riferendosi al Cgie ha sottolineato la necessità di lavorare ai pareri con un maggiore metodo scientifico. Boccaletti si è poi soffermato sui problemi dell’invecchiamento della popolazione, sulla carenza di mano d’opera e ha chiuso l’intervento con una domanda “quanto dei nostri italiani all’estero sono veramente partecipi nei loro diritti e doveri nel sistema in Italia?”. Ha poi preso la parola Agostino Canepa (Perù), che oltre a essere consigliere del Cgie è anche Vice Presidente del Comites del Perù. Canepa ha ricordato come i Comites siano stati invitati dal Cgie a esprimere un parere sui temi in discussione, ovvero la legge sulla cittadinanza, la sicurezza del voto all’estero e gli incentivi al rientro in Italia. Canepa ha poi aggiunto di non condividere del tutto l’attuale legge sulla cittadinanza che va migliorata. A seguire l’intervento di Giangi Cretti (Svizzera) “Volevo condividere con voi le considerazioni di chi si sente un po’ spaesato – ha detto. Mi sento spaesato perché ho cercato di capire, dagli interventi che ci sono stati, dalle manifestazioni di condivisione che penso passino attraverso gli applausi che vengono fatti, quale fosse il punto di approdo di questo nostro dibattito, che è estremamente arricchente. La domanda che si pone è se la legge è perfettibile e può cambiare”, evitando che il dibattito rimanga “esercizio di stile”. Dal canto suo Antonio Morello (Argentina) ha ringraziato il Presidente Mattarella per aver aperto una possibilità di revisione el decreto legge sulla cittadinanza. “Voglio ricordare a quelli che non lo sanno – ha rilevato il consigliere ricordando il contributo dato dagli italiani all’estero alla Patria – che nella prima guerra mondiale sono stati chiamati i cittadini italiani residenti all’estero per combattere e se ne sono venuti 400.000. Poi, nella Seconda Guerra Mondiale, sono rientrati 900.000, oltre a quelli che erano residenti in patria”.
Nel suo intervento Carmelo Vaccaro (Svizzera) ha sottolineato come l’immigrazione italiana sia uno dei “fenomeni sociali più importanti della storia italiana. Dopo la seconda guerra mondiale, – ha ricordato il consigliere – milioni di italiani migrarono di nuovo, spinti dalla distruzione del confitto e dalla mancanza di lavoro, non erano più solo le Americhe, ma in Europa occidentale, Germania, Svizzera, Belgio e Spagna. In questo periodo vennero firmati accordi bilaterali per regolare l’immigrazione a tutela dei lavoratori italiani all’estero, da cui l’Italia percepiva risorse . Oggi si stima che oltre 80 milioni di persone nel mondo abbiano origine italiane. Le comunità italiane all’estero hanno contribuito in modo fondamentale a far conoscere la lingua, la cultura, la cucina, il made in Italy nel mondo. Milioni di italiani hanno lasciato i propri paesi, spesso con la morte nel cuore, perché l’Italia non ha saputo offrire loro prospettive. I giovani che partivano svuotando i paesi, lasciando le famiglie spezzate, una parte d’Italia si è trapiantata lontana e caduta nell’oblio. Ed è proprio per questo che il diritto alla cittadinanza non è una semplice formalità burocratica. La cittadinanza è il legame giuridico che sancisce quello che già siamo nel cuore, italiani, ovunque viviamo. E’ il diritto di trasmettere questa identità ai nostri figli ai nostri nipoti anche se nati all’estero. E’ il diritto – ha concluso – di sentirci parte di una comunità nazionale”.
Dal canto suo il consigliere Pietro Mariani (Spagna) ha sottolineato la sua contrarietà a questo provvedimento. . “La legge 75-2025 così come è stata approvata – ha rilevato – rischia di compromettere la continuità tra l’Italia e i milioni di suoi cittadini nel mondo. Non si tratta solo di una modifica amministrativa. È un cambiamento che ridefinisce l’identità, che rende condizionato ciò che per generazioni era stato riconosciuto come diritto”. Nel suo intervento Mariani ha anche sottolineato come con questa legge vengano penalizzati i possessori di doppia cittadinanza.
Ha poi preso la parola il deputato del Pd Toni Ricciardi, eletto nella ripartizione Europa, che ha in primo luogo ringraziato il Direttore Generale per gli Italiani all’estero Luigi Maria Vignali, che presto sarà destinato ad altro incarico, per “tutto quello che ha fatto e credo per quello che continuerà a fare perché è una persona che è legata a questa comunità eterogenea, diversificata, con storie e generazioni diverse e credo continuerà a farlo per sempre”. Il deputato ha poi ricordato come l’Italia sia forse l’unico Paese al mondo che ha nella Costituzione il concetto della libertà di emigrare. “Noi siamo stati un Paese – ha aggiunto – che ha costruito l’architrave della propria crescita, dal 1868 in poi esattamente sull’emigrazione”. Parlando di emigrazione si è poi soffermato sul significato di identità e italianità. Ricciardi ha poi evidenziato come il tema dell’emigrazione accomuni tutto il paese e le varie fazioni politiche. Rivolgendosi ai consiglieri ha aggiunto: “io credo che noi abbiamo un’occasione unica oggi. rispondere alla domanda “a cosa serve il Cgie, a cosa serve la rappresentanza?”, usciamo da questa seduta con indicazioni precise per cambiare la legge sulla cittadinanza. Walter Petruzziello (Brasile) ha invece sottolineato, dopo aver rivendicato la propria italianità, come questa legge creerà nuove complicazioni favorendo il lavoro degli avvocati. Gerardo Pinto (Argentina) ha sottolineato la sorpresa per l’utilizzo del decreto legge sulla materia della cittadinanza e la mancata consultazione preventiva del Cgie. (Nicolina Di Bendetto/Inform)