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Argentina: “Francisco Salamone. Astronaves en La Pampa” all’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires

ITALIANI ALL’ESTERO

Una mostra sull’architetto siciliano naturalizzato argentino con fotografie  di Enrico Fantoni

 

BUENOS AIRES – All’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires la mostra “Francisco Salamone. Astronaves en La Pampa”, con fotografie di Enrico Fantoni. L’esposizione, accolta presso la Sala Roma dell’Istituto e aperta fino al 31 ottobre, testimonia l’opera di questo architetto di origine italiana ( 5 giugno 1897, Leonforte (Enna) – 8 agosto 1959, Buenos Aires) arrivato in Argentina da bambino. In soli quattro anni, tra il 1936 e il 1940, Salamone ha progettato e costruito più di settanta edifici pubblici – municipi, macelli, cimiteri e piazze – sparsi in un territorio di 300.000 chilometri quadrati nell’immensa Provincia di Buenos Aires.

L’insieme della sua opera, realizzata in uno stile monumentale e con tecniche costruttive inedite, basate in gran parte sull’uso massiccio di cemento, costituisce uno dei lasciti architettonici più interessanti e meno conosciuti dell’Argentina. Opera che per decenni è stata trascurata e solo negli ultimi anni ripresa in considerazione. Ora le fotografie di Enrico Fantoni danno alle opere di Salamone nuovo lustro.

Saldungaray è un piccolo paese della provincia di Buenos Aires, a 550 km al Sudovest della Capitale. Ha soltanto 1350 abitanti e una traccia urbana composta da una dozzina di strade, con soltanto un viale. Il portale del suo modesto cimitero, posto accanto alla via d’ingresso al paese, ha però una monumentalità più degna di una metropoli: inquadrata in una roulette ipertrofica di circa 15 metri di diametro, un’enorme croce di cemento con la testa sofferente di Cristo al centro delle sue braccia si erge imponente sull’ingresso. La scala del monumento è totalmente sproporzionata rispetto all’ambiente circostante, causando, allo stesso tempo, stupore e fascino al visitatore occasionale. Esattamente i sentimenti che il suo ideatore, Francisco Salamone, architetto di origine italiana arrivato in Argentina da bambino, cercò di risvegliare negli abitanti di Saldungaray quando lo progettò nel 1938. Su commissione dell’allora governatore Manuel Fresco, un politico conservatore ammiratore del fascismo italiano, della modernizzazione dell’immensa Provincia di Buenos Aires, Salamone progettò e costruì in soli quattro anni, tra il 1936 e il 1940, più di settanta edifici pubblici – municipi, macelli e cimiteri e piazze – sparsi in un territorio di 300.000 km2, che l’architetto percorse su un aereo messo a sua disposizione.

Le sue sedi comunali, con torri sbalorditive alte fino a trenta metri, dominavano cittadine composte interamente da case basse, incarnando il potere centrale dello Stato che il governatore Fresco voleva riaffermare; i suoi macelli modello erano simboli di efficienza, espressione della proiezione di esportazione di un’economia fiorente; i suoi cimiteri – particolarmente notevoli quelli di Azul e Laprida – mostravano il volto di una religione terrificante e travolgente. L’insieme della sua opera, realizzata in uno stile monumentale e con tecniche costruttive inedite, basate in gran parte sull’uso massiccio di cemento, costituisce uno dei lasciti architettonici più interessanti e meno conosciuti dell’Argentina.

Tuttavia, dopo la caduta in disgrazia del suo sponsor politico, anche la stella del suo architetto preferito declinò rapidamente: Salamone si ritirò nella Capitale, dove progettò solo altri due edifici prima della sua morte nel 1959. Dopo diversi decenni in cui il suo nome fu considerato poco meno che una bestemmia, il suo lavoro è stato riconsiderato negli ultimi anni e gli estimatori che percorrono la Via di Salamone aumentano ogni anno.

Enrico Fantoni. Nato a Cernusco sul Naviglio (Milano) nel 1968. Laureato in Storia Contemporanea presso l’Università di Firenze (110/110 cum laude) con una tesi sull’uso della fotografia nella propaganda politica durante la Guerra Civile Spagnola. Fotografo e giornalista.

Tra il 1997 ed il 2001 ha lavorato per il quotidiano La Nación, collaborando anche con le riviste Rolling Stone e Living e realizzando lavori commerciali per clienti quali, fra gli altri, Rock&Pop ed Unilever.

Tra il 2002 ed il 2007 ha vissuto fra l’Italia e l’Olanda, collaborando con testi ed immagini alle seguenti riviste: La Repubblica, Sportweek, GQ, Vanity Fair, Class, Max, Wired, L’Espresso, Famiglia Cristiana; Bright, Le Magazine, AllerHande, De Volkskrant.

Nel 2007 torna in Argentina, dove risiede attualmente, continuando a collaborare con le riviste citate ed anche con El Gourmet, Clarín, Marco Polo, Etiqueta Negra (Perù) y Galileu (Brasil).

E’ uno dei fondatori della agenzia Sudacaphotos ed è attualmente rappresentato da Hollandse Hoogte (Olanda). Ha realizzato lavori di fotografia commerciale per clienti quali ABN-Amro Bank, Akzo Nobel e Coca Cola, per cui nel 2014 ha curato la fotografia del Reporte Social. Ha realizzato le immagini dei libri: “We love Beef” (Carrera, 2013), “Pura Cocina Italiana/Donato de Santis” (Catapulta, 2015) e “Cronicas de la Esperanza” (2015), pubblicato dal Ministero dell’Agricoltura.

E’ fotografo del Teatro Coliseo di Buenos Aires ed uno dei soci fondatori di Meta! Galería, una galleria d’arte dedicata alla promozione dell’arte sudamericana attiva a Palermo dal 2013 al 2016.

Ha realizzato mostre personali in Italia, Francia, Olanda e Repubblica Dominicana.(Inform)

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