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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Aperta oggi a Palazzo Madama la Conferenza interparlamentare sulla Politica estera e di Sicurezza comune dell’Unione Europea e la Politica di Sicurezza e Difesa comune

UNIONE EUROPEA

 

Nel corso della mattinata l’intervento del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che segnala come la politica di difesa e di sicurezza sia alla radice del progetto europeo, e il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni che ribadisce la capacità attrattiva esercitata dall’Europa nelle aree di confine contraddistinte da tensioni ed instabilità

“Una politica estera comune – afferma Gentiloni – può aiutare l’Europa a trovare slancio e missione nel mondo. Solo rispondendo alle attese che la circondano essa potrà uscire dalla crisi che la minaccia”

 

ROMA – Si è aperta stamani nell’Aula di Palazzo Madama la Conferenza interparlamentare sulla Politica estera e di Sicurezza comune dell’Unione Europea (Pesc) e la Politica di Sicurezza e Difesa comune (Psdc) prevista nell’ambito del semestre di presidenza italiano dell’Unione. Un confronto sulle principali questioni di politica estera e di sicurezza che coinvolgono l’Europa organizzato per favorire il coordinamento delle politiche europee su questo fronte, individuare obiettivi prioritari e condivisi e procedere con l’attuazione degli strumenti previsti dai Trattati sulla materia.

Nel suo intervento di benvenuto il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha segnalato come questo sia un “momento cruciale per la vita dei cittadini e per il progetto europeo”, con una Unione “stretta tra le fratture geopolitiche del Mediterraneo e dei confini mediorientali e la crisi economica in aggravamento”, momento cui “da convinto europeista – prosegue – dobbiamo rispondere con il senso di urgenza e necessità richiesto da cittadini e circostanze”. Grasso richiama in particolare il pericolo rappresentato dall’ “accendersi di fanatismi pericolosi per gli ideali che ci uniscono e per le istanze di sicurezza e benessere avanzate dai cittadini europei”, problematiche cui l’Unione deve rispondere con il rinnovamento delle proprie istituzioni e con una coordinata ed efficace politica estera, sfruttando il “potenziale politico, umano ed economico che deriva dalla nostra storia e che è ancora largamente inespresso”. Rileva come il contesto geopolitico sia caratterizzato da fattori di instabilità che spingono l’incremento dei flussi migratori, che devono essere affrontati con “un progetto politico strategico a medio e lungo termine” di tutta l’Europa, processo che ha anche implicazioni economiche e richiede molto lavoro. “Occorre fare un salto di qualità, superare l’epoca dell’attendismo e garantire appoggio all’opera del nuovo Alto Rappresentante per le politica estera europea, Federica Mogherini, che sono certo interpreterà la vocazione europeista che deve unirci – conclude Grasso, augurando buon lavoro anche al nuovo ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni.

La presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, segnala come la politica estera e di sicurezza comune europea abbia subito in questi ultimi anni innovazioni molto significative, attraverso l’adozione di una figura come l’Alto rappresentante e strumenti come il Servizio europeo di azione esterna. Strumenti che devono trovare integrazione definendo obiettivi e azioni della strategia di sicurezza europea, obiettivo cui concorre questa stessa Conferenza. Se il risultato di queste innovazioni sino ad oggi non si è rivelato all’altezza delle aspettative è anche perché il tema della politica estera rappresenta “l’ultimo baluardo che catalizza le resistenze degli Stati membri al processo di integrazione”, un ritardo che ora occorre gradualmente colmare per fare in modo che l’Europa parli con una sola voce così da rafforzare il suo intervento sullo scenario internazionale, per “una presenza più attiva che ci viene spesso esplicitamente richiesta – segnala Boldrini – dai Paesi a noi vicini”. “L’Europa può rivendicare il suo ruolo di modello di riferimento per la diffusione della democrazia, lo Stato di diritto, la tutela dei diritti dell’uomo, lo sviluppo sostenibile, la cooperazione allo sviluppo e la prevenzione dei conflitti, presupposti irrinunciabili – ricorda la presidente della Camera – che costituiscono il patrimonio identitario dell’Unione e che non devono essere trascurati quando si parla della politica di sicurezza”. Anche in questo caso viene richiamata l’emergenza umanitaria generata dai flussi migratori nel Mediterraneo, “frontiera che chiama in causa la responsabilità dell’Unione nel suo complesso e su si gioca una partita decisiva per l’Europa stessa, fondata sul rispetto e sulla garanzia dei diritti fondamentali delle persone”. Ma non è solo sulla gestione dei flussi – e su una più compiuta riflessione e azione su quelle che sono le cause del loro verificarsi – che l’Unione deve trovare posizioni comuni, perché le questioni di sicurezza e politica estera includono temi come la sicurezza ambientale, la sostenibilità o la politica energetica, questioni e complessità che richiedono un “approccio trasversale in cui sicurezza, economica e salvaguardia dei valori fondamentali sono tra loro concatenati – ribadisce Boldrini.

Di seguito sono intervenuti i presidenti delle Commissioni Affari Esteri di Senato e Camera, Pier Ferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto, e quello della Commissione esteri del Parlamento europeo, Elmar Brok. Casini ha ribadito come “nel processo di globalizzazione la scelta europea sia una grande opportunità e una sfida”, rilevando come si debba andare oltre l’unione monetaria, verso “un’Europa con un’anima politica” per “formulare un lavoro comune sulla politica estera e la sicurezza comune”. Il progresso su questo fronte – ha aggiunto – non è scontato e “sebbene la gradualità sia necessaria, dal momento che siamo realisti, non meno importante è la volontà di procedere assieme alla costruzione di una politica estera e di difesa comune”, un “salto di qualità necessario per non finire nell’irrilevanza”. Il presidente Casini ha poi auspicato la nascita a partire da questa conferenza di “una rinnovata attenzione verso il Mediterraneo, regione che se sottovalutata e trascurata rischia di divenire area esplosiva e non essere più controllabile”, generando una situazione che può arrecare pericoli all’interno della stessa Europa. Attenzione – ribadisce – che deve cominciare dall’attività sui flussi migratori, fenomeno rispetto a cui Frontex – ammonisce – non è sufficiente. Cicchitto richiama insieme a Casini le principali aree di instabilità che minacciano l’Unione: la Siria e l’Iraq con la nascita del califfato islamico – fronte su cui sollecita il proseguimento del sostegno militare ai curdi, – le tensioni in Medio Oriente – rileva in questo caso l’esigenza di procedere alla soluzione di due popoli in due Stati, – e la crisi ucraina, in merito a cui condivide l’adozione di una linea “ferma e misurata” in difesa della sua integrità territoriale e autonomia politica. Richiamata anche la necessità di arrivare ad una rapida soluzione del caso dei due fucilieri di marina italiani a processo in India per fatti avvenuti nell’ambito di operazioni di contrasto alla pirateria. Cicchitto sottolinea come il ripiegamento di presenza ed interessi americani nel contesto mediterraneo e mediorientale ponga da un lato interrogativi sul futuro geopolitico dell’area, fornendo però, dall’altro, nuove opportunità per la politica estera europea, opportunità che dovrebbero includere anche la gestione dei flussi migratori. In particolare a proposito della nuova operazione Triton, coordinata da Frontex, Cicchitto auspica “un salto di qualità nel dialogo con i Paesi di origine dei migranti e una riposta umanitaria e di reale solidarietà dell’Europa nel suo complesso”. Il presidente della Commissione Esteri del Parlamento europeo ricorda come il progetto europeo sia nato dalla volontà di bandire le guerre sul continente e segnala, a proposito della crisi ucraina, come la Russia debba agire nel rispetto del diritto internazionale e l’Europa possa solo in modo coordinato sperare di risolvere le crisi a lei vicine. Concorda sulla necessità di agire insieme anche sul fronte della gestione dei flussi migratori, evidenziando come sia necessario spostare l’intervento sulle cause che generano migrazioni e fughe, “non solo per spirito umanitario, ma per la nostra stessa sicurezza”.

Il ministro della Difesa Roberta Pinotti sottolinea come sia “fondamentale il ruolo dei Parlamenti per far procedere l’Europa” e passa poi ad illustrare come la sicurezza sia un “pilastro fondamentale per l’integrazione europea”, progetto nato proprio “da un’esigenza di sicurezza e dalle ceneri prodotte dalla Seconda guerra mondiale, dalle devastazioni di uno dei conflitti più grandi che l’umanità abbia mai conosciuto”. “Il progetto europeo, sintetizzabile in mai più guerre, è il nostro punto di partenza ma anche un nostro fine ed un mezzo, un modo di intendere la politica e una modalità secondo la quale noi europei vogliamo stare insieme – afferma Pinotti, segnalando come questa modalità non significhi “essere ciechi e sordi di fronte a violenze e sopraffazioni ma agire per costruire la pace, ossia durature relazioni di giustizia, convivenza pacifica e rispetto della dignità delle persone”. Sicurezza e difesa sono dunque all’origine della stessa idea di Europa, impulso che non si è mantenuto forte anche per gli effetti che la crisi economica ha prodotto sulla capacità di finanziare interventi e politiche su questa materia, ma soprattutto per una certa “disattenzione” determinata da “condizioni favorevoli che hanno relegato la difesa a ruolo marginale”, alla fine della contrapposizione est/ovest. Ma “negli ultimi mesi le cose sono cambiate in maniera sostanziale – afferma il ministro della Difesa, evidenziando come ora, concluso il ciclo delle politiche di austerità, si percepisca “la necessità di investire nel futuro”, e soprattutto emerga “un differente quadro geostrategico: oggi l’Europa non è più circondata solo da amici, abbiamo crisi latenti e crisi conclamate tanto nella regione del Mediterraneo quanto ai nostri confini orientali”. Pinotti richiama quindi gli esiti difficilmente determinabili delle primavere arabe, le criticità della situazione in Libia, la minaccia dell’Isis, i danni causati dalla crisi ucraina e la spaccatura emersa tra Russia e comunità occidentale, complesso di questioni che ci “impongono una riflessione sul tema della sicurezza cui dedicare un’attenzione non minore che alla nostra economia”. Nonostante i profondi mutamenti avvenuti nel contesto internazionale in questi ultimi 10 anni l’Europa “rimane uno dei principali attori globali e come tale deve sapere operare molto oltre la sua regione geografica perché i suoi interessi – precisa il ministro – sono proiettati su scala globale” ed essa deve essere “protagonista anche nella nuova fase storica che stiamo vivendo”. Una sfida che essa può affrontare in modo credibile sono se unita, avverte il ministro della Difesa, segnalando la necessità di tornare a investire su difesa e sicurezza con “nuovi meccanismi che favoriscano un coordinamento della spesa militare dei Paesi membri e incentivino la loro collaborazione” affiancati da “istituzioni comuni che sappiano guidare gli investimenti in ricerca e sviluppo”. Un percorso ancora lungo verso più profonde convergenze e più efficaci complementarietà che genererebbero una più compiuta politica europea di difesa, integrazione verso cui il ministro si dimostra comunque ottimista.

Ad aprire la prima sessione dei lavori, dedicata a “Il Mediterraneo e le crisi alle frontiere dell’Unione europea. Sfide regionali e globali: dal Medio Oriente all’Ucraina”, animata da un dibattito cui hanno partecipato membri del Parlamento europeo e dei Parlamenti degli Stati membri dell’Unione, il ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni, che ha sottolineato come si sia in presenza dell’avvio di una nuova stagione per l’Europa, con nuovo Parlamento e Commissione. “Mai come oggi abbiamo vissuto una condizione in cui vi è il massimo bisogno di Europa, condizione che richiede da parte di quest’ultima ogni sforzo per cambiare. L’Europa – afferma il ministro degli Esteri – attraversa una congiuntura economica difficile e in parallelo una crisi di legittimazione senza precedenti in una parte dell’opinione pubblica, eppure basta volgere uno sguardo alle tensioni che divampano ai nostri confini per capire come questa Europa è ancora polo di attrazione di cui c’è assolutamente bisogno, tra le vittime dei conflitti, tra i migranti che guardano a noi per un futuro migliore”. Questa capacità di attrazione viene ricondotta da Gentiloni al successo del progetto europeo, sulla guerra e sulle dittature, e al “valore universale della nostra civilizzazione fondata sul Rinascimento, sull’Illuminismo e su di un capitalismo mitigato da un’economia sociale di mercato”.

Tra i contesti di tensione in cui l’Europa esercita questa sua capacità di attrazione il ministro richiama il Mediterraneo, “dove sta avvenendo la trasformazione globale più profonda dai tempi della decolonizzazione”, trasformazione – aggiunge – che “deve poter contare su di noi, su un dialogo regionale rafforzato”. Segnala poi l’attenzione nei confronti della Libia, dove l’Italia ha deciso di mantenere aperta la sua rappresentanza diplomatica e sostiene ogni sforzo “per impedire lo scivolamento in una guerra civile”. A questo fine ritiene “necessario rilanciare l’iniziativa delle Nazioni Unite condotta dall’inviato speciale Bernardino Leon” e ricorda come “attraverso la Libia siano giunti sulle nostre coste quest’anno 132mila dei circa 160mila rifugiati e migranti approdati in Italia”. Richiama infine la minaccia “inedita” costituita dal califfato islamico, cui occorre rispondere con “un impegno comune e complesso che sia politico, militare e anche culturale”; la crisi in Medio Oriente, “che interpella le nostre coscienze di decisori politici perché sappiamo che solo con la soluzione di due popoli in due Stati si potrà risolvere la tensione e non vi abbiamo contribuito”; e infine la crisi ucraina, su cui richiama il necessario rispetto per l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di uno Stato sovrano, evidenziando l’esistenza di “margini per una soluzione politica del conflitto”, margini che dipendono dalla “fermezza europea su queste istanze e dalla volontà di mantenere aperti tutti i canali di dialogo con un Paese fondamentale come la Russia”.

“Sono finiti i tempi in cui potevamo delegare ad altri la nostra sicurezza, il tempo in cui appartenere ad un campo era sufficiente per definire la politica estera di un Paese. Oggi una politica estera comune può aiutare l’Europa a trovare slancio e missione nel mondo e solo rispondendo alle attese che la circondano – conclude Gentiloni – l’Europa potrà uscire dalla crisi che la minaccia”. (Viviana Pansa – Inform)

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