FARNESINA
Mattarella: “Le guerre del Novecento ci ammoniscono circa le conseguenze del predominio della forza sulla ragione, dell’arbitrio sulla norma, della paura sulla lungimiranza”
Tajani: “Pace, sviluppo e crescita sono i cardini della nostra azione, mettendo sempre al centro la persona”
(Fonte foto Presidenza della repubblica)
ROMA – Con l’intervento del Ministro degli Esteri Antonio Tajani si sono aperti alla Farnesina i lavori della XVIII Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia nel mondo. Alla cerimonia di apertura è intervenuto anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, mentre le varie sessioni di lavoro prevedono la partecipazione di numerosi Ministri di Governo e di personalità straniere. La Conferenza mercoledì 17 e giovedì 19 novembre si sposterà a Milano , assumendo il carattere di “Conferenza nazionale dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese”. La conferenza degli Ambasciatori ha lo scopo di offrire agli oltre 150 titolari delle sedi diplomatiche italiane una occasione di riflessione sui risultati raggiunti nell’ultimo anno dalla nostra diplomazia a tutela dell’interesse nazionale, iniziando dall’impegno per la pace e per la sicurezza in tutti i teatri di crisi passando alle iniziative umanitarie, con particolare riguardo a Gaza, per giungere alle iniziative a favore della crescita e contro politiche distorsive del commercio internazionale e di tutela delle nostre imprese, come il Piano d’Azione per l’Export italiano nel mondo. Il Ministro Antonio Tajani nel suo intervento ha ricordato come la diplomazia sia ormai sempre più al centro del dibattito pubblico. “Pace, sviluppo e crescita sono i cardini della nostra azione mettendo sempre la persona al centro”, ha rilevato Tajani ricordando anche la recente udienza del personale della Farnesina con Papa Leone per il Giubileo della Diplomazia dove è stata sottolineata l’importanza di essere “ogni giorno costruttori di pace e riconciliazione”. Tajani ha evocato un “umanesimo cristiano” e una “mobilitazione contro l’odio razziale” facendo riferimento al recente attacco alla comunità ebraica di Sydney. In proposito il Ministro ha sottolineato come la mobilitazione contro l’antisemitismo deve continuare ad essere al massimo e ha rivolto le condoglianze alla comunità ebraica.
Tajani si è poi soffermato sulla riforma della Farnesina che partirà dal gennaio 2026 e che vedrà al centro crescita, esportazioni, servizi ai cittadini e imprese ma anche sicurezza cibernetica: quindi un ministero bicapite in grado di avere una linea politica e una economica. “Sarà un ministero sempre più vicino ai cittadini abbattendo le barriere che a volte tengono lontano cittadini e istituzioni”, ha aggiunto Tajani anticipando che nel 2026 ci sarà anche una conferenza dei consoli e dei consoli onorari “per essere sempre più vicini a imprese e cittadini”. Il Ministro ha anche parlato delle relazioni che intercorrono tra UE e USA, nella consapevolezza che questi due attori non possono fare a meno gli uni degli altri. Per quanto riguarda nello specifico l’UE, Tajani ha evidenziato la necessità di dare una svolta alle politiche europee che sono figlie di oltre 70 anni di relazioni multilaterali tra i Paesi del vecchio continente: ciò anche alla luce delle aree di crisi ormai alle porte dell’Europa. “Dobbiamo ritrovare l’anima politica dell’Europa”, ha precisato Tajani citando le radici giudaico-cristiane e lo stato di diritto. Il Ministro ha auspicato anche un’Europa più democratica con una revisione delle funzioni del Parlamento europeo affinché possa finalmente avere iniziativa legislativa come ogni altro Parlamento al mondo. Secondo Tajani infatti non basta più il solo mercato unico. “Dobbiamo fare passi in avanti: completare il mercato dell’energia, avere un mercato con un’armonizzazione fiscale, avere un mercato di capitali e serve un’unione bancaria”, ha rimarcato il Ministro auspicando anche una politica industriale forte. “Serve a tutta l’Europa ma soprattutto a noi che siamo la seconda manifattura europea e che siamo diventati da qualche giorno la quarta potenza commerciale mondiale”, ha precisato Tajani parlando poi della positiva entrata nell’UE dei Paesi dei Balcani Occidentali che sono candidati a questo passo di adesione. Il Ministro ha anche fatto riferimento a un altro Paese candidato all’ingresso nell’UE, ossia l’Ucraina. Su quest’ultimo punto, Tajani ha ricordato l’iniziativa americana per riportare la pace in Europa, naturalmente a determinate condizioni con una pace giusta e duratura per l’Ucraina. Tra le iniziative già in campo Tajani ha menzionato la Conferenza internazionale di luglio a Roma incentrata sulla ricostruzione per l’Ucraina. Sul Medio Oriente. Il Ministro ha anche parlato di una storica prospettiva di pace su Gaza: l’obiettivo resta quello di due Stati in grado di convivere in pace e sicurezza. “Siamo in prima linea nell’assistenza umanitaria”, ha spiegato Tajani citando il programma Food for Gaza e le azioni rivolte all’assistenza sanitaria in Italia di palestinesi bisognosi di cure. In proposito il Ministro ha parlato di un impegno corale a favore del popolo palestinese. Tajani ha anche ricordato la situazione critica nel Mar Rosso dove la missione navale europea Aspides ha consentito di mantenere in sicurezza il traffico marittimo. Il Ministro ha parlato quindi dell’impegno in Africa, menzionando ad esempio l’iniziativa italiana per il Sudan: “una guerra della quale si parla troppo poco”, ha precisato Tajani citando poi il Piano Mattei per l’Africa che si propone vari fronti quali la crescita e nuove opportunità economiche. “La crescita dell’Africa è anche la nostra crescita”, ha spiegato Tajani anticipando che, nel corso della Conferenza nazionale dell’export di Milano, tutta la squadra della Farnesina – compresi ICE, Sace, Simest, e CDP – sarà a disposizione delle imprese. “L’export resta una componente essenziale della crescita economica dell’Italia: l’export italiano continua a crescere”, ha precisato Tajani ricordando l’obiettivo dei 700 miliardi di esportazioni da raggiungere entro fine legislatura. Tra gli eventi di maggior successo, recentemente portati a termine, il Ministro ha citato l’Expo di Osaka: “una grande vetrina per l’Italia”, l’ha definita Tajani menzionando infine il recentissimo riconoscimento della cucina italiana quale Patrimonio Unesco. Il Ministro ha quindi ricordato la prima Conferenza sull’Italofonia, votata a riunire tutti i soggetti e i Paesi amanti dell’Italia e della nostra lingua: un progetto portato avanti insieme alla Società Dante Alighieri. Un ruolo chiave è stato dato anche allo sport, che sarà protagonista nei giochi invernali di Milano-Cortina. Tajani ha infine rievocato, nella riforma della Farnesina, anche l’apertura dei concorsi per diplomatici a laureati che non provengano solo da corsi tradizionali, come ad esempio legge o scienze politiche.
Ha poi preso la parola il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Alcuni commentatori sostengono – ha esordito il Capo dello Stato – che quelli attuali non siano tempi facili e siano perfino inadatti per la diplomazia e, dunque, per quanti la esercitano per vocazione e professione. Sono in errore. È esattamente in tempi difficili che la diplomazia si trova a dispiegare una delle sue caratteristiche più preziose: la ricerca di percorsi per uscirne e di spazi di dialogo. A chi ci si affida, infatti, per tracciare in concreto percorsi di negoziato e alternative possibili, anche nelle condizioni più complesse se non alla funzione diplomatica? Per altro – e forse appunto per questo – nessuno immagina i diplomatici come una sorta di meri portaordini nel contesto internazionale, bensì ci si rivolge a loro come sperimentati professionisti, capaci di elaborare soluzioni e alternative sulla base delle scelte assunte dalle nostre libere istituzioni”. “Importanti traguardi, conseguiti dalla comunità internazionale a partire dalla seconda metà del secolo scorso, -ha poi rilevato Mattarella – sono il risultato di un impegno di grande efficacia della cooperazione tra gli Stati, agevolato dalle istituzioni multilaterali, a cominciare dall’ONU, e dalla prassi diplomatica. Grazie a tutto questo – non va dimenticato – nel mondo di oggi si vive più a lungo, si impara di più, si crea più innovazione e ricchezza; abbiamo visto sottrarre interi continenti a condizioni di grande arretratezza. La situazione internazionale imprevedibile – e, per qualche aspetto, sorprendente – provoca disorientamento. L’inquietudine del pessimismo che ne deriva non deve indurre a ritenere ineluttabile il processo che vede l’ordine geopolitico che avevamo contribuito a costruire mostrare crepe sempre più estese e profonde, con conflitti che credevamo consegnati per sempre alla storia riacutizzati, lambendo regioni a noi vicine. Così come l’affacciarsi di nuovi focolai di instabilità in aree dove la fragilità politica e sociale è divenuta ormai strutturale, con l’emergere di paradigmi che vedono prevalere interessi particolari che, sovente, sfidano la legalità internazionale”. “Nel contesto attuale – ha continuato il Capo dello Stato – è possibile essere protagonisti puntando su due ambiti, quello multilaterale e quello degli organismi sovranazionali, come l’Unione Europea, che possono consentire di raggiungere la massa critica necessaria per evitare di ricadere in ambizioni velleitarie. Il mondo contemporaneo è attraversato da molteplici crisi che si sovrappongono l’un l’altra e si alimentano a vicenda. Per cogliere questa complessità sono state introdotte locuzioni nuove, come “policrisi”, mettendo a sistema fattori politici, frutto di scelte consapevoli dell’uomo, e di circostanze in apparenza esogene, come le emergenze climatiche o sanitarie, talvolta anch’esse – a ben vedere – effetti collaterali delle stesse attività umane”. A esempio delle tensioni e crisi internazionali Mattarella ha ricordato l’invasione da parte della Russia in Ucraina, la tragedia di Gaza l’instabilità nel Sahel e nel Corno d’Africa, le tensioni si vanno accentuando anche in America Latina e nei Caraibi e da ultimo “il riaffacciarsi di una sorta di riedizione della cosiddetta “dottrina” di James Monroe, la cui presidenza si è conclusa esattamente due secoli fa”. “Ovunque, le conseguenze di fenomeni globali, dal cambiamento climatico alle disuguaglianze economiche, alle crisi energetiche, – ha poi sottolineato il Presidente – si sommano al riaffiorare di radicalismi ed estremismi che rendono, talvolta, difficili le pacifiche convivenze negli stessi Stati e fra gli Stati. Una condizione che viene alimentata da flussi informativi manipolativi che, nell’ambito di conflitti ibridi condotti con vari strumenti ostili, congiungono fronte interno e fronte esterno. Pericolose attività di disinformazione tendono ad accreditare una presunta vulnerabilità delle opinioni pubbliche dei Paesi democratici. Cercano di affermarsi inediti ma opachi centri di potere – di fatto sottratti alla capacità normativa e giurisdizionale degli Stati sovrani e degli organismi sovranazionali. Centri di potere dotati di vaste capacità di influenza sui cittadini e, con esse, sulle scelte politiche, tanto sul piano interno ai singoli Stati quanto su quello internazionale. Ne viene interpellata anche la diplomazia, chiamata, assieme alle altre articolazioni dello Stato, a concorrere, nel nostro Paese, alla salvaguardia del sistema di libertà e democrazia della Repubblica. Su questo fronte un ruolo di particolare rilievo compete alle istituzioni del multilateralismo e all’Unione Europea, sede di condivisione di valori e scudo di difesa dei diritti dei propri cittadini. Si tratta di un tema centrale. La tentazione della frammentazione – ha continuato Mattarella – si insinua nelle relazioni internazionali – e persino nel mondo occidentale – con la ripresa di un metodo di ostilità che misura i rapporti internazionali su uno schema a somma zero: se qualcuno ci guadagna significa che qualcun altro ci perde. Esattamente il contrario dello schema adoperato con successo nei decenni di sviluppo della cooperazione in sede internazionale, in cui è stato possibile puntare a progredire e ottenere, tutti insieme, risultati positivi.
Appare, a dir poco, singolare che, mentre si affacciano, in ambito internazionale, esperienze dirette a unire Stati e a coordinarne le aspirazioni e le attività, si assista a una disordinata e ingiustificata aggressione nei confronti della Unione Europea, alterando la verità e presentandola anziché come una delle esperienze storiche di successo per la democrazia e per i diritti dei popoli, sviluppatasi anche con la condivisione e con l’apprezzamento dell’intero Occidente, come una organizzazione oppressiva, se non addirittura nemica della libertà. L’Europa ha conosciuto nel Novecento – ha ricordato il Capo dello Stato – l’abisso di un sistema internazionale che smarriva la via della ragione. Le guerre del Novecento non sono soltanto un capitolo della storia, dei suoi libri: ci ammoniscono circa le conseguenze del predominio della forza sulla ragione, dell’arbitrio sulla norma, della paura sulla lungimiranza. Assistiamo oggi alla pretesa di imporre punizioni contro giudici delle Corti internazionali per le loro funzioni di istruire denunce contro crimini di guerra, a difesa dei diritti umani, in definitiva a difesa dei popoli del mondo: sono pretese di un mondo volto pericolosamente indietro, al peggiore passato. Un mondo che si presenta rovesciato e contraddittorio con condanne alla carcerazione di componenti le Corti internazionali ad opera di un Paese promotore, e con suoi giudici protagonisti, del processo di Norimberga. Ottanta anni fa, la fine della Seconda guerra mondiale e la nascita delle Nazioni Unite segnarono un passaggio fondamentale: la consapevolezza che la pace non è soltanto l’assenza di conflitti, ma un’architettura politica complessa, giuridica, morale che va realizzata giorno per giorno. E che richiede impegno – impegno quotidiano – da parte degli Stati e, al loro interno, da comunità che alimentino questa prospettiva. La ‘ricerca della pace nella sicurezza’ – come ammoniva un illustre inquilino di questo palazzo, Aldo Moro – ponendone a fondamento non solo i calcoli strategici e gli equilibri di potenza, ma anche l’aspirazione al superamento dei divari economici ed educativi, la cooperazione, l’interdipendenza tra i popoli. Una pace nella sicurezza, una pace nella giustizia”. “Di fronte alla nuova complessità, – ha inoltre evidenziato il Capo dello Stato avviene anche che la diplomazia appaia in ripiego o che si ritenga che si trovi a gestire la mera certificazione notarile di situazioni regolate con la forza. Non è così! Alcuni dei risultati raggiunti nel dopoguerra dalla diplomazia, tanto quella multilaterale quanto quella bilaterale, sono stati straordinari. Oggi, forse ancor più che nel recente passato, è indispensabile disporre di una diplomazia, competente e ben formata, capace di comprendere e gestire questa complessità, muovendosi con equilibrio. Una diplomazia che sia in grado di sviluppare iniziative che colmino il preoccupante deficit di fiducia reciproca tra gli Stati che si va accumulando in seno alla Comunità internazionale; che sappia rivolgersi a tutti gli attori di una crisi, affermando i principi irrinunciabili della legalità internazionale. Paradossalmente, l’evoluzione tecnologica degli armamenti e l’uso dell’intelligenza artificiale espongono a rischi accresciuti. Nei domini più pericolosi, affidare ad algoritmi la decisione sulla vita e la morte segnerebbe un arretramento drammatico della sicurezza collettiva. Penso che sia molto sottile il crinale tra l’illusione del dominio infallibile delle intelligenze artificiali e la prevalenza definitiva della stupidità naturale, che purtroppo, come noto nell’aforisma, attribuito ad Albert Einstein, può tendere all’infinito”. Dopo aver posto in evidenza che il piano economico e commerciale è tutt’altro che esente da tensioni, Mattarella ha segnalato come per il progresso la strada sia soltanto quella del rafforzamento della collaborazione. “La posizione geografica – ha aggiunto il Presidente della Repubblica – ci pone al crocevia di aree sensibili, dal Mediterraneo all’Europa centrale, dall’Africa al Vicino Oriente. La nostra economia è legata ai flussi globali; la nostra società è aperta al mondo; la nostra evoluzione politica ha tratto beneficio dalla costruzione europea, dalle istituzioni multilaterali, dalla cooperazione. È evidente che è in atto un’operazione, diretta contro il campo occidentale, che vorrebbe allontanare le democrazie dai propri valori, separando i destini delle diverse nazioni. Non è possibile distrarsi e non sono consentiti errori. La diplomazia è decisiva per la proiezione esterna dell’Italia, per la sua posizione nell’Europa integrata e nel mondo, e non soltanto per questi obiettivi. Lo è perché il nostro Paese ha sempre saputo gestire in modo efficace il soft power di cui è portatore”. “L’epoca di transizione in cui ci troviamo – ha infine rilevato Mattarella – presenta pericoli che dobbiamo saper tempestivamente riconoscere: a stagliarsi all’orizzonte c’è il rischio di un generale arretramento della civiltà. La legalità internazionale è un bene comune efficace nel contrastare questo pericolo. Lo sa bene chi, come voi, opera quotidianamente in contesti spesso difficili. E consentitemi, a questo riguardo, di esprimere solidarietà e vicinanza a quanti di voi lavorano in zone di conflitto, con disagi e rischi che meritano massima riconoscenza da parte dello Stato. Nell’epoca delle “policrisi” è indispensabile una “poli-diplomazia”. Immagino che a questa pressante esigenza di adattamento voglia corrispondere la recente riforma della Farnesina, che punta a rivolgersi all’intera gamma degli interessi nazionali da promuovere con una visione integrata. L’opera silenziosa di tessitura della diplomazia, che sempre più, in questa epoca, connette Stati e comunità, può e credo debba – nelle sue espressioni più alte – contribuire a promuovere concordia nella convivenza tra i popoli, giustizia internazionale nei confronti di chi aggredisce e opprime, collaborazione per il bene comune. Sono, questi, fondamenti della nostra Repubblica”. (Inform)