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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

All’esame dell’Aula la legge sui contributi all’editoria

SENATO DELLA REPUBBLICA

Il provvedimento riguarda anche imprese editrici di quotidiani e periodici italiani editi o diffusi all’estero in lingua italiana. I contenuti del disegno di sono stati illustrati dal relatore Roberto Cociancich

 

ROMA –  L’Aula del Senato ha avviato l’esame del provvedimento che definisce nuove forme di sostegno per l’editoria.  Il relatore Roberto Cociancich, ha spiegato come questo disegno di legge istituisca innanzitutto un Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, finalizzato ad assicurare la piena attuazione dei principi di cui all’articolo 21 della Costituzione (libertà, indipendenza e pluralismo dell’informazione), a livello sia nazionale che locale, e a incentivare l’innovazione dell’offerta informativa e dei processi di distribuzione e di vendita. “Sostanzialmente – ha spiegato Cociancich – viene previsto un regime transitorio che dovrebbe accompagnare le imprese editoriali dalla situazione di attuale crisi a una situazione volta a consentire loro, anche grazie all’innovazione tecnologica, la possibilità di restare sul mercato con le loro stesse gambe, facendo affidamento sulle proprie risorse e sulla propria capacità di vendere il prodotto che esse forniscono”.

Il relatore ha poi precisato come su questo Fondo vengano a confluire tre elementi: le risorse statali destinate al sostegno all’editoria quotidiana e periodica; le risorse statali destinate all’emittenza radiofonica e televisiva in ambito locale, comprese quelle iscritte nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico; e poi una quota parte, fino a un importo massimo di 100 milioni di euro in ragione d’anno, delle eventuali maggiori entrate derivanti dal canone Rai che da quest’anno viene riscosso all’interno della bolletta elettrica. Previsto poi un elemento ulteriore, ossia un contributo di solidarietà pari allo 0,1 per cento del reddito complessivo dei concessionari della raccolta pubblicitaria delle società operanti nel settore dell’informazione e della comunicazione o di altri soggetti che esercitano l’attività di intermediazione nel mercato della pubblicità.

“Il Fondo – ha proseguito Cociancich – verrà ripartito annualmente tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dello sviluppo economico, secondo le rispettive competenze. Il disegno di legge disciplina anche le procedure con le quali il Parlamento avrà modo di interloquire e di verificare il rispetto dei criteri che vengono indicati nell’ambito della ripartizione”.

Per quanto riguarda la definizione della platea dei beneficiari il relatore ha spiegato come il disegno di legge presenti una delega al Governo volta a ridefinire la disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici e ad incentivare gli investimenti per l’innovazione dell’offerta informativa. “Potranno accedere ai finanziamenti – ha puntualizzato Cociancich – le imprese editrici costituite come cooperative giornalistiche, individuando criteri relativi alla compagine societaria e alla concentrazione delle quote in capo a ciascun socio, enti senza fini di lucro e assimilati, limitatamente ad un periodo di tre anni – questa era la previsione iniziale; ma questo è anche oggetto di un emendamento, sul quale ho già anticipato il mio parere positivo – quindi limitatamente ad un periodo di cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, imprese editrici di quotidiani e periodici, la maggioranza del cui capitale è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali non aventi scopo di lucro. Ci sono poi imprese editrici di quotidiani e di periodici espressione delle minoranze linguistiche, imprese destinate agli ipovedenti, associazioni di consumatori iscritte nell’elenco di cui all’articolo 137 del decreto legislativo n. 206 del 2005, imprese editrici di quotidiani e di periodici italiani editi o diffusi all’estero in lingua italiana. Sono esclusi dal finanziamento gli organi di informazione di partiti o movimenti politici e sindacali, i periodici specialistici a carattere tecnico, aziendale, professionale e scientifico e le imprese editrici di quotidiani e periodici di aziende che sono quotate in borsa”.

Il relatore ha illustrato anche gli ulteriori criteri previsti dal disegno di legge: la necessità che l’impresa abbia un’anzianità di costituzione e di edizione della testata di almeno due anni, dimostri il regolare adempimento degli obblighi derivanti dai contratti collettivi nazionali o territoriali di lavoro, editi la testata in formato digitale, dinamico e multimediale, eventualmente in parallelo con l’edizione in formato cartaceo, dia evidenza dei contributi ricevuti, abbia l’obbligo di non adottare misure che, in qualunque modo, siano lesive dell’immagine del corpo della donna.

“I decreti legislativi che saranno emanati dal Governo – ha poi ricordato Cociancich – dovranno prevedere un tetto massimo al contributo liquidabile a ciascuna impresa, legato all’incidenza percentuale del contribuito sul totale dei proventi e fino alla misura massima del 50%. I decreti legislativi dovranno anche prevedere regole di liquidazione il più possibile omogenee ed uniformi per le diverse tipologie di imprese destinatarie e semplificare il procedimento amministrativo, al fine di addivenire a tempi di liquidazione minori. Vi sono poi delle misure che riguardano la liberalizzazione del sistema di vendita dei giornali”.

Per quanto poi concerne la seconda parte del provvedimento, riguardante la composizione e le attribuzioni del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti il relatore ha spiegato come il disegno di legge preveda che il Consiglio dei giornalisti sia composto da sessanta membri e che vi sia una rappresentanza regionale. Il decreto legislativo dovrà anche prevedere il sistema elettorale, garantendo la massima rappresentatività territoriale. Cociancich ha anche segnalato un allineamento al sistema generale per quanto riguarda i requisiti di anzianità anagrafica e contributiva per l’accesso agli ammortizzatori sociali e ai trattamenti di pensione di vecchiaia anticipata. In questo contesto viene inoltre stabilito che la commissione per la votazione dell’equo compenso nel lavoro giornalistico duri in carica fino all’approvazione della delibera che definisce l’equo compenso stesso. Il relatore ha infine posto in evidenza la modifica dell’articolo 45 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963, in cui si prevede come nessuno possa assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista senza essere iscritto nell’elenco dei professionisti ovvero in quello dei pubblicisti dell’albo istituito presso l’Ordine regionale o interregionale competente. (Inform)

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