SENATO DELLA REPUBBLICA
Riduzione dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200. Prevista anche la riduzione della rappresentanza parlamentare eletta nella circoscrizione Estero: 8 deputati e 4 senatori a fronte dagli attuali 12 deputati e 6 senatori
ROMA – La Commissione Affari costituzionali del Senato ha avviato l’esame di alcuni disegni di legge costituzionale che propongono la riduzione del numero dei parlamentari.
Si tratta di tre testi: il primo a prima firma di Gaetano Quagliariello (Forza Italia) recante “modifiche alla Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”; il secondo, a prima firma di Roberto Calderoli (Lega) e Gianluca Perilli (M5S), con “modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”; il terzo, a prima firma di Stefano Patuanelli (M5S) e Massimiliano Romeo (Lega), con la medesima intitolazione.
A spiegare la finalità delle proposte è il relatore Roberto Calderoli, che esprime soddisfazione per l’avvio della discussione di un tema previsto dal programma di Governo e funzionale anche alla “logica di aumento dell’efficienza e della produttività delle Camere” con un corrispondente risparmio di risorse quantificato in circa 100 mila euro all’anno.
“In questo modo, l’Italia potrà allinearsi agli altri Paesi europei, che hanno un numero di parlamentari eletti molto più limitato – prosegue il relatore, segnalando come la riduzione dei parlamentari proposta dai tre testi sia pari al 36,5% del loro numero attuale, “dagli attuali 945 a 600”. “Più precisamente – segnala Calderoli, – il numero dei deputati passerebbe da 630 a 400, compresi i deputati eletti nella circoscrizione Estero, che sarebbero ridotti da 12 a 8. Il numero dei senatori elettivi, invece, è ridotto da 315 a 200, compresi i senatori eletti nella circoscrizione Estero, che passano da 6 a 4”.
“I testi all’esame differiscono solo per la riduzione del numero minimo di senatori eletti per Regione – precisa il relatore, ricordando come nel disegno di legge Patuanelli e Romeo tale numero sia pari a 5, anziché 7- “al Molise – chiarisce – spetterebbe un senatore, anziché 2, mentre resterebbe invariata la disposizione relativa alla Valle d’Aosta, che elegge un senatore”; in quello presentato da Quagliariello il numero il numero minimo di senatori per Regione è ridotto a 4 e non si modifica il numero di senatori del Molise; mentre il testo da lui stesso presentato riduce il numero minimo di senatori per Regione a 6 e si riduce a 1 la rappresentanza senatoriale del Molise.
Calderoli evidenzia poi che “parallelamente all’iter dei provvedimenti per la riduzione del numero dei parlamentari, sarà necessario avviare il dibattito per la modifica della legge elettorale”. A suo avviso, “si potrebbe modificare la disciplina vigente, senza incidere sul modello elettorale, limitandosi a indicare – in luogo dei seggi – il rapporto percentuale tra i seggi uninominali e plurinominali ed il numero dei parlamentari”. “In tal modo, la legge elettorale potrà essere comunque applicata, indipendentemente dalla variazione del numero dei parlamentari – rileva, segnalando come tale soluzione sembri preferibile, rispetto “alla previsione di norme transitorie da applicare magari per una sola consultazione elettorale”.
“In ogni caso, dopo l’approvazione della riforma costituzionale, sarà necessario modificare altresì i Regolamenti delle Camere, soprattutto con riferimento alla composizione e all’attività delle Commissioni, il cui funzionamento risulterebbe inficiato dalla drastica riduzione del numero dei parlamentari – fa notare Calderoli, sottolineando che “la portata limitata della modifica dovrebbe favorire il raggiungimento del quorum dei due terzi in sede di seconda deliberazione da parte di ciascuna Assemblea; nel caso si rendesse necessario procedere al referendum costituzionale confermativo, invece, i cittadini potrebbero pronunciarsi su un quesito puntuale e immediatamente intellegibile – conclude.
Concorda sulla riduzione del numero dei parlamentari, oggetto di dibattito da diverse legislature, Dario Parrini (Pd) che richiama però l’opportunità di “non avviare progetti di riforma costituzionale eccessivamente ampi”. Considerando che per la prima volta tale riduzione appare svincolata dal dibattito sulla revisione del bicameralismo perfetto, egli ritiene “imprescindibile lo svolgimento di un ciclo di audizioni di esperti, anche per approfondire gli aspetti tecnici dei metodi di selezione della rappresentanza politica, soprattutto in presenza di un meccanismo elettorale come quello vigente”.
Loredana De Petris (Misto – Leu) evidenzia la necessità di “affrontare il tema in modo non superficiale”, visto che “la riduzione del numero dei parlamentari, pur condivisibile, incide inevitabilmente sulla rappresentanza democratica” e “tenendo conto delle complesse implicazioni di natura tecnica connesse alla legge elettorale”.
Condivide la proposta di riduzione anche Luigi Vitali (Fi), che precisa però come il ciclo di audizioni suggerito dovrebbe anche approfondire la connessa revisione della disciplina elettorale.
La necessità di approfondimento viene condivisa anche da Gianclaudio Bressa (Autonomie), mentre Perilli ricorda come la proposta di riduzione del numero dei parlamentari sia legato al tema della democrazia diretta, molto importante per il Movimento di cui fa parte. Dal momento che la proposta in esame “ è molto puntuale e limitata”, egli segnala di non ritenere necessario procedere ad audizioni sul tema, demandando però all’Ufficio di presidenza il confronto su tale punto.
Nel prosieguo dell’esame congiunto, Vitali chiede che sia nominato un relatore di minoranza e propone Nazario Pagano (Fi). Il presidente della Commissione si riserva di comunicare la proprie valutazioni in merito e rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta. (Inform)