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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Alla Camera dei Deputati un’interrogazione sulla salvaguardia del quadro normativo che disciplina l’imposizione fiscale, specie la questione dei ristorni

FRONTALIERI

Chiara Braga e Mauro Guerra (Pd): “No a forme di pressione che fomentino sentimenti di avversione nei confronti dei lavoratori frontalieri”

ROMA – Un’interrogazione sulla salvaguardia del quadro normativo che disciplina l’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri, con particolare riguardo alla questione dei ristorni, è stata presentata alla Camera dei Deputati da Maria Chiara Gadda (Pd) e dai colleghi democratici comaschi Chiara Braga e Mauro Guerra.

Ai ministri dell’Economia Maurizio Saccomanni e degli Affari Esteri Emma Bonino si chiede nello specifico “quali forme di tutela il Governo intenda attuare per salvaguardare tale quadro normativo”, vista l’approvazione in Canton Ticino dell’iniziativa in materia di imposizione fiscale con la quale il Gran Consiglio chiede all’Assemblea Federale svizzera “l’abrogazione unilaterale dell’accordo fiscale sui frontalieri in vigore dal 1974”. Un’iniziativa – segnalano Braga e Guerra – approvata quasi unanimemente lo scorso 29 gennaio e lanciata – a detta dei deputati comaschi – come “forma di pressione nei confronti del Governo elvetico in occasione delle trattative su un nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera sulla tassazione dei capitali esportati illecitamente”.

L’esecutivo italiano ha infatti da poco varato un decreto legge teso a consentire di regolarizzare i capitali non dichiarati detenuti all’estero – pagando le imposte dovute attraverso un meccanismo di riduzioni diversificate delle sanzioni e con attenuazioni del carico penale, – possibilità che dovrebbe garantire “una nuova base giuridica di partenza per arrivare ad un accordo fiscale tra il nostro Paese e la Confederazione elvetica”.

All’iniziativa del Canton Ticino si accompagna inoltre – proseguono Braga e Guerra –  “il referendum elvetico del prossimo 9 febbraio promosso dal partito conservatore dell’Udc, sintetizzato nello slogan Basta con l’immigrazione di massa, per limitare appunto l’accesso ai lavoratori stranieri in territorio svizzero, che soprattutto in Ticino – rilevano – rischia di peggiorare la situazione, accrescendo le ostilità in un clima già abbastanza teso”.

“La speranza è che, come purtroppo già avvenuto negli anni passati, non si fomentino sentimenti di avversione inutili soprattutto in un periodo di forte crisi come quello attuale, agendo sulle paure dei cittadini e dei lavoratori, e soprattutto – concludono i due deputati comaschi – non si utilizzino i frontalieri come strumenti di scambio o peggio di ritorsione sui quali far pesare gli esiti di importanti negoziazioni e accordi futuri”. (Inform)

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