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Albania, – L’Istituto Italiano di Cultura di Tirana: a Elbasan lo spettacolo “Pupe di Pane”

TEATRO

24^ del Festival Internazionale del Teatro Skampa

 

TIRANA – L’Istituto Italiano di Cultura di Tirana , nell’ambito della 24^ edizione del Festival Internazionale del Teatro Skampa (11-15 ottobre ), sostiene la presenza dell’Accademia Mediterranea dell’Attore di Lecce che presenterà, per la prima volta in Albania, lo spettacolo “Pupe di Pane”  che andrà in scena domani 14 ottobre, ore 18.00, al Castello di Elbasan (ingresso libero).

Pupe di Pane è una performance teatrale sul pane e le sue storie per la regia Tonio De Nitto.

Prisma della società, collante fra i popoli, il pane è in questa performance al centro di un viaggio che mette in gioco la creatività e la memoria, attraverso una performance sulla sua preparazione e le sue storie. Intorno a una tavola da lavoro, la matthrabbanca, cinque attrici  – Angelica Dipace, Veronica Mele, Benedetta Pati, Giulia Piccinni, Antonella Sabetta, Carmen Ines Tarantino – compiono un rituale dando vita a una tradizione che attraversa dialetti e cucine diversi, quella delle pupe di pane.

“Un tempo queste bambole – spiega il regista Tonio De Nitto – si modellavano nell’attesa della Pasqua. I bambini avevano poco o nulla e queste pupe, spesso dolci, erano un regalo speciale, un augurio, un talismano apotropaico per scongiurare le disgrazie e ristabilire un equilibrio con la madre terra, una rinascita. Pupe di Pane è un rito, è il mistero attorno a un rito che, ora come allora, si rinnova e ci racconta di donne forti che impastano per ore e vegliano il pane prima dell’uccata, l’infornata; mischiano la farina e le loro vite attraversando la storia, quella piccola storia che con le loro mani e con il loro coraggio diventa la Grande storia.

Cinque bravissime attrici dell’Accademia, vestite come sacerdotesse della Terra, hanno messo in scena il rito della panificazione. Quella trasformazione miracolosa della farina in vita da cui sono nate tutte le religioni del Mediterraneo. Impasto, lievitazione, cottura, condivisione e cooperazione diventano gli atti sacramentali di un teatro del pane che tiene insieme in 26 minuti duemila anni di storia. Dalla fame della civiltà contadina, alle tessere annonarie della guerra, dalle lotte sindacali alle bambole di pane della Settimana Santa, che erano cibo, talismano e giocattolo per una società di pura sussistenza, in cui il pane era il simbolo della comunità e della comunione. Un poetico intreccio di mitologia e quotidianità che, nell’anno in cui una città del pane come Matera è capitale europea della cultura, dovrebbe essere visto da tutti gli italiani. Come antidoto contro l’individualismo che oggi riflette nei nostri pani monoporzione il cono d’ombra della collettività”. (Inform)

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