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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Al Senato la conferenza “Famiglie senza confini. Sfide e Opportunità”

ITALIANI ALL’ESTERO

 

Presentato il volume: “Famiglie transnazionali dell’Italia che emigra. Costi e opportunità” di Valeria Bonatti, Alvise Del Pra’, Brunella Rallo e Maddalena Tirabassi

ROMA- Si è svolta questa mattina, presso la Sala Isma del Senato, la conferenza “Famiglie senza confini. Sfide e Opportunità”. Nell’occasione è stato presentato il volume: “Famiglie transnazionali dell’Italia che emigra. Costi e opportunitàdi Valeria Bonatti, Alvise Del Pra’, Brunella Rallo e Maddalena Tirabassi. La domanda al centro del convegno è stata “quanto costa all’Italia l’esodo dei suoi giovani talenti? E cosa fare per favorirne il rientro?”

La senatrice Pd Laura Garavini in apertura dei lavori ha affermato : “le nostre autrici si sono impegnate in una sfida interessante cioè quella di quantificare quanto costa al Paese la partenza dei un nostri giovani. I costi si aggirano intorno ai 30-40 miliardi annui, pari ad una vera e propria finanziaria. Noi abbiamo riscontrato negli ultimi anni un fortissimo aumento delle partenze. Si tratta di un incremento di oltre due milioni di partenze negli ultimi anni…. Se quantifichiamo quanto sono costati allo stato e alla famiglia abbiamo una quantificazione economica di quanto questo evento costi al Paese. Certo è anche un’opportunità: un arricchimento per tutti, ma quali meccanismi, quali interventi è opportuno mettere in campo – si è chiesta la senatrice eletta nella ripartizione Europa Laura Garavini – affinché questa mobilità possa essere più circolare e essere di profitto anche per il Paese di origine?”.

E’ quindi intervenuta la deputata del Pd Angela Schirò, eletta nella ripartizione Europa: “sono contenta di questo convegno per il semplice fatto che si parli di noi. Sono nata e cresciuta in Germania… Si pone qui finalmente l’attenzione sulle famiglie giovani o meno giovani che sono all’estero. In questo studio c’è un punto di vista personale. Qui c’è il punto di vista di una mamma e un papà che vedono andare via i propri figli. La distanza sembra a volte troppo grande. Io sono del parere che andare all’estero è fondamentale per la formazione della personalità, per capire i meccanismi di questo mondo che sembra grande ma che in realtà poi è piccolo perché siamo tutti uguali. Ci deve essere la possibilità di restare e di tornare. Deve essere una scelta. Il problema è complesso quando si parla di proposte per far rientrare. Bisogna lavorare sul territorio, bisogna creare qui le condizioni per creare un territorio interessante dove rientrare. Se un giovane non vede che qui non ci sono le condizioni per sviluppare le proprie competenze se ne va. Se vedo un paese dove la mia competenza non viene valorizzata non torno”.

Quando si parla di giovani che vanno via – ha proseguito Schirò dopo aver sottolineato la necessità di creare scambi con le aziende per favorire la circolarità dell’emigrazione – penso soprattutto al sud. Conosco famiglie che hanno seguito i propri figli all’estero per stargli vicino. Quindi non perdiamo solo i giovani ma anche le famiglie. I paesini diventano paesi fantasma con case vuote. Proprio da lì dobbiamo ripartire per riuscire a mantenere i legami. Chi ci vive deve poter tornare quando vuole. … Bisogna parlare – ha concluso Schirò –  anche di come viviamo noi all’estero, della difficoltà dei servizi consolari. Prima di pensare a come rientrare dobbiamo pensare a come tutelare i nostri diritti come italiani all’estero. Cerchiamo di valorizzarci di più, cerchiamo di mantenere viva la nostra lingua. Se perdiamo la lingua, perdiamo il legame e quindi il rientro diventa ancor più difficile”.

A seguire ha offerto il suo contributo al dibattito Marina Sereni, già vicepresidente alla Camera dei Deputati: “ringrazio perché oggi possiamo ascoltare le realtà che di solito studiamo. Io per anni ho diretto settori che mi hanno portato a contatto con le nostre comunità italiane all’estero. Dai tempi di Norberto Lombardi, dai tempi delle comunità regionali chiuse le cose sono cambiate molto: negli ultimi anni abbiamo incontrato la faccia di una nuova emigrazione con le caratteristiche che sono messe in evidenza proprio dal libro delle nostre autrici. Ci sono ragazzi che si trasferiscono per fare i lavapiatti e poi tutta la comunità italiana competente che si sposta. È importante osservare la questione dal punto di vista di chi è rimasto in Italia: le famiglie. Io penso che sarebbe interessante fare un approfondimento sulle famiglie del mezzogiorno. Lo spaccato che voi portate alla luce nel libro è molto ampio. La cosa interessante che mettete in evidenza è il calcolo di quanto costi questa migrazione sia allo Stato, sia alle famiglie; ma l’altro aspetto è anche come si impoveriscono alcune zone del territorio nazionale alla luce di ciò. Il “quanto costa materialmente” deve essere esteso a questo aspetto. C’è un costo specifico che riguarda l’impoverimento di alcuni contesti, soprattutto a sud. Questi numeri hanno molto a che fare con lo sviluppo del nostro Paese che si sta privando di tante delle sue risorse intellettuali”.  “Noi abbiamo bisogno di sapere – ha proseguito Marina Sereni  – che all’estero abbiamo grandi risorse. C’è tanto che il sistema Italia deve conoscere e cogliere. È una grande opportunità avere queste giovani comunità che portano un volto positivo del nostro Paese. Ma se si cerca di rientrare quali sono le difficoltà? Ci sono state delle misure ma non abbiamo riflettuto poi su quello che è accaduto e quali sono stati gli effetti per mettere a fuoco un paio di cose come quello che riguarda il funzionamento del sistema pubblico e il tema delle regole sul versante del funzionamento dei diritti e dei doveri; una seconda questione riguarda il welfare rivolto alle fasce dei trenta/quarantenni. Noi abbiamo un welfare strutturato su un certo tipo di famiglie e bisogni, da anni sono emerse nuove esigenze che noi tappiamo con i bonus. Ma non è questa la soluzione”.

E’ stata poi la volta del deputato del Pd Massimo Ungaro, eletto nella ripartizione Europa : “Voglio ringraziare le mamme dei cervelli in fuga che appoggiano i figli e sfatano il mito delle mamme italiane possessive. Chi emigra e chi parte deve essere protetto e tutelato ad esempio tramite la struttura sanitaria o il riconoscimento dei titoli di studio. C’è anche il tema dei genitori che raggiungono i figli all’estero….  Questo fenomeno migratorio – ha continuato Ungaro – non è sano perché c’è un flusso solo in uscita. Noi dobbiamo, come rappresentanti della nazione, capire le cause di questo fenomeno e avviare una politica di valutazione. Ad esempio ci sono dei temi di ancoraggio: alcuni rientrano per ottenere degli incentivi ma una volta finiti ripartono. È importante fare le leggi ma anche valutarne gli effetti. I giovani vanno via perché non trovano opportunità. A parità di competenza e età un giovane ingegnere italiano guadagna 2 o 3 volte di meno di un altro giovane europeo. Poi c’è il tema della meritocrazia molto difficile da affrontare e quello della ricerca in cui investiamo pochissimo. C’è anche la questione delle preferenze sessuali per le quali in altri grandi centri europei i giovani non vengono giudicati come in Italia e il tema della situazione delle donne che vengono pagate di meno dei colleghi maschi qui in Italia. Sono anche questi dei temi che contribuiscono all’analisi del fenomeno”.

Hanno poi preso la parola le tre autrici dello studio, Maddalena Tirabassi, direttrice del centro AltreItalie: “ Questo libro parla anche di famiglie transnazionali che si formano all’estero e si concentra sui cambiamenti della famiglia. Questa è partita come una ricerca di nicchia ma speriamo di farla diventare più ampia… Vorrei soffermarmi su alcuni punti ispirati al titolo di questa conferenza: le opportunità e le criticità di queste mobilità che stiamo studiando. Le opportunità sono uno svecchiamento e una sprovincializzazione della società italiana con una classe di genitori che ha iniziato a studiare geografia, lingua, a usare la tecnologia e a viaggiare. Vedere il mondo può far bene alla classe media italiana e fa bene vedere cosa provano i loro figli come soggetti della migrazione: forse un’esperienza diretta può essere una via da percorrere contro il razzismo. La multiculturalità delle relazioni affettive che si ripercuote sulle famiglie italiane – ha aggiunto Tirabassi – comporta però quello che è uno dei problemi che può ostacolare il rientro: non riuscire a far rientrare i propri coniugi in Italia. È molto difficile anche per i ricchi venire a stare in Italia. È difficile avere un permesso di soggiorno, non solo la cittadinanza. Questi sono alcuni dei problemi ma il grosso problema di fondo è che non si potrà pensare ai rientri finché non si risolvono i problemi che scatenano l’emigrazione”.

“I giovani italiani – ha concluso Tirabassi – possono essere ambasciatori dei nostri ideali nel mondo. È un discorso che non è affatto nuovo: già Luigi Einaudi ne parlava cento anni fa. Bisogna andare a fondo a quelli che sono i piccoli aspetti, come quello trattato da noi, che possono rilevare grandi analisi”.

E’ poi intervenuta Brunella Rallo, ideatrice del blog mammedicervellinfuga. com: “sono proprio i genitori di mamme di cervelli in fuga – ha spiegato la Rallo – che postano ogni giorno che contribuiscono a far diventare il portale un database, un osservatorio bidirezionale che unisce chi parte e chi resta. Qui abbiamo una valutazione e i dati qualitativi che ci hanno guidato in questa ricerca che forse non è statisticamente rappresentativa perché riguarda le famiglie che hanno un’alfabetizzazione digitale. Lo spaccato è limitato e ci piacerebbe che enti più grandi di noi come Banca d’Italia o Istat potessero inserire domande ad hoc. Bisogna analizzare ad esempio il fenomeno per cui se un figlio parte anche gli altri probabilmente partiranno perché i genitori vorranno dar loro le stesse opportunità. Quindi questa ricerca controlla i dati qualitativi. Noi abbiamo constatato che c’è il 67% di famiglie che aiuta i figli all’estero tramite invio di denaro, circa 8.000 euro l’anno che possono diventare di più o di meno a seconda del criterio di autonomia dei figli. Ragazzi autonomi ricevono meno ma la particolarità è che anche in caso di figli ritenuti autonomi i genitori italiani ritengono di dover corrispondere piccole compensazioni. Abbiamo diviso i costi in diretti, ossia i costi monetari e costi indiretti, cioè i costi per la mitigazione della distanza (quanto costa andare a trovare un figlio all’estero? Quante volte vai? E lui quante volte viene?). Ad esempio altri costi indiretti sono quelli che servono a sostenere gli studi di lingua, i costi dei pacchi dono che vengono spediti. Quindi il flusso di denaro per sostenere i giovani all’estero nel complesso. Quanto torna? Le rimesse ci sono? Avere una quantificazione precisa di questo potrebbe aiutarci ad avere un’idea di cosa fare”.

L’ultima riflessione nel merito alla ricerca è quella di Valeria Bonatti, dell’Università dell’Illinois: “Il mantenimento dei rapporti familiari l’abbiamo studiato dal punto di vista economico: i viaggi, i doni, la lingua. Ma è solo una parte della questione; esiste anche un’altra dimensione che accomuna le famiglie abbienti o quelle meno abbienti (coordinare telefonate, incontri su skype o sui social media). Questo viene fatto anche sulla base di quelle che erano le tradizioni di famiglia prima della partenza. Quindi come riprodurre queste tradizioni? Come organizzare la casa in vista di visite di figli, di figli con amici o con compagni o bambini. Questo è percepito come un dovere genitoriale. Abbiamo quindi una prima dimensione affettiva. In secondo luogo vorrei parlare delle fasi di transizione: il trasferimento, la laurea, l’evento famigliare, la nascita di un figlio, un matrimonio. Questi sono i momenti in cui il sostegno finanziario ha un’intensificazione. Anche i genitori che non danno questo tipo di sostegno comunque vedono l’intensificarsi delle comunicazioni. Due fasi in particolare sono quelle di picco: la nascita di un figlio e i momenti di disoccupazione in cui si sta concludendo il contratto. Questi sono i momenti in cui le famiglie sono più coinvolte. C’è poi – ha aggiunto Valeria Bonatti – la questione dell’assistenza agli anziani che dipende dalla presenza delle famiglie”.

Ha poi preso la parola Fabio Porta, già deputato Pd eletto nella ripartizione America Meridionale: “ C’è un problema culturale fortissimo. Lo dico da famiglia che nasce con uno spirito multiculturale. L’Italia è in questo momento un paese molto provinciale. La maggiore motivazione che si ha nell’andare all’estero è il non sentirsi parte di questo clima. Faccio una considerazione poi come italiano all’estero e esperto in prima persona per essere migrato dalla Sicilia. Anche in Sud America ci sono cervelli che potrebbero tornare nel nostro Paese ma non facciamo nulla per facilitare il rientro di chi vorrebbe portare qui una propria storia. Concludo richiamando un articolo molto bello del Foglio di Sabino Cassese dal titolo “Il vero problema dell’Italia è l’emigrazione e non l’immigrazione”. L’immigrazione viene percepita tre volte di più rispetto al dato reale. Per quanto riguarda l’emigrazione abbiamo il problema esattamente opposto. Le persone che sono migrate dall’Italia alla Germana hanno portato con se 200 miliardi di euro in investimenti sull’istruzione negli ultimi anni. Questi sono soldi che abbiamo perso”.

Ha concluso i lavori Antonio Misiani  (Pd),   della Commissione bilancio al Senato: “le testimonianze di oggi rendono bene non solo l’aspetto quantitativo della migrazione ma anche quello qualitativo del fenomeno che spesso non sappiamo cogliere. Il fenomeno ha una valenza economica, sociale, affettiva ed emotiva. È una realtà che ci tocca tutti. Noi dobbiamo fare i conti con un Paese che negli ultimi dieci anni ha dovuto far fronte a una forte ripresa del fenomeno migratorio. Le motivazioni di chi va all’estero sono articolate: economiche-lavorative, di studio, di ricongiungimento con la famiglia. I fenomeni economici-lavorativi sono i più importanti. L’Italia non ha recuperato i livelli di PIL che aveva prima della crisi: rispetto a dieci anni fa la disoccupazione è il doppio. Noi abbiamo una drammatica questione giovanile nel nostro Paese che già c’era e si è aggravata dopo la crisi. La ripresa c’è stata ma è stata debole e ineguale. Questa ripresa dei flussi migratori è di grande rilevanza. Se in una regione come la Lombardia il flusso in uscita viene compensato da un flusso in entrata; in altre regioni il flusso è quasi totalmente in uscita. Spesso ad andarsene sono i migliori: quelli che hanno più talento da spendere. C’è un impoverimento. Noi – ha continuato  Misiani – abbiamo la responsabilità di costruire politiche pubbliche che possano rispondere meglio di quanto fatto fin qui. C’è una batteria di problemi che solo in parte siamo riusciti ad affrontare in questi anni. Si potrebbe pensare a un pacchetto unico che metta in fila una serie di questioni pratiche perché su questi temi non ci dovrebbero essere contrapposizioni ideologiche. Una serie di risposte potrebbero essere date anche da questa legislatura. Poi però il grande tema, molto più ambizioso, è quello di rendere l’Italia attrattiva non solo per far tornare chi vuole tornare, ma soprattutto anche per evitare che siano costretti i giovani ad andare all’estero. Questo chiama in causa il complesso delle politiche economiche-sociali del nostro Paese  che  deve tornare a ragionare sul futuro”. (Maria Stella Rombolà/Inform)

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