direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Al seminario organizzato dal Cgie la riflessione su leadership e rappresentanza, caratteristiche della presenza femminile all’estero, e ruolo nella promozione di lingua e cultura italiana

DONNE ITALIANE ALL’ESTERO

Tra gli interventi anche quello del direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Maeci, Luigi Maria Vignali e della parlamentare Laura Garavini (Pd, ripartizione Europa)

Vignali: “Questa giornata è importante perché guarda al futuro della presenza femminile italiana nel mondo, specchio di valori positivi e della nostra capacità di integrazione. Auspico che il tema della prima conferenza delle donne italiane nel mondo possa essere la circolarità dell’emigrazione come valore aggiunto delle donne”

 

ROMA – Dedicate a leadership e rappresentanza, nuove professionalità, mestieri tradizionali e fasce deboli dell’emigrazione, ruolo delle donne nella promozione di lingua e cultura italiana all’estero le tre tavole rotonde in cui si è sviluppato il seminario sulle donne italiane all’estero, promosso dal Cgie e svoltosi sabato 17 novembre a Roma.

A moderare la prima, su leadership e rappresentanza, Delfina Licata, coordinatrice del Rapporto Italiani nel mondo della Fondazione Migrantes, che ha sottolineato come la questione non sia un tema solo italiano e richiamato alcuni dai dati sull’attuale emigrazione femminile, che rappresenta ormai circa la metà dei residenti all’estero e dei flussi in uscita dall’Italia. Analoghi a quelli maschili anche i livelli di formazione raggiunti, mentre progressivamente si assiste ad un ampliamento del protagonismo femminile in tutti i campi professionali, sociali ed economici. Licata non nasconde però che vi siano ancora “molte problematiche e complesse” per l’inserimento nel mercato del lavoro e nei diversi contesti sociali, per una maggiore differenziazione dei flussi in uscita che coinvolgono sempre più anche i bambini, nuclei familiari e anziani. Accanto a percorsi di successo, ricorda quindi i fallimenti, il caso dei senza fissa dimora a Londra o le esperienze di sfruttamento dei giovani italiani emigrati in Australia, e legati a condizioni di permanenza irregolare, che non sono infrequenti. “Sono problematiche che riguardano i diversi generi, ma per la donne c’è sempre un aggravamento che è associato ai diversi ruoli che essa è chiamata a rivestire nel quotidiano, per la sua vocazione al servizio che però – avverte Licata – non deve mai sconfinare nella schiavitù, un tranello in cui spesso la si vuole far cadere”. La moderatrice sottolinea inoltre il ruolo della donna quale ambasciatrice dell’italianità all’estero, un ruolo che acquisisce concretezza nella trasmissione della lingua madre, veicolo di valori e tradizioni familiari, per la “gentilezza” che la contraddistingue e che andrebbe ricoperta anche dagli uomini, come “segno di forza e di rinascita”.

In collegamento da Londra è intervenuta Paola Cuneo, promotrice dell’imprenditoria femminile e consigliere della Camera di commercio italo-britannica, che ha sottolineato come lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile sia importante per aiutare la donna a raggiungere i propri obiettivi e per la possibilità che offre di poter bilanciare i diversi interessi e ruoli. Invita quindi le donne a non essere schive e insicure, e a riconoscere i risultati raggiunti.

Di seguito ha presi la parola anche Laura Garavini, senatrice del Pd eletta nella ripartizione Europa, che ha rimarcato come molte delle donne partecipanti al seminario del 1997 abbiano ricoperto e ricoprano oggi ruoli importanti e l’importanza di questo nuovo appuntamento organizzato dal Cgie. “È importante soprattutto far sentire la voce delle donne, parlare dei loro ruoli, stimolare un attivismo che oggi può indicare una strada, anche perché ciò che succede nell’emigrazione italiana è di estrema attualità per gestire il fenomeno migratorio – afferma Garavini, che ribadisce come “alla luce di 20 anni di esperienza, io dico sì alle quote, perché non è detto che vi sia la volontà politica di dare spazio alla rappresentanza femminile”. “Oggi abbiamo un Governo giovane e per certi versi innovativo, ma nella legge di bilancio sono state tagliate le misure di sostegno alla natalità e alla conciliazione di lavoro e famiglia. Questo vuol dire che le politiche a favore delle donne non sono scontate; il Cgie deve avere la consapevolezza che la volontà politica di sostenere le donne c’è oppure no– ribadisce l’esponente democratica, che si augura si introducano condizioni per garantire una pari rappresentanza femminile anche nella riforma sul voto all’estero. “Le donne sono state e sono il motore dell’integrazione per sé e per i propri figli, questo deve dirci qualcosa anche per quanto avviene oggi in Italia – conclude Garavini, auspicando la giusta attenzione per questi temi.

Interviene anche Annalisa Gadaleta, assessore alla Cultura e istruzione nel Comune di Molebeeck- Bruxelles, che ricorda come oggi la questione delle identità sia complessa, come esse siano fluide e in continua ridefinizione. “Voglio ribadire che la famiglia è una valore aggiunto anche nella vita degli uomini, e che essi devono assumersi pari responsabilità all’interno di essa. Forse una delle caratteristiche che considero essenzialmente femminile è invece quella di non avere sufficiente fiducia in se stesse – afferma Gadaleta, – è questa è la prima condizione per poter acquisire leadership, insieme al non aver paura di osare, di confrontarsi con cose che non conosciamo, al fatto che vi siano condizioni sociali e politiche che promuovano il protagonismo della donna e alla capacità di costruire una rete per la realizzazione dei propri obiettivi”. “L’emigrazione è una sfida che richiede strumenti per fare in modo che essa divenga una ricchezza per tutti – conclude Gadaleta, segnalando come le migliori iniziative su questo fronte siano arrivate, dopo gli attentati di Bruxelles, da donne immigrate “che si sono fatte promotrici di una volontà di cambiamento straordinaria”.

 

La seconda tavola rotonda, su “donne in movimento: nuove professionalità e mestieri tradizionali? Fasce deboli dell’emigrazione – diritti di cittadinanza” è stata aperta dall’intervento del direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Maeci, Luigi Maria Vignali., che si ha ribadito l’importanza del seminario, “perché è una giornata che guarda al futuro”. “Se pensiamo a quello che accadde nel 1997, le differenze sono notevoli. All’epoca si guardava al passato, alla storia della nostra emigrazione, al ruolo storico delle donne in emigrazione, storie – rileva Vignali – sicuramente drammatiche, di fatica, di sofferenza, una memoria che va salvaguardata e recuperata ma che restituiva uno sguardo diverso alla componente femminile delle nostre collettività all’estero. Questa giornata invece guarda al futuro, lo si capisce dalle parole chiave: l’evoluzione della presenza, l’apporto delle donne, la leadership, la nuova professionalità, sono le parole della giornata e delle tavole rotonde che vogliono dire qualcosa”. Il direttore generale segnala quindi come in 21 anni “la presenza delle donne è sicuramente cambiata” e che “dobbiamo averne consapevolezza per valorizzarne il ruolo”. “Intanto – aggiunge, – sono cambiate le modalità di partenza; prima si partiva meno, ci si emancipava da contesti rurali, patriarcali, l’esperienza di viaggio verso l’estero era anche un’esperienza faticosa di emancipazione. Oggi la presenza italiana e i nuovi flussi di mobilità vedono molte donne, più o meno una componente paritaria rispetto a quella maschile e, specie per il contesto che riguarda la nuove mobilità, la componente femminile non ha tutto sommato caratteristiche diverse da quella maschile”.

Riportando i dati registrati dagli schedari consolari, Vignali quantifica in 2 milioni 700 mila le donne italiane all’estero, il 48% della presenza complessiva, la maggioranza delle donne che emigrano “sono giovani, la media è di 29 anni, mentre quella degli uomini è 32; solo il 4% di queste donne si dichiara casalinga e ciò lascia intravedere una partecipazione attiva al mondo del lavoro. La maggior parte è occupata nei settori che possiamo dire tradizionali: la ristorazione e la moda; l’11% lavora nei servizi, l’8% nel marketing, il 6% nella formazione, il 5% nell’informatica, il 4% sono ingegneri, il 4% si occupa di vendite, il 3% afferisce al settore manageriale. In più – aggiunge Vignali – c’è il mondo importante, specie per i nuovi flussi di mobilità, della ricerca, e la donne sono qui in gran parte biologhe, chimiche, e geologhe”. Il direttore generale richiama in proposito anche le “punte di eccellenza insignite con premi di livello internazionale e in Italia”; quindi “davvero qualcosa è cambiato, per età, professione, ruoli, impegno anche in settori tecnologicamente molto avanzati e di questo dobbiamo prendere atto per valorizzarne il potenziale”. “Le donne rispecchiano meglio i valori positivi della nostra presenza all’estero – afferma ancora Vignali, ricordando come, guardando all’emigrazione italiana storica, “nella percezione di chi ci ospitava all’estero, l’uomo fosse visto per lo più come quello che non si sapeva integrare, o comportare, che non aveva voglia di lavorare… mentre le donne erano quelle che sapevano ben cucinare, essere solidali e che sapevano intergarsi”. La donna rappresenta quindi non solo “uno specchio di valori positivi, ma anche la capacità di integrazione nella società di arrivo”. “Le donne, inoltre sono capaci di avviare circuiti di solidarietà, tema particolarmente interessante, specie perchè nelle nuove mobilità vi sono ampie fasce che rischiano di finire in situazioni di marginalità, di sfruttamento e di abuso – segnala Vignali, ricordando come, stando ai dati della Fondazione Migrantes, quasi la metà dei nuovi espatri, circa 150 mila connazionali, “finiscono per fare gli operai, i braccianti e i lavapiatti”. “Si tratta di uomini ma non solo, di situazioni più soggette al rischio di restare ai margini della società. Le donne però sanno animare reti di solidarietà perché sanno fare rete, sanno coinvolgere anche le stesse istituzioni, si rivolgono di più al consolato, in caso di necessità”.

“C’è poi un ultimo aspetto che ci proietta al futuro, per la capacità che le donne hanno di intrecciare, mantenere e salvaguardare le relazioni, professionali, affettive, familiari e italiane. Vorrei quindi augurare che siano proprio le donne le principali animatrici di quei circuiti di migrazione di ritorno in Italia che tanto auspichiamo – conclude Vignali, auspicando anche che questo possa diventare il tema della prima conferenza del 2020: la circolarità dell’emigrazione come valore aggiunto delle donne”.

Di seguito sono intervenute Maria Carolina Casati Digiampietri, che ha illustrato il progetto “Riscrivendo il passato per dare significato al futuro”, che ha coinvolto i bambini della scuola Eugenio Montale di San Paolo del Brasile e gli anziani assistiti dal patronato Inas; Mara Favia, che ha parlato del suo percorso personale di emigrazione in Francia, le diverse fasi attraversate – da un iniziale rimozione della propria identità alla sua riscoperta, anche in una dimensione europea; – l’italo-peruviana Liliana Ocmin, responsabile del Dipartimento politiche migratorie, femminili e giovanili della Cisl, che ha ricordato come il nostro Paese sia indietro per il tasso di occupazione femminile, specie in alcune aree del Sud, e come questo incida fortemente sulla denatalità; Marinellys Tremamunno, giornalista e presidente dell’associazione “Venezuela; la piccola Venezia”, che si è soffermata sulla drammatica situazione delle donne in Venezuela e illustrato il un progetto avviato dalla sua associazione per la distribuzione di pasti in un contesto ormai di emergenza umanitaria.

Tra gli interventi del dibattito, quello di Filomena Narducci, responsabile del patronato Inas in Uruguay, e già consigliera del Cgie, che ha rilevato come la partecipazione delle donne sia forte nel sociale, in particolare in associazioni ed enti dedicati all’assistenza e alla cultura, o nel campo dei diritti umani, specie in America latina. Meno presenti però nelle commissioni direttive: “i meccanismi del potere non ci consentono di prendere il potere, se non ci sono le condizioni, se non c’è la volontà politica, è difficile trovare spazio per la rappresentanza femminile. Dobbiamo entrare nei meccanismi del potere come donne e non cercando di assomigliare agli uomini – ha affermato Narducci. Silvia Alciati (Brasile) ha ribadito invece l’importanza di mantenere la propria identità italiana, anche una volta emigrate, e richiamato il ruolo delle istituzioni italiane in questo processo di adattamento e integrazione equilibrato, sollecitando a “farci conoscere prima e meglio dai nostri connazionali, orientandoli prima della partenza e accogliendoli al loro arrivo”.

 

Infine, la tavola rotonda sul ruolo delle donne quali promotrici dell’insegnamento della lingua e cultura italiana e sulle sfide attuali. Per la Direzione generale per la promozione del Sistema Paese del Maeci è intervenuta la dirigente scolastica Marina Lenza, sottolineando come la diffusione della lingua italiana sia “obiettivo strategico fondamentale per la Direzione generale e per la Farnesina, quale strumento di promozione del sistema Paese, dell’Italia, del made in Italy e dal nostro patrimonio culturale passato e presente”. “In questo ambito il contributo femminile è massiccio e importante, anche per la trasmissione della nostra lingua, dei valori e per l’integrazione nel contesto locale, perchè la chiave dell’integrazione passa anche attraverso il mantenimento della propria identità di origine – afferma Lenza. “Come Direzione generale siamo mobilitati nello sforzo di potenziare l’insegnamento dell’italiano in qualità e quantità, attraverso iniziative di formazione dei docenti, coinvolgendo i neolaureati, con pratiche di insegnamento aggiornate e a adattate alle diversità dei contesti locali – aggiunge ancora la dirigente scolastica, ribadendo come tale potenziamento passi dalla sinergia di tutti gli attori interessanti – le 8 scuole statali italiane presenti nel mondo insieme alle 43 paritarie “che coniugano l’aspetto privatistico con una supervisione pubblica italiana”, i 124 lettorati di italiano nelle università straniere, le 79 sezioni di italiano nelle scuole straniere e i corsi di lingua e cultura, sia quelli affidati ai docenti inviati dall’Italia (150) che agli enti gestori. “Questo scenario ha un costo di 83 milioni di euro in termini di risorse finanziarie investite; le prospettive sono la valorizzazione di tutto questo sistema, differenziato a seconda dei contesti, l’incremento delle sezioni di italiano nelle scuole straniere, la differenziazione degli interventi di promozione e l’ampliamento delle aree destinatarie dell’intervento – conclude Lenza.

È intervenuta poi Giuliana Grego Bolli, rettore dell’Università per stranieri di Perugia, che ha chiarito come l’assunzione di posizioni di potere da parte delle donne debba essere condizionata dall’acquisizione di competenza, che passa attraverso la conoscenza del settore, ma anche dalle capacità operative e gestionali. Ad esse spesso si unisce la tenacia, “un’altra caratteristica femminile il cui esempio ci proviene proprio dalle donne emigrate all’estero, come la capacità di creare e mantenere relazioni in ogni ambito”. Il rettore sottolinea inoltre come vada superato il gap delle possibilità di accesso al mondo occupazionale, tanto più perchè i risultati scolastici femminili sono migliori di quelli maschili, il loro livello di studio più elevato, i curriculum più internazionali. Richiama poi il ruolo delle università nel “garantire un insegnamento di qualità” che possa attrarre sempre pi studenti.

Tra gli altri interventi, quello di Daniela Magotti (Confsal) che si è soffermata sull’importante presenza femminile in tutto il sistema della formazione italiana, auspicando che essa incrementi anche nei posti apicali, insieme ad una più equilibrata presenza maschile anche tra gli insegnanti delle scuole di grado inferiore; quello di Ilaria Costa, direttrice esecutiva dello Iace, ente gestore di New York, che ha raccontato la sua esperienza di insegnante di italiano negli Stati Uniti, e di Maria Manganaro, dirigente scolastica europea, che ha ribadito l’importanza della formazione degli insegnanti di italiano agli studenti che l’apprendono come lingua seconda. (Viviana Pansa – Inform)

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