direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Al Comitato per la questioni degli italiani all’estero un confronto con i responsabili di Patronato Acli, Inas, Ital e Inca

SENATO DELLA REPUBBLICA

Nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma dei patronati che operano all’estero

L’audizione di Paolo Ferri, direttore generale del patronato Acli, Morena Piccinini, presidente dell’Inca Cgil, Sante Marzotto, vice presidente dell’Inas Cisl, e Mario Castellengo, vice presidente dell’Ital Uil. Intervengono anche Gianluca Lodetti, responsabile del coordinamento esteri Inas, e Anna Maria Ginanneschi, responsabile dell’area internazionale dell’Ital

 

ROMA – È proseguita ieri al Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato l’indagine conoscitiva sull’attività dei patronati italiani che operano fuori dal territorio nazionale per le comunità residenti all’estero, sospesa l’11 novembre scorso (vedi http://comunicazioneinform.it/al-comitato-per-le-questioni-degli-italiani-allestero-laudizione-dei-rappresentanti-di-cipas-copas-enasco-e-epasa/).

Un approfondimento in vista di una riforma di queste strutture al momento all’esame al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali cui hanno partecipato in questa seduta Paolo Ferri, direttore generale del patronato Acli, Morena Piccinini presidente dell’Inca, Andrea Malpassi, coordinatore estero dell’Inca, Sante Marzotto, vice presidente dell’Inas, Gianluca Lodetti, responsabile del coordinamento esteri dell’Inas, Mario Castellengo, vice presidente dell’Ital e Anna Maria Ginanneschi, responsabile dell’area internazionale dell’Ital.

A spiegare il motivo dell’indagine il presidente del Comitato, Claudio Micheloni, che afferma come l’obiettivo sia appunto capire le prospettive di una riforma dei patronati e in particolare come essa potrà incidere sulle loro strutture e sui servizi resi alle collettività presenti all’estero. L’approfondimento non è stato quindi determinato dal taglio al fondo patronati previsto nella legge di stabilità, al momento all’esame della Camera, anche se la discussione – segnala il presidente – non potrà prescinderne. “Non stiamo facendo questo lavoro per chissà quali finalità, se non per essere propositivi e garantire i servizi ai connazionali all’estero – spiega Micheloni. Anche a seguito di alcune problematiche segnalate su questo fronte il presidente del Comitato afferma che, in vista del prossimo passaggio al Senato della legge di stabilità, alla luce delle risultanze di questo approfondimento – che coinvolgerà nelle prossime settimane anche l’Inps, il Maeci e il ministero del Lavoro – e della documentazione pervenuta, l’obiettivo sarà intervenire ove possibile sul tema per salvaguardare il più possibile il servizio all’utenza. Ai responsabili di patronato viene inoltre richiesta, dopo una prima fase informativa sulle attività svolte, un’interlocuzione tesa a valutare i margini di miglioramento dei servizi in un quadro di risorse sempre più limitato.

Di seguito è intervenuto Paolo Ferri (Patronato Acli) che ha ricordato come spesso i patronati siano considerati quale unico punto di riferimento da parte dei connazionali all’estero, anche per l’assenza di istituzioni cui rivolgersi in particolare per le questioni previdenziale e consolari. Ribadisce l’importanza della capillarità delle strutture di patronato in Paesi come l’Argentina dove le distanze sono grandi, l’utenza numerosa e spesso costituita da pensionati che hanno poca dimestichezza con i moderni sistemi informatici. “Negli ultimi anni abbiamo registrato un notevole incremento di attività per pratiche relative alle pensioni, pratiche che non ci vengono riconosciute – afferma Ferri, citando in particolare i Cud, i Red e la certificazione di esistenza in vita e riferendosi alle tabelle delle prestazioni retribuite ai patronati con il fondo accantonato al ministero del Lavoro e finanziato dai lavoratori. Chiarisce come al momento il patronato Acli sia presente in 20 Paesi con 85 sedi riconosciute e circa 250 dipendenti che svolgono ogni anno 250mila pratiche tra quelle tabellate – ossia retribuite dal fondo – e non, e sia “una macchina che sta lavorando oggi fuori giri, proprio per l’incremento di attività non riconosciute”, per cui auspica un percorso di riforma che includa la revisione del meccanismo di finanziamento. Una revisione che potrebbe consentire anche di continuare a far fronte ed incrementare ulteriormente il lavoro di orientamento svolto con la nuova emigrazione.

Un lavoro di “accompagnamento” la cui importanza viene ribadita anche da Morena Piccinini dell’Inca, che ribadisce il “significato sociale” del lavoro svolto dalle strutture di patronato, che consentono anche alle diverse generazioni di emigrati di mantenere un legame con l’Italia. A ciò si aggiunge anche l’apertura di strutture nei Paesi da cui il flusso di immigrazione verso l’Italia è cospicuo “per favorire l’integrazione e la conoscenza delle norme nei diversi Paesi e una mobilità più consapevole e responsabile”. “Con il tempo il nostro lavoro è divenuto più ampio e complementare a quello delle istituzioni – afferma Piccinini, riferendosi in particolare a Inps e Maeci e rilevando la necessità avvertita di “formalizzare” tale complementarietà anche per “legittimare un’azione che si sta portando avanti con grande professionalità”. Richiamata infine la “funzione pubblica” svolta dal patronato, con un’attività che la Piccinini auspica sempre più “controllabile e controllata” perché “la trasparenza per noi è valore fondamentale”. La presidente dell’Inca ritiene dunque insostenibile il taglio al fondo patronati, fondo che giudica “già sottostimato rispetto all’attività svolta” e il cui taglio comporterebbe “la morte delle strutture all’estero”.

Per l’Inas interviene il vice presidente Sante Marzotto, che ricorda come il fondo abbia già subito tagli in questi ultimi anni e si sia ora arrivati ad un punto di non ritorno superato il quale si metterebbe in forse l’esistenza stessa del patronato. Marzotto quantifica poi in oltre 600 milioni di euro il costo che lo Stato dovrebbe sostenere per le pratiche che attualmente vengono gestite dal patronato e torna sulla questione del riconoscimento dell’attività di assistenza ai connazionali domandato al Maeci, formalizzazione che consentirebbe di semplificare la vita al cittadino, vista – segnala – la capillare presenza delle strutture di patronato, il livello di informatizzazione raggiunto e la professionalità acquisita. Un’attività – puntualizza – che è sicura perché controllata dal ministero del Lavoro, a differenza di quella di “faccendieri” che potrebbero sostituirsi alle strutture qualora i tagli ne minassero presenza e attività. Ritiene infine che ministero del Lavoro e Governo dovrebbero recuperare la propria funzione di controllo ed indirizzo sulle norme relative al welfare.

Mario Castellengo dell’Ital richiama invece la mobilitazione spontanea contro l’annunciato taglio al fondo patronati, una reazione – afferma – “che è la miglior risposta che possiamo dare a coloro che criticano la nostra attività”. Ribadisce la disponibilità ad affrontare proposte di riforma dei patronati stessi e torna sulla necessità di dare seguito all’accordo con il Maeci, previsto della legge 152/2001, vista la crescita del “lavoro suppletivo” svolto dai primi. “Siamo presenti sul territorio per dare un servizio gratuito ai cittadini e non abbiamo paura delle verifiche sulla qualità del lavoro svolto, che anzi consentirebbe – conclude Castellengo – di stabilire quali patronati meritano di essere finanziati e presenti e quali no”. Anna Maria Ginanneschi, sempre per l’Ital, sottolinea come la missione fondamentale del patronato resti anche in futuro la tutela dei diritti, segnalando come la professionalità interdisciplinare degli operatori sia essenziale anche per l’accoglienza alla nuova emigrazione e al nuovo contesto globale in cui la mobilità è sempre più diffusa e complessa. Il patronato Inas – ricorda – è presente all’estero in 134 uffici per 161 recapiti in 31 Stati, con 281 dipendenti che svolgono ogni anno 100 mila pratiche riconosciute.

“Riteniamo importante che in questa sede passi il messaggio che l’esigenza di tutela dei diritti da parte degli italiani all’estero esiste – afferma Gianluca Lodetti, responsabile del coordinamento esteri dell’Inas, che ricorda poi come sia in crescita importante il flusso migratorio in uscita dall’Italia in questi anni, migrazione che coinvolge giovani, adulti, ma anche pensionati (400 mila sono i pensionati che risultano essere residenti all’estero). “Ricordiamo anche tutta la massa di pensionati che sono residenti in Italia ed hanno necessità di assistenza nel rapporto con istituti previdenziali all’estero, in Paesi in cui l’Inps non è presente. Questo per riaffermare – prosegue Lodetti – l’esigenza di patronato anche in Italia e la sua valenza sociale, valenza per cui riteniamo essenziale che il servizio svolto sia gratuito”. Il responsabile Inas ribadisce anche la volontà di rendere “più efficace, efficiente e verificato tutto quanto facciamo all’estero”: “su questo non devono esserci dubbi e noi stessi siamo pronti ad affrontare discussioni e proposte su ciò che deve essere fatto per migliorare il servizio”. “Al Comitato chiediamo quindi – conclude – di stimolare il ministero del Lavoro affinché prosegua con la riforma del sistema perché noi siamo pienamente disponibili a lavorare sugli aspetti sopra richiamati di efficienza, efficacia e trasparenza”.

Di seguito intervengono Carlo Pegorer (Pd) che sottolinea la valenza dei patronati e chiede delucidazioni sul rapporto tra la fonte di finanziamento e il complesso dell’attività svolta; Claudio Zin, senatore eletto per il Maie nella ripartizione America meridionale, che segnala come sia la comunicazione tra periferia e Italia ad essere carente, più che il collegamento tra strutture di patronato all’estero e connazionali; Alessandra Bencini (Misto), che domanda la ragione di questo taglio al fondo patronati e quali potrebbero essere la modalità alternative per rispondere ai sevizi svolti; Aldo Di Biagio, senatore di Per l’Italia eletto nella ripartizione Europa, che esprime apprezzamento per il lavoro svolto dai patronati e si riserva di approfondire alcuni temi nel corso del proseguimento degli incontri; il presidente Micheloni, che sottolinea come la riduzione della spesa pubblica sia necessità condivisa da tutti i ministeri, per cui ritiene che non sarebbe serio parlare di convenzione con il Maeci in assenza di risorse adeguate. Micheloni chiede ai responsabili di patronato presenti come a loro avviso sia possibile assicurare ugualmente i servizi ai cittadini all’estero in presenza di una riduzione generalizzata di risorse. “Sottoscrivo il quadro dei servizi e dell’importanza delle vostre strutture all’estero che voi avete tracciato – afferma il presidente, – ma occorre trovare delle soluzioni”.

Rispondono alle domande Ferri, che ribadisce come a fronte di un allargamento delle richieste ed un calo di risorse non sia possibile sviluppare ulteriormente le potenzialità delle strutture e non ritiene proponibile la richiesta di un contributo ai connazionali a fonte del servizio reso; Piccinini che ritiene la convenzione con il Maeci indispensabile per il riconoscimento dell’attività svolta, senza per questo prevedere oneri aggiuntivi, richiama la necessità che tale riconoscimento sia affiancato ad una revisione delle tabelle dei finanziamenti, spiega come negli ultimi anni il patronato abbia accompagnato il processo di riorganizzazione della pubblica amministrazione assorbendo su di sé moltissime attività, processo – afferma – che il patronato è ancora disposto ad accompagnare; Marzotto, che evidenzia come la risorse versate dai lavoratori potrebbero ulteriormente ridursi visto il tasso di disoccupazione; Castellengo che ribadisce l’opportunità di aprire un tavolo di confronto con il Maeci sulla convenzione più volte citata.

Micheloni annuncia per la prossima settimana l’audizione di un rappresentante del Ministero degli Addari Esteri con cui si parlerà delle problematiche esposte. Seguirà quella dell’Inps ed un nuovo confronto che il presidente auspica di calendarizzare alla vigilia del nuovo esame da parte del Senato della legge di stabilità, nei primi giorni del mese di dicembre. (Viviana Pansa – Inform)

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