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“Abruzzo nel Mondo”, l’editoriale di Mauro Ammirati – Politiche 2013: cambiare tutto perché nulla muti

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Su “Abruzzo nel Mondo”, gennaio-febbraio 2013, l’editoriale di Mauro Ammirati

Politiche 2013: cambiare tutto perché nulla muti

 

PESCARA – E’ uscito il numero 1, gennaio-febbraio 2013, anno XXXI, di “Abruzzo nel Mondo”, edito dall’Associazione degli Abruzzesi nel Mondo, direttore responsabile Claudio D’Orazio, direttore editoriale Nicola D’Orazio (www.abruzzomondo.it – e-mail:abrumond@yahoo.it  . Qui di seguito l’editoriale del redattore Mauro Ammirati.

Le conseguenze d’un fenomeno triste e preoccupante come l’invecchiamento nazionale non sono solo d’ordine economico-finanziario (si pensi agli squilibri nei conti della previdenza pubblica e del sistema sanitario nazionale), ma anche culturale. L’età elevata della popolazione si riflette pure negli orientamenti dell’opinione pubblica.

Un Paese vecchio, specie in tempi di recessione, cerca disperatamente sicurezza, ha una dannata paura del futuro, non si può pretendere che abbia il coraggio di affrontare le nuove sfide, piuttosto che mettere in discussione convinzioni consolidate ed opinioni radicate preferisce affidarsi al famoso medico pietoso che, come si sa, uccide il malato. Onestamente, non me la sento di biasimare un simile atteggiamento, direi che è umanamente comprensibile, il guaio che tutto ciò ha un prezzo. In altri termini, solo gli italiani possono salvare l’Italia, non si può esigere o illudersi che lo facciano altri popoli per noi.

Dopo che sono state stipulate le alleanze tra partiti e presentate le liste di candidati per le prossime elezioni politiche, il primo commento che viene da fare è questo: abbiamo perso 19 anni. Praticamente, una generazione. Siamo punto ed a capo, siamo rimasti fermi al 1994, quando l’Italia cercava di lasciarsi alle spalle Tangentopoli, la Guerra fredda e quella malattia endemica che si chiama partitocrazia e che non riusciamo proprio a debellare. Berlusconi si è ripreso la leadership del centro-destra, ha affondato le primarie (con le quali il Pdl avrebbe potuto, finalmente, cominciare a formare una nuova classe dirigente), ha ricostruito la coalizione con la Lega Nord a prezzo di cederle la candidatura alla Presidenza della Regione Lombardia e di rinunciare alla premiership. Il risultato è che i leghisti con il loro 11-12% governeranno la più importante regione d’Italia, non si sa a questo punto con certezza chi sarà il Presidente del Consiglio dei ministri (Alfano? Tremonti?…) se il centrodestra vincerà le elezioni, come se non bastasse, aspettiamoci una campagna elettorale in cui si parlerà delle vicende private di Berlusconi, delle inchieste giudiziarie e dei processi che lo riguardano e solo marginalmente dei problemi del Paese. In 19 anni Forza Italia, prima ed il Pdl, poi, non sono riusciti a darsi nuovi leaders e nuovi dirigenti. È bastato un cenno di Berlusconi perché un’importante occasione di rinnovamento come le primarie venissero cancellate e tutti, obbedienti, piegassero il capo, rientrando disciplinatamente nei ranghi. Non mi sembrano segni d’ottima salute del nostro sistema politico. I militanti del Pd, nelle primarie del loro partito, hanno preferito Bersani, non proprio un politico di primo pelo, al trentasettenne Matteo Renzi, uno dei pochi volti giovani della politica italiana. Un fatto emblematico.

Renzi, dicevano gli elettori del Pd, sembra troppo riformista, al punto da suscitare la stima anche dei partiti di centro e di destra. Uno così, era il timore, va a finire che poi le riforme le fa davvero. Bersani, era il ragionamento prevalente, lo conoscono tutti, sappiamo che non arriverà mai al punto di spaccare la sinistra, a costo di accantonare le riforme ed aumentare la pressione fiscale. Cioè, quello che in Italia si fa da quarant’anni a questa parte. Il centrodestra lo abbiamo messo alla prova tre volte, il centrosinistra due, il risultato è che il debito pubblico è sempre aumentato e le riforme sono state sempre rinviate.

Neanche Mario Monti è un rappresentante della nuova generazione, il suo governo non ha eliminato, come ci si aspettava, i privilegi della “casta” e si è scelto come alleati Fini e Casini, che siedono in Parlamento da qualche decennio. Riguardo all’ex leader di An, è opportuno ricordare che, due anni dopo essere stato eletto nelle liste del Pdl, ha presentato una mozione di sfiducia contro il governo Berlusconi, senza chiedere, per coerenza, elezioni anticipate. Restano due soggetti politici, il Movimento 5 stelle, guidato da Beppe Grillo e la “Rivoluzione civile”, dell’ex Pm Ingroia.

Nessuno dei due prenderà abbastanza voti per andare da solo al governo, quali che siano i loro meriti. Comunque vadano, anche queste elezioni saranno un’altra occasione mancata. Siamo un Paese vecchio ed anche stanco. Cerchiamo figure rassicuranti, ci tranquillizzano quei politici che fingono di detestarsi e combattersi, che predicano la modernizzazione ed una volta al governo negoziano, trattano, mediano, fanno compromessi… senza mai affrontare seriamente i problemi, la­sciando che se ne occupino gli italiani che verranno. L’entusiasmo ed il sacro fuoco per il cambiamento, la sana incoscienza con cui affrontare il domani, si sa, appartengono ai giovani. Alla nostra età si diventa troppo prudenti e diffidenti. Non è questione di democrazia. Ma di demografia. (Mauro Ammirati – Abruzzo nel Mondo /Inform)

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