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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Taranto Meeting internazionale sul Turismo delle Radici italiane nel mondo

ITALIANI ALL’ESTERO

 

TARANTO – Si sono aperti a Taranto, presso il Dipartimento Jonico dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, i lavori del  meeting internazionale sul turismo delle radici italiane nel mondo organizzato dalla giornalista Tiziana Grassi, presidente dell’Associazione “Turismo delle Radici a Taranto e provincia”. Nel suo intervento Grassi ha subito precisato l’importanza di restituire al territorio di Taranto e provincia una nuova narrazione ed il meeting si inserisce all’interno di questo percorso. “C’è una Taranto e c’è una provincia che vanno messe in relazione e tutto questo va connesso con le nostre comunità nel mondo”, ha esordito Grassi sottolineando come nel mondo ci siano attualmente circa 80 milioni di oriundi e italo-discendenti. La giornalista ha ringraziato anche gli istituti scolastici che hanno voluto partecipare all’evento. “Da qui parte una nuova era”, ha aggiunto Grassi evidenziando il ruolo del Ministero degli Esteri. “Dobbiamo fare squadra per questo meraviglioso territorio che lo merita”, ha precisato Grassi. Marina Gabrieli (coordinatrice nazionale progetto Italea del Maeci) ha raccontato come questo percorso sul turismo delle radici sia stato anche ispirato dalla Puglia. Gabrieli ha spiegato che Italea è un progetto del Maeci che rientra nei fondi del PNRR finalizzati alla valorizzazione dei borghi. “Il progetto vuole creare un’offerta turistica rivolta agli italo-discendenti”, ha rilevato Gabrieli ricordando che proprio quello in corso è l’anno delle radici italiane nel mondo. “Italea si rivolge a una platea di circa 80 milioni di potenziali viaggiatori”, ha aggiunto Gabrieli parlando del viaggio della scoperta delle proprie radici come un momento centrale per ricreare un legame con l’Italia. È stato anche menzionato come il fenomeno migratorio regionale abbia visto i pugliesi andare sia verso il nord Europa che verso le Americhe. “L’obiettivo del progetto è promuovere un modello di turismo sostenibile e responsabile”, ha precisato Gabrieli ricordando come il progetto sia nato da un tavolo tecnico di coordinamento istituito a partire dal 2018 dal Ministero degli Esteri, insieme all’Associazione Raiz Italiana e all’Associazione Asmef. Gabrieli ha spiegato come il progetto preveda anche delle working-holidays sul territorio per un’esperienza più intensa ed anche educativa. Desirée Petrosillo (Assessore alla Pubblica Istruzione e all’Università del Comune di Taranto) ha parlato del tema del turismo come uno dei cardini dell’amministrazione locale sottolineando l’importanza di portare flussi  turistici nella città di Taranto. Petrosillo ha evidenziato come però dietro l’aspetto meramente turistico ci sia qui anche l’idea di incentivare in futuro un ritorno alle radici, oltre a evitare che continui l’esodo verso l’estero. Petrosillo ha ricordato come i numeri delle persone che scelgono di andare a visitare i luoghi d’origine degli ascendenti siano alti, comportando un certo risvolto economico. Attilio Ardito (coordinatore del turismo delle radici per la Puglia) ha spiegato come i gruppi di lavoro sul territorio siano composti anche da vari operatori del turismo. Ardito ha ricordato come ci sia bisogno di avere un’accoglienza di alta qualità con delle figure professionali specializzate, come ad esempio i genealogisti proprio perché alla base del turismo delle radici ci sono le ricerche genealogiche per risalire alle famiglie di origine dei viaggiatori . Tramite la ricostruzione della storia familiare è possibile individuare i luoghi frequentati dagli avi; poi ci sono anche gli itinerari e i laboratori delle radici. Per Ardito è fondamentale sensibilizzare le comunità locali e i borghi italiani; ed è importante dare valore alle storie di questi italo-discendenti. Giorgia Salicandro (Italea Puglia) ha spiegato che Taranto ha bisogno di risplendere agli occhi di tutti. “In Puglia c’è tantissimo, c’è un fermento enorme: competenze vastissime ed estese”, ha spiegato Salicandro precisando come l’obiettivo sia fare rete delle tante realtà già esistenti anche nel turismo delle radici. Salicandro ha però ricordato che, prima ancora di creare gli itinerari e i laboratori delle radici, c’è bisogno di testare i territori. “Costruiamo itinerari su misura per i nostri viaggiatori delle radici”, ha spiegato Salicandro sottolineando come vengano presi in considerazione anche luoghi legati alla memoria collettiva oltre che familiare. Giovanni Battafarano (già Sindaco di Taranto e parlamentare) ha ricordato che, durante i suoi viaggi all’estero nei diversi continenti, ha spesso avuto modo di incontrare molti italo-discendenti. Battafarano ha sottolineato come, durante questi suoi incontri, abbia sempre percepito un misto di ammirazione ma anche di commozione per i tantissimi connazionali che nel corso dei decenni hanno lasciato l’Italia in cerca di fortuna altrove ma che hanno sempre mantenuto un forte legame con la madrepatria. “Il turismo delle radici è anzitutto una grande operazione emozionale, affettiva e umana che attiene all’identità di una comunità”, ha spiegato Battafarano evidenziando come l’Italia sia da sempre legata a fenomeni di emigrazione. Fra i numerosi interventi di questa prima sessione di lavoro segnaliamo anche quello di Giuseppe Sommario (ricercatore e direttore del Piccolo Festival delle Spartenze) che ha spiegato: “esistono tanti modi di ritornare e la ‘ritornanza’ può essere tante cose: un’arte, un atto politico o un modo di guardare al mondo”. Sommario ha ricordato anche il progetto di ricerca incentrato proprio sugli italiani all’estero e gli italo-discendenti, anche per delineare i possibili profili dei viaggiatori delle radici, da cui è emerso che l’italiano che vuole tornare a scoprire le proprie origini è soprattutto quello di terza o quarta generazione. Sommario ha inoltre rilevato come la gran parte di chi ha lasciato l’Italia provenisse dalle aree interne; un altro dato è che il viaggio delle radici è un qualcosa che si ha la tendenza a ripetere nel tempo. Sommario ha poi sottolineato che, quando si parla di radici, ci si riferisce anche a quelle culturali; il ricercatore ha fatto riferimento al concetto di radici mobili e plurime. “Di questa storia, in Italia, si parla poco”, ha aggiunto  Sommario invitando a riflettere sulla necessità di una nuova narrazione che si occupi finalmente di emigrazione italiana. Il Prof. Stefano Vinci (Università degli Studi di Bari Aldo Moro) ha ripercorso il cammino dell’Italia sotto l’aspetto migratorio, a cominciare dall’epoca in cui si emigrava verso gli Stati Uniti già tra fine ‘800 e inizi del ‘900. (Inform)

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