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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A San Zenone Degli Ezzelini (Treviso) la mostra “Marcinelle262”

ITALIANI ALL’ESTERO

Quarta tappa in Italia dell’allestimento itinerante dedicato alle vittime del disastro minerario del 1956 e alla memoria della nostra emigrazione

 

TREVISO – Verrà inaugurata l’11 febbraio alle ore 17 presso Villa Marini Rubelli a San Zenone Degli Ezzelini, in provincia di Treviso, la mostra itinerante “Marcinelle262” dedicata a tutte le vittime del disastro avvenuto l’8 agosto 1956 nella miniera belga di Marcinelle.

Si tratta della quarta tappa italiana dell’allestimento che si propone anche quale omaggio a tutti gli emigranti che nei decenni hanno lasciato l’Italia alla ricerca di una vita migliore. La mostra è già stata proposta a L’Aquila e a Manoppello in Abruzzo, a dicembre scorso nel comune di Mussolente, in provincia di Vicenza, e sarà dal 22 al 30 aprile 2017 per la sua quinta tappa in Italia in Lombardia, nei locali di Urban Center a Monza.

L’evento culturale è stato ideato ed organizzato da Mario Castellese, artista fondatore dell’associazione artistica no-profit Art Emotions For Soul con sede a Mussolente. Il tema indicato dall’associazione organizzatrice per questa rassegna è il buio e la luce. Il buio è rappresentato dal nero del carbone e di tanti giorni trascorsi a 1000 metri sottoterra, negazione del colore per antonomasia e che rappresenta il confine che segna la conclusione della fase vitale. La luce viene rappresentata dal bianco, dopo tante ore trascorse sotto terra, il bianco della speranza, della fiducia nel prossimo e nel mondo in genere. Rappresenta lo stato di purezza di verginità, di spiritualità e di divinità. Il colore bianco, inoltre, è simbolo del Paradiso e dell’Eternità. Per informazioni: http://marcinelle262.wixsite.com/exhibition.

Di seguito le parole del critico Mauro Fantinato in proposito: “In questo progetto espositivo appare ovvio che la prima funzione da esaminare sia quella commemorativa. Il terribile ricordo, la memoria sofferta, il doloroso richiamo a quel immane dramma costituiscono i temi ed i significati indagati e comunicati dall’atto artistico, al quale pertiene il primario fine di emozionare e al contempo di far riflettere, ammettendo nel suo corollario il dovere etico e la didassi formativa. Gli artisti, infatti, si sono fatti latori di un messaggio pieno e potente, capace per vie linguistiche differenti di irretire i sensi e di generare quell’empatico cordoglio universale, intriso di sofferenza e sacrificio, cui ineriscono insieme la conoscenza del fatto (da parte dei discenti) ed il monito morale (consegnato ai posteri).

L’arte, di conseguenza, guadagna anche la funzione sociale e storica. Sociale, perché viene rappresentata la classe cui appartenevano i minatori, perlopiù emigranti in cerca di una vita migliore, suggerendo anche spunti critico-riflessivi su quelle politiche che, emanate dall’alto, propagandarono l’accordo scambio uomo-carbone e, ancor oggi, impongono seri interrogativi sul rapporto fra il diritto al lavoro ed il diritto alla vita. Inoltre storica, perché le opere fungono da fonti indirette, traslate ma esperibili, e raccontano e riattualizzano il vissuto dei minatori, gli effetti personali, i luoghi, i dolori e le speranze, le luci fioche nel buio e la Luce, fisica e divina, sopra il buio.

Di tutto ciò ne diffonde il senso ed il sentimento l’installazione, ideata da Castellese, che proprio sulla dialettica bianco/nero – buio/luce si basa. Con respiro monumentale, la struttura raccoglie ed elenca in modo epigrafico i nomi di tutte le vittime, ad ognuna delle quali, metaforicamente e nel concreto del supporto, vengono associati il nome di un artista e le sue formelle, formato 30 x 30 cm, dipinte ad hoc. Fioriscono 262 dialoghi. Tra passato e presente, verso un tempo futuro. Può, insomma, considerarsi un moderno monumento ai caduti, se si vuole venato di antica pietas, la cui forma architettonica richiama il concetto di galleria nella sua ambivalenza semantica tra il cunicolo scavato nel ventre della terra e l’ambiente architettonico vocato all’esposizione. Il visitatore può calarsi a vivere un’esperienza artistica di pregnante intensità ed introdursi a quella funzione poetica, frequentata da parecchi artisti in mostra, di purificazione catartica, in cui l’uomo annulla l’accidente terreno e si sublima in spirito. L’arte, allora, penetra nell’oscurità della terra e dell’uomo per portarvi la Luce. Ridona un’ulteriore vita, risarcisce dalla morte terrena, piombata dentro il cuore della terra. Eterna il nome del protagonista, le sue eroiche azioni e/o semplicemente i suoi sentimenti di lavoratore emigrato. Dunque, aliena ad una committenza pagante e privata, quest’arte in mostra se rende onore ed insegna, altresì espia le sofferenze in un anelito di umana fratellanza”. (Inform)

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