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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Roma l’incontro “Il valore dell’Emigrazione, il contributo delle comunità regionali italiane al progresso e allo sviluppo dei Paesi ospitanti”

ITALIANI ALL’ESTERO

Nell’ambito della sesta edizione del Festival della Diplomazia

Si è parlato del “Dizionario Enciclopedico delle migrazioni Italiane nel Mondo”

 

ROMA – Nell’ambito della sesta edizione del Festival della Diplomazia si è svolto a Roma l’incontro “Il valore dell’Emigrazione, il contributo delle comunità regionali italiane al progresso e allo sviluppo dei Paesi ospitanti”. Durante il dibattito, che è stato caratterizzato dall’esecuzione dell’Inno degli italiani nel mondo “Italia Patria mia” del compositore M° Luigi Polge ,  sono stati approfonditi variegati aspetti del “Dizionario Enciclopedico delle migrazioni Italiane nel Mondo”.

L’incontro è stato aperto da Pasquale Mastracchio, presidente dell’Unione Associazioni Regionali (UNAR), che ha sottolineato come gli italiani all’estero abbiano portato nel mondo i valori di umanità, solidarietà e pace su cui si fonda la repubblica italiana. Mastracchio ha anche evidenziato l’esigenza di non affievolire,   di fronte alle questioni connesse agli odierni fenomeni migratori, i tradizionali legami di solidarietà presenti in Italia , evitando su questa delicata materia estremismi ideologici e favorendo la nascita di una omogenea politica europea sulle migrazioni. Mastracchio ha poi rilevato l’importanza di un’azione comune volta, nel campo della lotta alla povertà, della promozione dei diritti umani e della salvaguardia del pianeta, al  perseguimento del progresso civile, economico e sociale dell’umanità. “Da voi – ha concluso Mastracchio rivolgendosi alla platea – abbiamo imparato che la diversità delle culture non costituisce un fattore di divisione, ma rappresenta invece è uno stimolo a sviluppare un dialogo fecondo fra l’Italia e le altre nazioni, fra l’Italia e le proprie regioni, fra le regioni e i propri comuni. Questo dialogo deve essere fondato sulla condivisione dei valori universali di pace, solidarietà e rispetto reciproco”.

Anche il presidente del Festival della Diplomazia Giorgio Bartolomucci ha evidenziato come i fenomeni migratori siano caratterizzati in questo periodo da posizioni ideologiche di rifiuto totale degli immigrati che dal Mediterraneo si affacciano sulle nostre coste. Una realtà, quella migratoria che, secondo Bartolomucci, non può invece essere ignorata.  “E’ un fenomeno – ha aggiunto – con cui dobbiamo fare i conti avendo memoria di quando eravamo noi il paese che esportava persone in cerca di lavoro”.

Dal canto suo il diplomatico Gianpaolo Ceprini, portando i saluti del senatore Aldo Di Biagio, ha rilevato l’esigenza di una posizione certa delle nostre autorità politiche e dell’Ue sull’attuale fenomeno migratorio che sta investendo l’Europa in maniera massiva e problematica. Ceprini ha anche evidenziato come oggi la nuova emigrazione italiana sia, rispetto al passato, più qualificata, anche se permangono problemi per la conoscenza delle lingue straniere come ad esempio il tedesco. Dopo aver ricordato la propria contrarietà alla creazione dei deputati e senatori della circoscrizione Estero, per il diplomatico sarebbe stato più utile l’inserimento dei rappresentanti dei nostri connazionali nelle commissioni regionali che sono in rapporto con le terre d’origine,  Ceprini ha sottolineato la necessità di lavorare, anche attraverso l’apertura di un dialogo con le persone che arrivano in Italia, per la gestione e l’inserimento dell’immigrazione, un fenomeno spesso ibrido, che approda oggi nel nostro paese.

Da segnalare  anche l’intervento di Gianni Lattanzio dell’associazione Dialoghi che ha evidenziato l’importanza delle politiche regionali per l’emigrazione anche per quanto riguarda il mantenimento delle tradizioni . Una diaspora, quella dei nostri emigranti, che per Lattanzio appare umile e forte nello spirito e  capace di guardare al futuro. Una emigrazione composta da tanti volti diversi che però esprime la medesima identità italiana. Dopo aver ricordato l’importate opera spirituale e di concreta solidarietà svolta dai religiosi italiani al fianco della nostra emigrazione, Lattanzio ha segnalato come oggi sia difficile intercettare la nuova emigrazione italiana, composta da giovani che si recano all’estero per esprimere la prioria conoscenza e professionalità e che spesso non si iscrivono all’Aire. Una nuova realtà che, secondo Lattanzio, va affrontata con un salto di qualità delle politiche migratorie. Politiche migratorie 2.0 utili al sistema Italia che tengano conto anche della necessità di pensare il nostro paese in termini di rete, senza dimenticare la mobilità circolare dei ricercatori italiani e stranieri.

E’ stata poi la volta dell’economista e saggista Piercamillo Falasca che ha ricordato come già da alcuni anni sia ripresa l’emigrazione italiana verso l’estero, un fenomeno che con l’avvento della crisi è divenuto massivo. Falasca, dopo aver rilevato il positivo apporto nel secondo dopoguerra delle rimesse degli italiani nel mondo allo sviluppo economico dell’Italia,  ha segnalato come l’emigrazione degli ultimi anni abbia avuto un costo per l’Italia da individuare nelle risorse spese dal nostro paese per la formazione dei giovani che oggi mettono la loro professionalità a disposizione di imprese all’estero. Un fenomeno, quello della nuova emigrazione, dai risvolti anche positivi che, per Falasca, dovrebbe essere girato a nostro vantaggio attraverso iniziative di natura fiscale che rendano attraente il nostro Paese, favorendo il rientro in Italia di questi connazionali.  Secondo Palasca sarebbe inoltre necessario un riorentamento delle politiche per gli italiani all’estero che tenga conto, affrancandosi dalla emigrazione tradizionale, delle esigenze di questa nuova emigrazione.

Ha poi preso la parola il presidente dell’Associazione Italiani d’Egitto (AIDE) Roberto Ruberti che si è soffermato sulla esperienza migratoria vissuta dai nostri connazionali in Egitto dalla metà dell’800 fono al 1956.  “Tutti noi – ha affermato Ruberti – abbiamo nei confronti di quel paese nostalgia, per qualcosa che non può più ritornare ed è stato bellissimo , ma anche dispiacere per come siamo stati mandati il via. Dalla prima metà dell’800 fino al 1956 gli italiani sono stati accolti in Egitto come persone che portavano un valore aggiunto E gli italiani ricompensarono questa accoglienza contribuendo al miglioramento della società egiziana”. Per Ruperti l’esperienza migratoria in Egitto dimostra inoltre la necessità di affrontare gli odierni flussi migratori che giungono in Europa e in Italia non attraverso atteggiamenti radicali o troppo buonisti, ma con modelli di integrazione dei migranti simili ad esempio a quelli applicati negli Stati Uniti.

Flaminio Di Biagi, scrittore e docente di italianistica alla Loyola University Chicago, ha invece ripercorso il cammino culturale, linguistico e letterario delle comunità italiane nel nord America sottolineando come i nostri connazionali abbiano saputo sviluppare e portare avanti una loro cultura. “I migranti – ha spiegato Di Biagi –   che parlavano prevalentemente il dialetto,  prima mandarono le rimesse, poi le fotografie e alla fine hanno cominciato a inviare lettere. Dopo di queste vi furono i diari, poi le autobiografie e molta poesia in italiano , ma anche in dialetto. … Tullio De mauro – ha aggiunto  Di Biagi – ricorda che una delle cause dell’alfabetizzazione degli italiani furono due:  le migrazione e la grande guerra che costrinsero gli italiani a scrivere per comunicare con le famiglie”.

Dopo aver ricordato che ancora oggi in Canada vi sono scrittori italiani che scrivono in francese , inglese e italiano, Di Biagi ha evidenziato come la permanenza in paesi stranieri abbia consentito ai nostri connazionali all’estero di sprovincializzare e modernizzare la propria visione della vita. Segnalata poi da Di Biagi la necessità di lavorare anche in ambito regionale sul tema della memoria e della cultura e di capitalizzare la grande voglia che c’è di italiano nel mondo, una lingua che oggi si studia per scelta e per motivazioni prettamente culturali.

E’ poi intervenuta Tiziana Grassi, giornalista, studiosa di migrazioni e direttore del Dizionario Enciclopedico delle migrazioni Italiane nel Mondo, che nel presentare la complessa opera ,  ha evidenziato come oggi l’associazionismo italiano all’estero debba affrontare la grande sfida dei milioni di oriundi nel mondo. “Il ruolo delle associazioni – ha affermato la Grassi – è oggi più che mai impegnativo e fondamentale per tenere in vita i rapporti fra le due italie. In questo contesto anche le Regioni hanno un ruolo importantissimo perché insieme alle associazioni possono mantenere questi legami e particolarmente apprezzate sono quelle Regioni che hanno attivato delle iniziative volte a facilitare il ritorno in patria dei nostri connazionali. Un rientro che può riguardare sia i giovani che vogliono capitalizzare in Italia le loro esperienze fatte all’estero, sia i tanti connazionali che non hanno avuto successo e quindi non hanno potuto fare ritorno in patria per motivi economici”.

“Ieri come oggi – ha concluso Tiziana Grassi – chi emigra lascia tre madri: la propria madre, la madre terra e la madre lingua. Quindi tutti coloro che emigrano necessitano della nostra attenzione e solidarietà”.

Da segnalare infine le parole del coordinatore dell’incontro e segretario generale del “Centro per la Promozione del Libro” Giovanni Cipriani, che ha proposto di realizzare nuovi e più ampi incontri sulle tematiche connesse al Dizionario Enciclopedico, e il messaggio del deputato Fabio Porta in cui si sottolinea l’importanza dell’inserimento dello studio dell’emigrazioni nelle scuole italiane per la comprensione del fenomeno migratorio, in un’Italia proiettata verso la globalizzazione. (G.M.- Inform)

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