FARNESINA
Gli interventi del Capo dello Stato, del ministro degli Esteri, del segretario generale della Farnesina e dei capi della diplomazia spagnola e francese
Mattarella: “Se l’Italia è, nel Mediterraneo, frontiera d’Europa, all’europeizzazione del salvataggio di vite umane in mare deve corrispondere l’europeizzazione dell’accoglienza di chi ha diritto, ma anche l’europeizzazione dei rimpatri e la predisposizione di canali legali di immigrazione”
Alfano : “A chi chiede di costruire muri e chiudere le frontiere la diplomazia in modo paziente risponde osservando che la sicurezza non si ottiene alzando ponti levatoi e che la chiusura delle frontiere finirebbe per sgretolare le fondamenta dell’Unione Europea”
Belloni: “Il nostro valore aggiunto è la nostra rete all’estero che la Farnesina mette a disposizione di tutte le istituzioni del Sistema Paese”
ROMA – 124 Ambasciate, 8 Rappresentanze permanenti, 1 Delegazione diplomatica speciale, 80 Uffici consolari, 83 Istituti Italiani di Cultura, per un totale di 296 sedi. E’ questa la rete della Farnesina all’estero che lavora nel mondo per la tutela dei cittadini italiani all’estero e per la promozione del sistema Paese. Due obiettivi, quest’ultimi, prioritari per la diplomazia italiana che vengono ribaditi nel tema “Sicurezza e crescita: le sfide per l’Italia e l’Europa” al centro del dibattito della XII Conferenza degli Ambasciatori, che ha preso il via ieri alla Farnesina e che si concluderà il 27 luglio a Milano con sessioni di incontri “one-to-one” tra aziende e ambasciatori e una giornata di lavoro in cui gli ambasciatori incontreranno, nella sede di Assolombarda, il presidente Carlo Bonomi e la sua giunta, oltre al sindaco di Milano Giuseppe Sala. Presenti all’incontro presso la Farnesina le massime autorità dello Stato, come ad esempio la presidente della Camera Laura Boldrini, e i vertici del Maeci. Fra il pubblico, in rappresentanza del Cgie, anche il membro del Comitato di Presidenza Gianluca Lodetti.
“Siamo orgogliosi come Italia – ha esordito il Segretario Generale della Farnesina Elisabetta Belloni aprendo i lavori della Conferenza – di avere una delle reti all’estero più articolate, più ampie ed efficaci. Il nostro valore aggiunto è la proprietà che la Farnesina ha di questa rete e che mette a disposizione di tutte le istituzioni del Sistema Paese. E’ una rete che ci permette non soltanto di fare degli approfondimenti su quello che accade all’estero, e quindi di aver una conoscenza più diretta de fatti, ma anche di essere operativi, cioè vi è una nostra capacità di intervento a tutela dei cittadini e del Sistema Paese che spesso ci viene anche invidiata dai nostri tradizionali concorrenti” . “Oggi – ha proseguito il Segretario Generale – vogliamo promuovere uno scambio di idee sulla politica estera che deve essere coerente con i nostri interessi nazionali che dobbiamo individuare con forza suggerendo una strategia e una visione realistica del ruolo che il nostro paese può esercitare nel mondo di oggi in cambiamento, e in tal modo anche identificare quelle che realisticamente il nostro Paese può promuovere” . Per la Belloni la diplomazia ha dunque il compito di trasformare le esigenze nazionali in strategie negoziali, di suggerire geometrie politiche ed economiche, di anticipare i cambiamenti e, se possibile, “di coniugare i nostri interessi nazionali con una partecipazione nei fori multilaterali che oggi sono in profondo cambiamento”. “Tutto ciò – ha continuato il Segretario Generale – cerchiamo di farlo con indipendenza di giudizio, che è propria della tradizione della carriera con la ‘c’ maiuscola. Con profondo senso lealtà e di rispetto verso le istituzioni al servizio delle quali tutti noi ci poniamo . Sono queste le regole e i principi e i valori quali noi siamo stati abituati e vogliamo trasmettere oggi anche ai più giovani. Chiediamo con forza alla politica non solo di rispettare questi principi, ma di incoraggiarci quotidianamente a rimanere fedeli ad essi”.
Ha poi preso la parola il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale Angelino Alfano che ha rilevato come la diplomazia, alla stregua della politica, rappresenti una vocazione orientata al mondo. “L’apertura verso il mondo per il nostro Paese – ha spiegato Alfano – è l’ossigeno vitale per la sicurezza e per la crescita… sicurezza e crescita sono i temi quotidiani di lavoro della nostra diplomazia e sono i “servizi” che più ci chiedono in questo momento i nostri concittadini. In un mondo in cui non esiste il rischio zero – ha aggiunto – il sistema italiano in questi anni ha tenuto. Abbiamo avuto la capacità di combinare insieme solidarietà e sicurezza. Solidarietà, salvando centinaia di migliaia di vite nel mare Mediterraneo. Sicurezza: agendo con fermezza nell’identificare e contrastare gli estremisti e i terroristi e rendendo il nostro un Paese sicuro. In queste azioni per la sicurezza i diplomatici sono essenziali”. Alfano ha poi ricordato sia come nell’ultimo anno gli interventi della rete diplomatico consolare a tutela degli italiani all’estero siano stati più di 46.000, sia l’importante lavoro svolto dai diplomatici per prevenire conflitti e trovare soluzioni alle crisi. “A chi chiede di costruire muri e chiudere le frontiere – ha affermato il ministro – la diplomazia in modo paziente risponde osservando che la sicurezza non si ottiene alzando ponti levatoi e che la chiusura delle frontiere finirebbe per sgretolare le fondamenta dell’Unione Europea, l’organizzazione che più di ogni altra ha garantito all’Europa 60 anni di sicurezza”. Alfano ha poi sottolineato come a tutt’oggi la nostra sicurezza sia minacciata dalla distanza profonda, economica e sociale, che esiste fra l’Europa e la sponda sud del Mediterraneo. Una frattura fra i due continenti che ha dato forza la terrorismo islamico e in Europa alla demagogia populista. Una divisione che, secondo il ministro degli Esteri, anche per mettere in salvo l’Unione Europea, potrà essere superato solo avvicinando l’Africa all’Europa, attraverso un’azione comune dei Paesi dell’Ue. “Per questo nella dichiarazione di Roma del 25 marzo per rilanciare il progetto europeo – ha spiegato Alfano – abbiamo scritto che agiremo insieme. A noi, italiani, francesi e spagnoli, spetta più di altri l’iniziativa per agire insieme e ridurre la faglia politica apertasi nel Mediterraneo. Una faglia che alimenta intolleranza e discriminazione ossia i maggiori rischi per la tenuta dell’Unione europea. E’ con questo spirito di iniziativa che l’Italia è ritornata in Libia. Siamo stati i primi a riaprire la nostra Ambasciata perché la stabilità della Libia è la chiave della sicurezza nel Mediterraneo… Ho chiesto alla nostra diplomazia – ha proseguito Alfano – di usare tutti gli strumenti a loro disposizione per orientare la Nato anche a sud e per lanciare con determinazione il progetto di Difesa comune europea che non può che guardare a sud. Senza attendere i tempi di Bruxelles alla Farnesina abbiamo realizzato alcune nuove iniziative, come il Fondo Africa, di 200 milioni di euro, e la Conferenza di Roma sui Paesi di Transito dei Flussi Migratori”. Il ministro degli Esteri ha poi rilevato come l’aiuto pubblico allo sviluppo italiano sia aumentato nel 2016 arrivando allo 0, 27% del reddito nazionale lordo e che si cercherà di preservare questi fondi di civiltà e sicurezza dalla scure dei tagli di bilancio. Alfano dopo aver ricordato che nel 2018 l’Italia presiederà l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), ha evidenziato come l’altra missione della diplomazia sia la crescita. “Il multilateralismo – ha detto – è lo spazio dove affermiamo i valori e le liberta universali innate in ogni persona, è l’arena delle nostre battaglie più importanti in favore dei diritti umani .. Il multilateralismo – ha proseguito Alfano – è considerato in Italia e nel mondo linfa votale anche del commercio internazionale. A differenza dei populisti noi crediamo nel libero commercio e pensiamo che il protezionismo non sia mai una risposta giusta, soprattutto per un Paese esportatore come l’Italia che conta sull’apertura dei mercati per la sua crescita. Per 60 anni l’Ue, il più grande progetto multilaterale al mondo, ha creato le condizioni per i nostri scambi e la nostra prosperità. Far parte del più grande blocco commerciale costituito da 500 milioni di consumatori ci rende più competitivi di fronte a grandi economie come gli Usa e la Cina e ci protegge da tentativi di misure protezionistiche unilaterali che altri paesi si astengono dell’adottare per paura delle possibili ritorsioni europee”. Il ministro ha infine sottolineato l’importanza per lo sviluppo dell’Italia, che oggi ha ripreso a crescere ai ritmi giusti, di una diplomazia economica che viene condotta a 360 gradi “Voi ambasciatori – ha concluso Alfano – non aspettate che gli imprenditori vengano da voi ma andate voi dagli imprenditori”.
E’ poi intervenuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha in primo luogo ricordato come quest’anno segni un traguardo particolare, ovvero i cinquant’anni dall’ingresso delle prime donne nella carriera diplomatica.“Al livello nazionale, – ha ricordato il Capo dello Stato – dopo anni di crisi economica e di stagnazione, grazie ad uno sforzo congiunto che ha fatto leva, prima di tutto, sull’impegno e sui sacrifici degli italiani, il Paese ha registrato una graduale inversione di tendenza che si è rafforzata nel tempo e che ha assunto, negli ultimi mesi, un ritmo finalmente più consistente.
E’ ora indispensabile e urgente conseguire l’obiettivo di ‘mettere in sicurezza’ questo andamento, attraverso una decisa azione di ‘sistema’ alla quale la diplomazia è chiamata a fornire un contributo di grande importanza. Il Paese ha bisogno delle vostre energie per trasmettere e far recepire un messaggio chiaro sui numerosi, positivi cambiamenti che si sono prodotti nel nostro Paese, a partire dal percorso di riforme posto in essere e in atto, dalle misure adottate per rendere solido il sistema bancario, nonché dai dati incoraggianti che registriamo nel nostro interscambio, a dimostrazione del valore e della costante vitalità del Sistema Italia. Potenzialità, sin qui inespresse, – ha continuato Mattarella – gravano tuttavia sulla condizione occupazionale del Paese, specialmente su quella giovanile. Una positiva azione di impulso alla crescita dell’economia, in Italia e all’estero, costituisce il naturale volano per ridurre la disoccupazione. L’azione di promozione del Sistema Paese, nella quale la diplomazia italiana è da tempo impegnata, oltre a rappresentare una priorità strategica, costituisce anche un preciso dovere a questo scopo”.
Mattarella, dopo aver sottolineato l’importanza della promozione della lingua e della cultura italiana all’estero per l’esportazione dei nostri prodotti e della nostra conoscenza, ha ribadito la convinta adesione del nostro Paese all’approccio multilaterale e la necessità di affrontare le grandi sfide della pace della sicurezza e dell’economia attraverso un approccio comune. “In quest’ottica – ha affermato Mattarella – la dimensione europea assume sempre più i caratteri di una ‘comunità di destino’ in cui è l’interdipendenza il primo parametro con il quale occorre confrontarsi. Il mondo di oggi non può essere considerato un’arena nella quale siano in brutale competizione sovranità impugnate come clave in una logica di antagonismo o addirittura di scontro. I problemi hanno una dimensione e una natura che travalica le capacità persino dei Paesi economicamente o militarmente più forti. In tal senso l’antistorico richiamo alla autosufficienza rappresenta uno schermo che ,alla prova dei fatti, si rivelerebbe tanto illusorio quanto fragile. Il mondo non è un menù nel quale poter scegliere, à la carte, le cose che piacciono, scansando quelle che disturbano. Queste ultime continueranno a fare irruzione nella nostra vita sinché non saranno eliminati i fenomeni che le provocano”. “L’interesse nazionale – ha proseguito il Presidente della Repubblica – è sempre, naturalmente, per tutti, un obiettivo al quale tendere. Pensare, tuttavia, che esso coincida con una sorta di angusta chiusura in se stessi è un errore gravido di conseguenze pericolose. Avere uno sguardo lungimirante è una lezione che l’Italia ha appreso sin dal percorso che la condusse all’unità nazionale. Vale anche per i momenti di confronto all’interno delle comunità in cui ci riconosciamo. Anche oggi sono il dialogo e l’affermazione, oggettiva e paziente, delle nostre ragioni a consentirci di raggiungere risultati di primaria rilevanza. .. Sono certo – ha aggiunto – che il metodo di fermezza negoziale sarà quello che ci consentirà di superare i numerosi ostacoli che ancora si frappongono a un lungimirante ed efficace governo del tema forse più rilevante oggi di fronte all’Unione Europea, quello di una gestione del fenomeno migratorio di carattere autenticamente comunitario. Non è facile elaborare strumenti adeguati di fronte a un fenomeno di tale ampiezza, ma questo deve essere il nostro obiettivo. Vi sono varie strade per governarlo: quella che certamente non esiste è l’illusione di poterlo rimuovere. Se l’Italia è, nel Mediterraneo, frontiera d’Europa, all’europeizzazione del salvataggio di vite umane in mare – che ha visto il nostro Paese ricordare ad altri, attraverso l’esempio, quali fossero i principi e i valori che costituiscono le fondamenta stesse della civiltà d’Europa – deve corrispondere l’europeizzazione dell’accoglienza di chi ha diritto, ma anche l’europeizzazione dei rimpatri e la predisposizione di canali legali di immigrazione. Si tratta di elementi tutti essenziali, che devono essere inseriti in un quadro comune al livello continentale. E’ una discussione collegiale, seria e responsabile, quella che chiediamo, senza spazio per battute estemporanee al limite della facezia, che non si addicono al dialogo e al confronto internazionali. Anche in questo contesto i vostri sforzi, a Bruxelles, nelle Capitali europee, in quelle del Mediterraneo e in Africa, sono imprescindibili”.
Mattarella si è soffermato anche sull’Unione europea, sottolineando come ormai l’Ue si trovi ad un punto di svolta. “L’indispensabile processo di revisione dei Trattati – ha spiegato il capo dello Stato – è in funzione di scelte politiche intorno a opzioni differenti: arrendersi all’irrilevanza, inaridirsi nell’inedia dell’inconcludenza, oppure riprendere con decisione il processo e il percorso di integrazione. Soltanto un’Europa coesa potrà infatti concorrere con efficacia a far valere i propri valori e a determinare gli equilibri mondiali. In un momento nel quale, da più parti. le spinte verso il protezionismo si fanno più assertive, mettendo a rischio la crescita mondiale, è l’Europa nel suo insieme a dover reagire, attraverso comportamenti coerenti che garantiscano ai nostri soggetti economici di poter operare in libertà e in sicurezza, agli investitori di poter agire protetti da norme eque e condivise, ai consumatori di essere tutelati e di vedere i propri diritti rispettati”. Mattarella ha infine rilevato l’esigenza di sviluppare una comune dimensione Europea per la sicurezza e la difesa.
A seguire è intervento il ministro degli Esteri e della Cooperazione spagnola Alfonso Maria Dastis Quecedo che ha in primo luogo sottolineato la necessità di guardare con passione al futuro per dare nuovo slancio all’Unione Europea e lasciarla in eredità ai nostri figli. Una Ue che è portatrice di valori fondamentali, come solidarietà, sicurezza e eguaglianza. Principi che per troppo tempo sono stati dimenticati. Il ministro ha anche evidenziato l’esigenza di promuovere un sistema europeo di difesa Secondo Quecedo, anche al fine di risolvere crisi come quella libica, sarebbe dunque opportuno che l’Unione Europea si doti, superando i particolarismi, di adeguati mezzi comuni di difesa e di politica estera. “Le coste d’Italia sono una nostra responsabilità – ha affermato il ministro – e solo insieme possiamo affrontare le migrazioni.. dobbiamo migliorare l’emigrazione legale e riprendere il controllo degli altri flussi migratori, oppure i cittadini europei volteranno le spalle all’Ue” . Il ministro spagnolo ha posto in evidenza la necessità sia di non smantellare lo stato sociale, di fronte alle pressioni della globalizzazione, sia di proteggere e dare nuovo impulso alla moneta unica europea per garantire il nostro futuro economico. Per Quecedo inoltre la brexit con il Regno Unito andrà gestita dall’Ue nel migliore dei modi, senza dimenticare la necessità di mantenere dei buoni rapporti con questo importante Paese. Il ministro ha infine rilevato come a tutt’oggi appaia opportuno un miglioramento delle politiche dell’Ue, che lasci però intatti i settori del modello socioeconomico che ha funzionato, come ad esempio la positiva politica agricola.
E’ stata poi la volta del il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian che ha ricordato l’importanza della cultura nei rapporti fra Italia e Francia e nell’intero progetto europeo. “Con l’elezione di Emmanuel Macron alla presidenza – ha affermato Le Drian – i francesi hanno scelto di non dissociare la Francia dal progetto europeo sconfiggendo i populisti. Ma questa vittoria politica non deve dare trionfalismi, esige invece lucidità verso una Unione europea troppo distante e burocratica… dobbiamo guardarla in volto e richiamare coloro che sino allontanati”. Il ministro ha anche rilevato l’importanza per il futuro dell’Ue di una maggiore dimensione sociale, di sicurezza e di difesa. Un campo , quest’ultimo, in cui l’Europa ha già compiuto numerosi progressi attraverso la creazione del Consiglio francotedesco di sicurezza e il Fondo europeo di difesa e cooperazione.
“L’europa vive una crisi migratoria senza precedenti – ha affermato Le Drian – in cui l’Italia è i prima linea. La Francia lo sa e capisce che si tratta di una sfida storica. Di fronte a questo dramma la risposta deve essere politica collettiva ed europea. Non possiamo rassegnarci a vedere il mare Nostrum trasformato in un cimitero marino e non possiamo lasciare impuniti coloro che sono la causa di questa tragedia” . Secondo il ministro per fronteggiare questo dramma ci vogliono dunque azioni condivise dal punto di vista politico, migratorio e della sicurezza, nonché la capacitò di agire anche presso i paesi d’origine. In proposito Le Drian ha evidenziato l’esigenza di accogliere solo gli immigrati aventi diritto alla protezione internazionale e di potenziare il sistema di rimpatrio degli altri . Segnalata infine dal ministro la centralità della governance monetaria europea, un aspetto che va potenziato, e del sistema economico multilaterale. (G.M.- Inform)