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A Roma la sesta edizione del Festival Internazionale del Cinema Cattolico-Mirabile Dictu

CINEMA

L’iniziativa, ideata e presieduta da Liana Marabini, è stata incentrata quest’anno sul tema della famiglia. Premiati come miglior film Felices los que lloran (di Marcelo Torcida, Paraguay) e Juan del Santo come miglior attore per l’interpretazione in Flow

 

ROMA – Si è conclusa a Roma la sesta edizione del Festival Internazionale del Cinema Cattolico-Mirabile Dictu, incentrato quest’anno sul tema della famiglia.

1034 le opere candidate al concorso, iniziativa della cineasta Liana Marabini per dare spazio ai produttori e ai registi di film, documentari, docufiction, serie tv, cortometraggi e programmi che promuovono valori morali universali e modelli positivi. Marabini, connazionale residente nel Principato di Monaco, è presidente e fondatrice del Festival, oltre che titolare della casa editrice Liamar Editions, che pubblica il periodico in lingua italiana per gli italiani del Principato “L’editoriale”.

Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, dicastero vaticano che fin dalla nascita del premio, nel 2010, gli ha accordato l’Alto Patronato, ha ricordato in questa occasione come “la settima arte sia certamente una delle espressioni più incisive ed immediate, soprattutto per l’uomo contemporaneo che ha privilegiato l’immagine rispetto alla parola”. “Sappiamo che il cinema riesce a intrecciare parola, immagine, luce e questo Festival vuole soprattutto riuscire a unire la bellezza, la verità, l’amore, i temi ultimi e penultimi dell’esistenza – ha osservato Ravasi. Il cardinale ha quindi citato Virginia Woolf, che sosteneva come il cinema deve essere “espressione della bellezza, che ha due tagli: un taglio di gioia e un taglio di angoscia, ed entrambi tagliano il cuore”. “Il cinema come la letteratura, come l’arte in genere – ha proseguito il porporato, – non è soltanto felicità, anzi, se noi dovessimo cancellare il mistero del male, del dolore, della sofferenza, sicuramente il 70% della letteratura svanirebbe, la Divina Commedia per due terzi scomparirebbe. È quindi necessario che all’interno del cinema che vuole essere spirituale, religioso, ci sia anche questo groviglio oscuro, questo modo di vivere il male dell’uomo, la colpa (pensiamo a cos’hanno creato attorno a questo grumo oscuro i grandi registi Bergman, Bresson, Buñuel, Tarkovsky, Dreyer), ma certamente anche l’altra dimensione, che è quella della luce e della speranza. Non per niente il fondatore del cinema si chiamava Lumière”.

La presidente Marabini, dopo aver rilevato come “questo settore del cinema diventi anno dopo anno sempre più notevole e notato”, ha annunciato tre nuovi progetti: rassegne dei film del Festival in varie parti del mondo, a iniziare da cinque Paesi europei, rivolte in particolare a programmatori televisivi, broadcaster e distributori; rassegne nelle carceri, partendo da Marsiglia, per arrivare poi a Roma e Milano. Infine, dall’autunno del 2015 – si legge nella nota diffusa in proposito, – il Festival finanzierà la creazione di scuole nelle carceri minorili per insegnare i mestieri del cinema legati al computer: postproduzione, effetti speciali ed effetti sonori.

Questi i vincitori del Pesce d’Argento 2015, premio ispirato al primo simbolo cristiano, presentati dal giornalista de Il Corriere della sera Armando Torno, decretati da una Giuria internazionale presieduta dal produttore austriaco Norbert Blecha e composta da monsignor Franco Perazzolo, del Pontificio Consiglio della Cultura (Città del Vaticano), dall’attrice Maria Pia Ruspoli, da Michèle Navadic, direttore programmazione televisiva (Francia) e dalla produttrice Oriana Mariotti (Italia).

Miglior cortometraggio: In my brother’s shoes (di Lucia Mauro, USA). Il fratello di un marine caduto in guerra ne onora la memoria con un pellegrinaggio a Roma, indossando i suoi stivali da combattimento. Durante il viaggio, esorcizza le sue paure attraverso incontri casuali con varie persone.

Miglior documentario: Right footed (di Nicholas Spark, USA).Presenta l’incredibile vita di Jessica Cox, trentenne americana nata senza braccia a causa di una rara malattia genetica, che nonostante la sua apparente disabilità scrive e guida l’automobile, ha conseguito una laurea e due cinture nere di arti marziali, ha imparato a pilotare gli aerei e fa la conferenziera motivazionale. Tutte attività svolte con l’ausilio dei suoi piedi.

Miglior film: Felices los que lloran (di Marcelo Torcida, Paraguay). Juan, un ragazzo proveniente da una ricca famiglia della capitale paraguayana impegnato solo a divertirsi con gli amici, è spinto dal padre a trovare la sua indipendenza. Allettato dal guadagno facile, viene introdotto nel traffico di droga dei quartieri poveri della città. Qualcosa però va male: Juan è in pericolo. Sarà padre Mario a cercare di tirarlo fuori dai guai. La vicenda di Juan sarà il fattore determinante della conversione di suo padre.

Miglior attore protagonista:Juan del Santo (Walter Mann in Flow, Spagna). Un attore di teatro, prossimo a uno dei più importanti ruoli della sua carriera, riceve un’eredità “avvelenata” che lo porterà all’isolamento sociale. È la storia di un conflitto interiore e di un viaggio alla ricerca di autenticità e libertà.

Miglior regista: Marcelo Torcida per Felices los que lloran (Paraguay).

Premio speciale della Capax Dei Foundation al film che ha inciso maggiormente come mezzo di evangelizzazione: La Madonna del parto, docufiction di Alessandro Perrella (Italia), sullo straordinario restauro per il recupero di questo affresco di Piero della Francesca, creato dall’artista in una piccola chiesa non distante da Arezzo e spostato dopo il restauro in una scuola che gli viene consacrata, diventando così l’unico museo al mondo con una sola opera d’arte. (Inform)

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