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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Roma la Conferenza annuale degli Addetti Scientifici: Salute 4.0 e l’innovazione che parla italiano

FARNESINA

Alfano: La diplomazia scientifica è una diplomazia di serie A che completa la diplomazia politica e economica

Fedeli: Bisogna distinguere tra fuga e circolazione dei cervelli. Non dovremmo preoccuparci dell’esodo, quanto piuttosto di offrire condizioni competitive per chi decide di rientrare

Belloni: Proseguire nell’intento di alimentare la cultura dell’innovazione… Auspico che si possa aumentare il numero degli addetti scientifici

ROMA – Si sta svolgendo a Roma, presso la Farnesina , la Conferenza annuale degli Addetti Scientifici. L’incontro coinvolge i vertici del mondo della ricerca, delle università, delle imprese innovative e delle start up e gli Addetti scientifici, convenuti a Roma dalle sedi all’estero. Il tema al centro del dibattito è quello della Salute 4.0. Nell’ottica di rafforzare l’azione del sistema Paese, il ministero degli Esteri sta lavorando per creare una piattaforma di registrazione, Innovitalia 3.0, che, una volta ultimata, permetterà di collegare in rete i ricercatori italiani all’estero e in Italia e le imprese innovative. La ricerca italiana è molto apprezzata a livello internazionale, come dimostrato dall’ottavo posto al mondo per numero di pubblicazioni. I dati ci premiano anche per quel che riguarda il servizio sanitario, uno dei migliori al mondo, mentre per l’aspettativa di vita siamo al primo posto secondo Bloomberg Global Index 2017 su 163 paesi.  Nel settore privato delle biotecnologie sono attive 500 imprese con un fatturato di quasi 10 miliardi di euro.

A introdurre i lavori il ministro degli Esteri Angelino Alfano e la collega dell’Istruzione Valeria Fedeli. Alfano ha così aperto il dibattito tra i ricercatori: “sono lieto per il secondo anno consecutivo di inaugurare i lavori della conferenza scientifica qui alla Farnesina e sono felice di farlo accanto alla collega è amica fedeli. Riflettendoci la scienza e la politica hanno una caratteristica in comune, il dovere scegliere tra diverse opzioni e percorsi differenti. Entrambe devono rivolgersi alla dimensione umana. Quanto a scienza e diplomazia si potrebbe dire che sono alleate naturali. Alfano ha poi sottolineato il valore aggiunto degli addetti scientifici all’estero, accanto ai diplomatici. “Si tratta di una componente strategia sulla quale abbiamo sempre investito- ha affermato il ministro-  e rappresenta un nostro investimento scientifico e politico in grado di garantire un grande ritorno per il nostro paese. È un ritorno, anche economico. Scienza e innovazione aumentano la competitività e la crescita del nostro settore produttivo. Noi intendiamo ampliare la nostra rete di addetti scientifici. La diplomazia scientifica è una diplomazia di serie A che completa la diplomazia politica e economica. Si è poi concentrato sull’importanza dell’Italia in questo ambito: “Noi abbiamo la fortuna di vivere in un Paese che l’anno scorso è stato classificato come uno dei più salutari al mondo, dove la salute ha indici altissimi e dove si sta meglio che altrove. L’Italia infatti – ha evidenziato Alfano – è al quarto posto in Europa e al nono nel mondo come meta del turismo sanitario. Siamo al quinto posto per qualità di pubblicazioni scientifiche nel settore sanitario, con punte di eccellenza nelle biotecnologie”.

Il ministro si è infine concentrato su quella che è la posizione della Farnesina in tale senso: “Per valorizzare ciò la Farnesina ha istituito due riconoscimenti insieme al Miur e al Pni cube. Uno è quello al ricercatore che si è distinto all’estero per la propria attività scientifica e l’altro è  per una start up di successo all’estero. Inoltre la Farnesina sta lavorando lla promozione di una nuova iniziativa: portare all’estero la grande mostra organizzata dal CNR e portarla nel mondo con lo scopo di potenziare la nostra rete di ricerche in Italia e nel mondo”.

Il ministro si è poi detto convinto che le opportunità non manchino per fare un ulteriore salto di qualità per la comunicazione scientifica internazionale: “Prendo l’esempio della Cina dove sono stato in missione l’anno scorso. L’Italia vuole costituire con la Cina una rete, una via della conoscenza fatta di collegamenti che non sono solo materiali, ma anche immateriali, cioè supportati da una rete di idee e innovazioni. Sono presenti 600 accordi universitari e scientifici tra l’Italia e la Cina. Presto partirò per un’altra missione verso Indonesia, Tailandia e Singapore e anche in questo caso sarà centrale nella mia agenda la comunicazione scientifica. Abbiamo finanziato oltre 1000 progetti di ricerca in questi anni per la mobilità di ricercatori tra l’Italia e il resto del mondo. Oltre all’Asia, per geografia storia e cultura il mediterraneo allargato e l’Africa sono partner di cooperazione scientifica che noi riteniamo mete privilegiate per l’Italia. Solo nell’ultimo anno abbiamo fatto passi avanti importanti, Maggio 2017 in Giordania il primo laboratorio di ricerca comune israeliano, iraniani e palestinesi, insieme. La diplomazia scientifica è un canale originale di comunicazione tra paesi che in altri ambiti sarebbe difficile avere”. Alfano ha concluso sottolineando che la Farnesina sostiene la missione degli addetti scientifici nel mondo, di cui è molto orgogliosa.

La parola è poi passata alla ministra del’Istruzione Fedeli che si è detta altrettanto contenta di inaugurare questo evento per la seconda volta e ha espresso la convinzione che la consapevolezza di quanto valga la ricerca italiana sia aumentata. Anche lei si è poi concentrata sull’importanza del lavoro degli addetti scientifici e della diplomazia: “abbiamo costatato quanto le relazioni tra i paesi possano migliorare con l’utilizzo di strumenti soft. È chiaro come la diplomazia scientifica sia stata uno strumento importante, in alcuni casi addirittura insperato”. La Fedeli ha poi parlato del progetto “PRIMA”, lanciato dopo un negoziato lungo sei mesi, e definito come “il più ambizioso mai lanciato nel Mediterraneo”. Il progetto prevede infatti la condivisione di un’agenda strategica e una struttura amministrativa dedicata a Barcellona. “L’Italia – ha spiegato la Fedeli – ha insisto in questa iniziativa perché, oltre all’evidente valore specifico, noi abbiamo intravisto in essa un’occasione per dimostrare il valore della diplomazia scientifica in un’area difficile come il Mediterraneo”.  La ministra si è così concentrata su un aspetto molto sentito nel nostro Paese: “Il tema dei ricercatori italiani all’estero è delicato. Bisogna distinguere tra fuga e circolazione dei cervelli. È importante che i ricercatori circolino. Non dovremmo preoccuparci dell’esodo, quanto piuttosto di offrire condizioni competitive per chi decide di rientrare.

Altro traguardo importante evidenziato dalla Fedeli è quello di Trieste capitale della scienza 2020. “L’Italia è l’unico Paese ad aver ottenuto per due volte questo ambito riconoscimento, un successo che attesta l’alta qualità della nostra formazione universitaria e ricerca scientifica, è la capacità del nostro paese di operare davvero in sinergia. La scelta di Trieste da parte dell’euroscienza, l’associazione che rappresenta gli scienziati europei, non è casuale. La città ospita una grande comunità scientifica internazionale. Il polo di Trieste ha anche la più alta concentrazione di scienziati al mondo. Infine la ministra ha annunciato che Il Miur ha deciso di istituire una giornata della ricerca italiana nel mondo da celebrarsi ogni 15 aprile, per divulgare e celebrare il valore della ricerca. La giornata sarà un’occasione di scambio e valorizzazione proprio del ruolo degli addetti scientifici.

A seguire  Alfano ha premiato due giovani talenti italiani che si sono distinti. Il ministro ha sottolineato di essere contento per l’assegnazione di questi riconoscimenti a due giovani,  Eleonora e Nino, che provengono dal sud e in particolare da due università pubbliche.” Sono poi intervenuti i due premiati : Eleonora Troia, ricercatrice NASA ,e Nino Mainolfi, Londra start up Kymera. “Vorrei ringraziare per questo onore- ha detto Elenora- è importante vedere la mia ricerca riconosciuta in Italia, dove ho iniziato questo progetto durante il mio dottorato”. “Rivisitando il mio percorso vorrei ricordare il perché e il come si è arrivati a fondare questa start up- ha affermato Nino- il perché è quello che mi fa svegliare ogni giorno, cioè il pormi come obiettivo l’alleviare il più possibile le condizioni dei pazienti. Il come è un tema di cui è giusto discutere. È la cultura italiana che ci ha portato a essere manager di successo; questa cultura che si fonda su tre cardini. La cultura della famiglia, la cultura dello studio e la cultura del lavoro e dell’impegno. Solo su questo si fonda la ricerca”.

Luigi Ripamonti, caporedattore Corriere salute, ha poi moderato la seconda sezione dell’incontro. Durante questa fase nove addetti ai lavori sono intervenuti sul tema centrale, quello dell’innovazione 4.0, alternandosi nel raccontare le proprie esperienze fruttuose.

Il primo a prendere parola è stato Stefano Paleari, presidente dell’Human Technopole di Milano. “L’Human Technopol avrà come sede principale Palazzo Italia, davanti all’albero della vita. Sorgerà qui l’ospedale Galeazzi e il campus scientifico. Volevo sottolineare due concetti. Il primo è che questo non vuole essere solo un centro di ricerca ma anche un elemento educativo, organizzativo e politico, in relazioni alle grandi sfide che le scoperte scientifiche pongono ogni giorno. Il contesto poi è importante: abbiamo trovato una collaborazione istituzionale enorme. Questa è una condizione che se portata avanti anche per il prossimo futuro, ci darà soddisfazioni enormi.”

A seguire è intervenuta Maria Chiara Carrozza, professoressa di Biorobotica presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. “È un piacere rappresentare l’ingegneria biomedica italiana, che è un settore in crescita e uno dei pochi in cui c’è anche la parità tra femmine e maschi,- ha incalzato la professoressa- la sperimentazione clinica è la chiave del successo. È compito della bioingegneria portare la ricerca nel letto del paziente, ma c’è anche un altro punto, permettere a tutti l’accesso alla salute, o almeno a più persone possibili”. La dottoressa ha poi segnalato i tre pilastri europei su cui bisogna puntare: la leadership industriale, i cambiamenti sociali e la ricerca eccellente.

Ha poi preso la parola Michele De Luca, direttore Centro Medicina Rigenerativa: “noi ci occupiamo di terapie avanzate, – ha spiegato – una branca nuova che ha spesso a che fare con le cellule staminali. Questo è un paese all’avanguardia in questo ambito” . A portare la sua esperienza è toccato a questo punto a Sara Marceglia, della Start up Newronika S.r.l., che ha raccontato la storia di un’idea di un gruppo di ricercatori chimici e di bioingegneri, un’idea legata al Parkinson. Un’idea che ha meritato l’attenzione del policlinico di Milano e dell’Università di Milano. “Si è creato un team di venti ricercatori- ha spiegato la Marceglia- la scorsa settimana avevo in mano lo strumento pronto per la sperimentazione e per essere messo quindi nelle mani del paziente. È stata un’emozione che non pensavo avrei mai provato”.

Filippo Belardelli, vice presidente Cluster ALISEI, ha raccontato il ruolo e la storia dell’associazione: “ALISEI, per la sua capillarità, può essere un punto di contatto per potenziare il sistema paese”.

Daniele Finocchiaro, coordinatore gruppo tecnico ricerca e sviluppo, Confindustria, ha parlato poi dell’importante sfida dell’agire come sistema in Italia. La filiera della salute privata è infatti l’unico settore che si è dimostrato anticiclico in questi anni, con una crescita del 4%. Nella filiera della salute Sono stati 3 miliardi gli investimenti lo scorso anno, che rappresentano il 13% degli investimenti totali fatti nel settore salute. Questo vuol dire che quando facciamo sistema riusciamo a portare qualcosa di davvero importante. Fare sistema è la cosa più difficile ed è la vera sfida che abbiamo”.

È poi intervenuto Giovanni Leonardi, direttore generale Ricerca e Innovazione in Sanità del Ministero della Salute: “Il prodotto sanitario nazionale in questo paese è buono ma non lo sappiamo propagandare. Ci concentriamo sempre sui casi di malasanità e poco sulle eccellenze. Bisogna far sì che il nostro paese sia un luogo dove sperimentare farmaci innovativi, da offrire ai nostri cittadini, che li avrebbero invece solo dopo anni”.

Si è passati poi a tre esempi di eccellenza territoriale. Giuseppina De Santis, Assessore alle Attività produttive, Energia Innovazione e Ricerca della Regione Piemonte, ha sottolineato infatti come le cose di cui abbiamo parlato finora avvengano poi nei territori. “Pensare di essere in grado di utilizzare una parte di questi investimenti fatti in ambito sanitario anche come leva di sviluppo imprenditoriale e per creare posti di lavoro è la grande sfida e riuscire a costruire regole di ingaggio anche per l’industria, diverse da quelle che abbiamo avuto fino adesso”. La dottoressa ha poi brevemente illustrato il progetto dell’ospedale Parco della salute, che sostituisce l’ospedale storico delle Molinette.

Il secondo esempio di eccellenza territoriale è stato illustrato da Stefano Forti, responsabile per l’Iniziativa ad Alto Impatto “Healt&Wellbeing”, Fondazione Bruno Kessler, che ha parlato dell’applicazione di piattaforme di intelligenze artificiali: “abbiamo istituito Trentino salute 4.0, dove per la prima volta la programmazione dell’assessorato ha visto elementi comuni con noi, all’interno del quale per quest’anno abbiamo deciso di affrontare la questione sul diabete in tutti i suoi aspetti”.

Infine si è espresso Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituito Superiore di Sanità: “La resilienza è la capacità di reagire agli eventi avversi non deprimendosi, ma adattandosi. Noi, come Italiani, in questo siamo campioni del mondo. Questo porterà ad avere ciò che meritiamo? io penso di no, perché negli anni abbiamo perso l’organizzazione. Noi abbiamo insegnato al mondo, fin dagli antichi Romani, la scienza dell’organizzazione, che abbiamo perso col tempo. Se poi insieme al talento riusciamo a recuperare ciò, possiamo fare davvero molto. Ad esempio quest’iniziativa di oggi dovrebbe diventare un’iniziativa sistemica, non episodica. Abbiamo la possibilità di farlo”.

Sono poi intervenuti i rappresentanti da Londra, Washington e Pechino per portare l’esperienza di corrispondenza dell’Italia nel mondo. Infine, in questa sezione di interventi liberi, ha parlato Mariano Anderle, che ha raccontato la situazione in Vietnam, sottolineando come questo Paese sia un laboratorio enorme per i ricercatori italiani che vogliano portare le tecnologie in quel paese.

A tirare le conclusioni della mattinata invece stati Massimo Inguscio, Presidente Consulta dei Presidenti degli Enti pubblici di ricerca, Gaetano Manfredi, Presidente Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e Elisabetta Belloni, Segretario Generale Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Inguscio ha citato Volterra che disse che ciò che muove tutto è la curiosità di guardare, soprattutto nelle vetrine degli altri. Prendendo spunto dalla citazione “ da questa citazione l’ha paragonata così all’attività e ai lavori della tavola rotonda presente innanzi a lui.

In risposta a Ricciardi, Manfredi ha poi detto: “Noi abbiamo avuto da sempre problemi con l’organizzazione, ma mentre questa si può migliore, il talento non si può inventare. Ciò significa che possiamo partire da un’ottima base. La nostra capacità di formare è ancora molto forte. La biodiversità del sistema di ricerca italiano è una forza, quando tutto viene messo a sistema”.  Si è poi concentrato sul tema della rete delle persone. “Noi abbiamo questo grande patrimonio di persone che dobbiamo trasformare in una rete. – Ha detto Inguscio- I ricercatori all’estero rappresentano una grande risorsa sia per la capacità di rientrare, ma anche per la possibilità di avere rapporti bilaterali continui per usare strumenti di rapporto con il sistema mondo. Abbiamo gli ingredienti e conosciamo anche la ricetta. Il problema che abbiamo è metterla in pratica ma io credo si possano raggiungere ottimi risultati in questo senso”.

In ultima battuta ha parlato Elisabetta Belloni: “Sono lieta di costatare che le testimonianze che oggi abbiamo ascoltato hanno tutte fatto emergere un quadro favorevole per il nostro paese. L’Italia si inserisce in un contesto globale che vede anche il nostro paese protagonista. Questo sguardo di fondo ci invita a proseguire nell’intento di alimentare la cultura dell’innovazione. Con l’avanzata della quarta rivoluzione industriale, occorre dotarci di strumenti per sviluppare competenze e indirizzare la cultura collettiva verso i settori più promettenti. Devono contribuire sia il mondo della ricerca che quello dell’industria”.

Si è poi concentrata sul ruolo svolto dal Maeci: “noi come ministero degli esteri vogliamo portare avanti un’azione integrata che faccia convergere le azioni di tutti gli attori coinvolti. La nostra attività di sostegno, ricerca e integrazione si è manifestata in diversi importanti appuntamenti nel 2017. L’impegno passa poi per le nostre missioni nei vari contesti geografici. Innanzitutto ciò deve avvenire in Europa, rafforzando la nostra capacità di ricevere fondi. Occorre poi rivolgersi ai paesi a più alto tasso di innovazione, come la Cina, dove si potranno promuovere i nostri settori di punta. A tali realtà si affiancano le zone del Mediterraneo e dell’Africa, dove è necessario incentivare il processo di sviluppo della società civile e un diffuso accesso alle nuove tecnologie”. E ha concluso con un augurio importante: “Auspico che si possa aumentare il numero degli addetti scientifici. Ringrazio tutti voi e vi incoraggio perché la Farnesina conta sull’impegno a fare squadra”. (Maria Stella Rombolà- Inform)

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