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A Roma il convegno “Gli attori dell’integrazione: Paesi di origine, comunità e associazioni”

IMMIGRAZIONE

Promosso dalla Direzione generale per l’Integrazione e le Politiche di immigrazione del ministero del Lavoro

A cura del Centro studi e ricerche Idos la mappatura di numero, caratteristiche e finalità delle associazioni di immigrati attive in Italia

 

ROMA – Presentata questa mattina al convegno “Gli attori dell’integrazione: Paesi di origine, comunità e associazioni” promosso dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali una mappatura delle associazioni di immigrati in Italia curata dal Centro studi e ricerche Idos nell’ambito della Campagna In.Co.Nt.Ro promossa dalla Direzione generale per l’Integrazione e le Politiche di immigrazione del ministero.

Un’analisi su natura, finalità e ambiti di 2.114 associazioni censite attraverso la ricerca sui registri ufficiali e su internet, rilevazione mediante questionari e un sistema di reperimento “a cascata” attraverso reti associative, realizzata tra febbraio e giugno 2014. Ne emerge una rete costituita da elementi di dimensioni molto piccole, dalla struttura informale, dotate di mezzi limitati, ma che svolgono comunque un ruolo essenziale nei processi di integrazione delle comunità migranti, fungendo da ponte tra le culture e da ammortizzatore sociale per molti aspetti della vita. La richiesta che giunge perciò da parte dei rappresentanti di queste associazioni – riporta l’analisi – è una maggiore attenzione a livello sia istituzionale sia sociale.

All’interno del territorio nazionale, la distribuzione delle associazioni mappate ricalca sostanzialmente quella dei migranti nel loro complesso. Con 772 associazioni di migranti, il Nord Ovest ospita la quota di gran lunga più consistente (36,5%), precedendo il Nord Est con 558, il Centro con 471, il Sud con 199 e infine le Isole con 67. La Lombardia ne conta addirittura 496 (il 23,5% del totale nazionale), seguita dal Lazio con 261, dall’Emilia Romagna con 228 e dal Piemonte con 212, che rappresentano le Regioni italiane che contano al proprio interno più di 200 associazioni. Seguono il Veneto, il Trentino Alto Adige e la Campania, che hanno ognuna non meno di 100 di associazioni di migranti. Le principali cittadinanze di riferimento di queste associazioni sono quella senegalese – per oltre un terzo in Lombardia, – la marocchina – Lombardia ed Emilia Romagna soprattutto, peruviana (Lombardia e Lazio), albanese (Piemonte, Lombardia, Trentino ed Emilia Romagna), ecuadoriani, modalvi, ucraini, filippini, cinesi, bangladesi.

Per quanto riguarda la caratteristiche si evidenzia come oltre un terzo (35,3%) si tratta di associazioni fondate da migranti o da figli di migranti (seconde generazioni). In più di 5 casi su 6 i migranti rappresentano la totalità o la maggioranza dei soci e per quasi la metà di tutte le associazioni che hanno risposto (46,0%) vi è un Consiglio direttivo formato per la maggior parte da migranti o loro figli. La quasi tutalità di sodalizi (il 91,7%) fa affidamento – in maniera esclusiva o complementare ad altri canali – a forme di autofinanziamento ed una quota inferiore alla metà delle associazioni (appena il 41,1%) riesce ad accedere a fondi pubblici (siano essi comunitari, nazionali o locali), mentre poco più di un sesto (17,4%) gode di sovvenzionamenti privati. A questa situazione è collegato anche il fatto che, per la maggior parte, hanno un raggio di azione limitato al contesto provinciale (61,6%) e/o comunale (56,0%) di appartenenza, mentre quote ancora minoritarie promuovono iniziative che hanno un respiro nazionale (30,3%) o sovranazionale (20,5%).

Per quanto riguarda finalità e ambiti di intervento 8 associazioni su 10 (79,3%) tendono a favorire l’integrazione dei migranti e circa i tre quarti (73,9%) a promuovere e favorire le culture di origine di questi ultimi. La finalità immediatamente successiva è quella della mediazione interculturale (44,6% delle associazioni che hanno risposto in proposito), seguita dalla formazione (34,5%) e dall’assistenza e tutela legale dei migranti (30,6%). L’ultimo grande scopo rilevato con una certa frequenza è il contrasto alle discriminazioni (29,1%) connesse alla condizione di migrante. Tra gli ambiti in cui le associazioni concentrano prevalentemente la loro attività e i loro interventi, spicca invece quello della mediazione interculturale (in tutte le sue molteplici declinazioni operative), in cui è impegnata la maggioranza assoluta di esse (51,2%).  Seguono le azioni a favore delle seconde generazioni, in cui profonde energie il 43,1% delle realtà associative. I servizi di accoglienza dei migranti (di primo e di secondo livello) rappresentano il terzo più diffuso ambito operativo delle associazioni (40,9%), precedendo nell’ordine le attività di apprendimento dell’italiano e delle rispettive lingue madri dei migranti (39,4%), quelle di supporto al disbrigo delle pratiche amministrative e burocratiche (per lo più riguardanti le procedure di rinnovo o conversione dei permessi di soggiorno, di richiesta dei permessi CE, di acquisizione della cittadinanza italiana ecc.: 37,1%).

Un servizio come quello della assistenza e tutela legale, per il carattere specialistico che possiede, risulta invece offerto da una quota relativamente contenuta di associazioni di migranti (poco più di un quinto: il 21,9%), precedendo quello di apprendimento di altre lingue rispetto all’italiano e alla lingua madre di riferimento dei migranti (10,5%). (Inform)

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