MOSTRE
Prosegue nel Vallese il progetto del Comitato ad hoc istituito per ricordare i 50 anni del disastro nel cantiere alpino allestito per la costruzione della diga. L’inagurazione al Teatro del Crochetan l’11 maggio con il presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato Claudio Micheloni
SION – Tappa a Monthey, nel Cantone svizzero del Vallese, per la mostra “Mattmark, una tragedia nella montagna”, allestimento realizzato in occasione dei 50 anni del crollo che si abbatté sul cantiere alpino allestito per la costruzione della diga svizzera provocando la morte di 88 persone, 56 delle quali italiane.
L’ingurazione è prevista l’11 maggio al Teatro del Crochetan, dove resterà sino al 6 giugno 2015, con un dibattito intitolato “Passato presente e futuro 50 anni di emigrazione italiana in Vallese”, cui parteciperanno Oskar Freysinger, consigliere di Stato svizzero e capo del Dipartimento Formazione e Sicurezza e Claudio Micheloni, presidente del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato della Repubblica italiana, presso cui è stato inaugurato il progetto commemorativo. Il dibattito sarà introdotto da Domenico Mesiano, presidente dell’Associazione ItaliaValais e del Comitato ad hoc istituito per il ricordo di questi 50 anni dalla tragedia, e moderato da Vincent Fragnière, capo redattore del Nouvelliste. In rappresentanza di Cristina Ravaglia, direttore generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Ministero degli Affari esteri, saranno presenti Giovanni Maria De Vita, capo dell’Ufficio I della Direzione generale e Andrea Bertozzi, console generale d’Italia a Ginevra.
Sempre al Teatro del Crochetan Carlo Capozzi, autore di una ricerca storica sui fatti, terrà il 29 maggio alle ore 18 una conferenza dal titolo “Un approccio storico della Tragedia di Mattmark”. Lo studio di Capozzi, attraverso l’analisi dei numerosi documenti stampa apparsi all’epoca, è stato pubblicato nel 2014 negli Annali Vallesani con il titolo “La catastrofe di Mattmark attraverso la stampa – Analisi incrociate transalpine”.
“Attraverso il progetto legato alla ricorrenza del 50° anniversario della Tragedia di Mattmark – afferma Mesiano, – rendiamo omaggio alla memoria di quei caduti sul lavoro e attualizziamo il loro sacrificio attraverso un percorso storico – politico, economico – sociale e culturale – didattico”. “Con le diverse conferenze e dibattiti, organizzati nell’ambito delle varie tappe della mostra, di volta in volta – segnala, – vengono affrontati diversi aspetti legati alla realtà economica, sociale e culturale in cui vive la comunità italiana in Vallese per testimoniare la sua odierna situazione di integrazione e di progresso all’interno della società locale. Una realtà positiva frutto di sacrifici, impegno sociale e battaglie condotte per affermare diritti e rispetto. Una realtà che oggi, quale risultato di tutto questo, ci porta a condividere con la popolazione locale tradizioni, valori e saperi, in uno scambio interculturale continuo nel rispetto reciproco delle proprie origini”. “Il prossimo dibattito sui 50 anni d’emigrazione italiana in Vallese si pone come obiettivo di visualizzare tali cambiamenti, prendendo spunto e coscienza di tutto ciò, in modo da evitare che ancora oggi si ripetano gli errori del passato. Non bisogna dimenticare che i migranti, oltre che forza lavoro, sono anche fruitori di servizi e contribuenti del fisco. Inoltre – conclude Mesiano, – essi partecipano alla vita sociale e culturale, interreagiscono nelle realtà locali in cui vivono e sviluppano dinamiche attive di cambiamento e di progresso”.
Il responsabile esecutivo del Comitato ad hoc e presidente della Fondazione Fellini, Stéphane Marti, aggiunge: “Quando un avvenimento va oltre l’umano, conviene riportarlo a livello degli uomini perché la verità si trova lì. Questa esposizione mette dunque in valore il punto di vista di quelli che ho chiamato dei titani, questi operai dell’epopea della costruzione delle dighe. La Fondazione Fellini – segnala – ha dato tutto il suo appoggio ad ogni fase di questa commemorazione e ha messo a disposizione l’infrastruttura dell’esposizione nel suo itinere. A suo modo, essa sostiene questa italianità costitutiva dell’identità vallesana, secondo il Progetto di salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale depositato dalla Svizzera all’Unesco”.
La commemorazione vuol essere un momento di riflessione ed un atto di memoria – ribadisce Mesiano, evidenziando come ogni tappa costituisca ocasione “per il pubblico e le nuove generazioni di prendere conoscenza e coscienza dell’importanza di questo evento storico”. “L’edizione di un catalogo, la realizzazione di un film documentario, come pure l’importante programma di tavole rotonde e di conferenze – conclude, – permettono a ciascuno di meglio rendersi conto di quello che è successo e di mettere in prospettiva quell’avvenimento con la nostra epoca”. (Inform)