direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Montecitorio la celebrazione della strage delle Foibe e dell’esodo istriano,fiumano e dalmata

GIORNO DEL RICORDO

 

Durante la manifestazione sono stati premiati i ragazzi vincitori del concorso promosso dal Miur e dalle Associazioni degli Esuli “10 febbraio – Nasce la Repubblica italiana senza un confine”

Boldrini: “Una tragedia che è oggi patrimonio di tutta la comunità nazionale…Tenere vivo il ricordo e la memoria di quegli eventi è un grande contributo alla pace”

Alfano: “Il ricordo di questo giorno deve servire a non dimenticare il lungo e arduo tragitto che noi europei abbiamo percorso prima di ritrovarci vicini  in un’Europa unita dal rispetto delle minoranze e delle diversità”

Ballerin : “Non si può pensare di poter seppellire un diritto negato, perché la storia insegna che alla lunga esso riemerge per ottenere adeguata giustizia”

 

ROMA – Per celebrare il Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’esodo Giuliano – Dalmata, ragazze e ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado, accompagnati dagli insegnanti, anno animato l’Aula di Palazzo Montecitorio. Insieme a loro, i tanti componenti delle Associazioni degli esuli. La manifestazione, moderata dalla giornalista Lucia Bellaspiga, si è aperta con l’esecuzione dell’Inno nazionale da parte dell’Orchestra dell’I.S. G. Moscati di Sant’Animo e del Coro dell’Istituto comprensivo statale Giovanni XXIII, diretti dal Maestro Donato De Simone. Sono intervenuti la presidente della Camera, Laura Boldrini, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Angelino Alfano; Davide Rossi dell’Università di Trieste e  Antonio Ballarin, presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani fiumani e dalmati. Presente alla cerimonia anche il presidente del Senato, Pietro Grasso. Al termine della manifestazione, la presidente Boldrini e il sottosegretario all’Istruzione, Università e Ricerca, Gabriele Toccafondi hanno consegnato alle scuole vincitrici la targa del concorso promosso dal Miur e dalle Associazioni degli Esuli “10 febbraio – Nasce la Repubblica italiana senza un confine”. Il concorso è rivolto alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado con la finalità di promuovere l’educazione europea e la cittadinanza attiva, di sollecitare l’approfondimento della storia italiana attraverso una migliore conoscenza dei rapporti storici, geografici e culturali nell’area dell’Adriatico orientale

“A lei presidente Ballarin – ha esordito la presidente della Camera Laura Boldrini – e ai rappresentanti di tutte le associazioni degli esuli Istriani, Fiumani e Dalmati dico: benvenuti nell’Aula di Montecitorio! Questo è il cuore della democrazia. E’ la casa di tutti gli italiani e voi siete una parte fondamentale della storia e della vita del nostro Paese. E a voi va tutta la nostra gratitudine, perché con il vostro impegno avete tenuto viva la memoria di un crimine orrendo e di una tragedia che ha colpito le vostre famiglie. Una tragedia che è oggi patrimonio di tutta la comunità nazionale. Il vostro ricordo è il nostro ricordo. Il vostro dolore è il nostro dolore. Grazie perché avete agito sempre con il pieno rispetto delle istituzioni e della democrazia italiana, e perché il vostro è un messaggio di pace e di amicizia tra i popoli. Voi che avete sofferto la violenza e l’esodo avete più di altri la forza per dire insieme a tutti noi: mai più guerre, mai più discriminazioni, mai più odio”. Per la Boldrini inoltre la legge del 30 Marzo del 2004 che ha istituito la Giornata del Ricordo ha rappresentato un atto di giustizia e anche di risarcimento morale. “Un silenzio troppo lungo – ha spiegato la presidente della Camera – era calato sugli italiani uccisi dalle autorità comuniste jugoslave e sul dramma dell’esodo : intere famiglie strappate dalle loro case, dalla terra in cui erano nate e vissute. Un silenzio figlio della guerra fredda, delle contrapposizioni ideologiche e di quel cinismo che a volte è presente nelle relazioni diplomatiche. Mi sento di dire che la legge ha davvero aiutato a recuperare la memoria ignorata per lunghi anni… Ormai gli atteggiamenti negazionisti o giustificatori, non sono più in sintonia con il sentimento della nostra comunità nazionale che, come dicevo, non solo conosce ma riconosce come propri quei lutti e quelle sofferenze. Ma – ha proseguito la Boldrini – non bisogna dare nulla per scontato o acquisito una volta per tutte. Bisogna proseguire nell’opera di ricostruzione e di divulgazione storica, e di riflessione comune. Dagli eventi storici bisogna sempre saper trarre qualche insegnamento. E quale insegnamento traiamo dalla barbarie delle foibe e dal dramma dell’esodo forzato? Allora accadde qualcosa di particolarmente terribile e ingiustificabile a tante persone innocenti. Ma se ci pensiamo bene non c’è guerra senza il massacro di civili, senza efferatezze, senza che migliaia di persone vengano costrette a lasciare le loro case e la loro terra. Le cosiddette ‘guerre chirurgiche’ non esistono. Per questo ho detto e ripeto che tenere vivo il ricordo e la memoria di quegli eventi è un grande contributo alla pace. Ed è un contributo ai valori di libertà e di democrazia, perché è proprio dei regimi totalitari il disprezzo per la vita umana e per i diritti delle persone. E un Paese come il nostro che ha sofferto sotto la dittatura fascista e ha conosciuto l’eccidio delle foibe, non può non custodire gelosamente quei valori che sono scritti a chiarissime lettere nella nostra Costituzione”. “Il Giorno del ricordo – ha continuato la presidente della Camera – è infine un contributo all’amicizia tra i popoli. Anche il mondo di oggi, purtroppo, è attraversato da odio etnico e nazionalismi estremi. L’amore per la propria patria è una cosa bellissima. Significa impegnarsi per rendere sempre migliore, più giusto, più apprezzato il proprio Paese, ma anche le sue tradizioni culturali e storiche. Significa regalare un pò del proprio tempo al bene comune. Ma il nazionalismo estremo è un’altra cosa, perché esclude, perché aggredisce, perché porta con sé una pretesa di dominio”.  “E’ importante – ha concluso la Boldrini – che con Paesi che un tempo appartenevano alla ex Jugoslavia, come la Slovenia e la Croazia, l’Italia condivida l’appartenenza europea, facendo parte della stessa famiglia. Quella che era stata terra di soprusi e di violenza, è oggi un luogo di dialogo e di amicizia… Questa è l’attualità del Giorno del ricordo. Non è solo una celebrazione, ma l’occasione per ribadire l’impegno delle istituzioni italiane a lavorare insieme con le associazioni degli esuli, anche attraverso la ripresa dell’attività del tavolo congiunto con il Governo, per risolvere i problemi ancora aperti e intraprendere iniziative comuni”.

“Oggi – ha ricordato – il ministro degli Affari Esteri Angelino Alfano – ricorrono i 70 anni della firma del trattato di pace di Parigi. Quel trattato porto la pace ad un’Italia sconfitta ed umiliata. Ma quel trattato fu firmato in un clima di contrapposizione lacerante di guerra fredda di cui furono vittime innocenti donne uomini bambini e anziani della comunità italiana in Istria, Fiume e Dalmazia. La cortina di ferro fece calare un velo di silenzio su quella tragedia nazionale, per anni quelle atrocità furono rimosse dalla coscienza nazionale, si finse di credere che vicende disumane potessero essere celate dietro una maschera di silenzio imposte da ragioni di Stato di un Europa divisa in blocchi. In questo modo si eluse una precisa responsabilità facendo un grave torto alle vittime e ai loro famigliari. La rimozione di quei tragici eventi fini anche per ritardare il corso dei processi di identità unitaria della nazione e di quelli di riconciliazione fra il popolo italiano e quelli del confine orientale. La svolta fu impressa  con il processo di integrazione europea che l’Italia contribuì ad avviare e che poi ha con convinzione voluto allargare anche ai vicini paesi dell’ex Jugoslavia”.

“Il ricordo è doveroso – ha proseguito Alfano – perché rievoca e commemora le tante vittime innocenti, perché rinsalda le nostre radici e la nostra identità, perché riafferma i principi della convivenza civile e i diritti umani, E allora non dimentichiamo che molti nostri connazionali vissero in campi profughi che erano veri e propri centri di prigionia, non dimentichiamo che molti di loro vissero in condizioni disumane per anni, non dimentichiamo che molti di loro già traumatizzati dall’esodo dovettero poi subire l’ulteriore umiliazione di una parte d’Italia che fu indifferente e financo oltraggiosa nei loro confronti”.

“La tragedia della minoranza italiana in Istria Fiume e Dalmazia – ha spiegato il ministro degli Esteri – deve essere parte integrante della nostra comune identità europea e nazionale ed è per questo che mi fa piacere ricordare che oggi figli di esuli istriani siedono al Governo della repubblica italiana e mi riferisco alla ministra Beatrice Lorenzin. Il ricordo di questo giorno deve servire a non dimenticare il lungo e arduo tragitto che noi europei abbiamo percorso prima di ritrovarci vicini ed amici in un’Europa unita dal rispetto delle minoranze e delle diversità , deve servirci però anche a ricordare che le guerre nel mondo non sono finite e con esse vivono ancora oggi le drammatiche storie di rifugiati e profughi, sui volti sui corpi e sui drammi di altri”.

Il Governo – ha concluso Alfano dopo aver sottolineato che in Europa i valori della libertà non possono essere annichiliti dalla prevaricazione della violenza nazionalista –  intende continuare a sostenere e a finanziarie le associazioni degli esuli istriani fiumani e dalmati . Sono fiducioso che insieme a voi riusciremo a preservare il patrimonio condiviso della memoria nazionale ed europea e a tramandarlo alle future generazioni senza rimozioni, senza faziose strumentalizzazioni. Perché c’è qualcosa di grave quasi quanto i terribili crimini delle Foibe, è la dimenticanza del crimine stesso”.

Ha preso poi la parola il professor Davide Rossi, dell’Università di Trieste, che ha evidenziato come solo dopo la caduta del muro di Berlino sia stato possibile avviare un dibattito scientifico sull’esodo dei profughi istriani , fiumani e dalmati. “Il Giorno del ricordo – ha affermato Rossi – è importante e necessario ma non sufficiente a sanare le ferite degli italiani che si sono sentiti traditi e sono stati costretti a lasciare le loro terre per rimanere Italia… Oggi – ha aggiunto Rossi – a settanta anni di distanza chiediamo rispetto da parte delle istituzioni,  adempimenti degli accordi presi  e la consapevolezza di non essere nuovamente dimenticati”. A seguire è intervenuto Antonio Ballarin, presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani fiumani e dalmati, che ha evidenziato come il popolo italiano di Istria, Fiume e Dalmazia abbia subito le conseguenze del trattato di Parigi nell’indifferenza della società civile post bellica. Ballarin ha sottolineato come ancora oggi “il muro di gomma eretto fra la nostra gente e lo Stato faccia ricadere in una sorta di limbo permanente la nostra mai soddisfatta richiesta di giustizia e libertà”. In proposito Ballarin, dopo aver ricordato l’inadeguatezza delle risorse date ai profughi per il risarcimento dei beni perduti,  ha segnalato come il tavolo di coordinamento fra il Governo e le associazioni italiane degli esuli, volto a risolvere i problemi ancora aperti come ad esempio la definitiva chiusura del trattato di Osimo , non si riunisca dal febbraio 2015. “ Non si può pensare – ha affermato Ballarin – di poter seppellire un diritto negato, perché la storia insegna che alla lunga esso riemerge per ottenere adeguata giustizia. Affinché questo giorno sia propizio è necessario che oggi non venga celebrato uno sterile e retorico ‘amarcord’ incapace di segnare la società civile, penetrare le anime e insegnare una lezione, ma una memoria in grado di generare un’etica, capace di dare risposte alle nuove emergenze anche simili alle nostre nella faticosa quotidianità… La memoria – ha concluso Ballarin – non si esaurisce in una data”. (G.M. – Inform)   

 

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