direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Milano il focus su “Lavoro domestico e programmazione dei flussi di ingresso”

IMMIGRAZIONE

Secondo i dati del Centro studi Idos, valgono il 9% del Pil i 2,4 mln di lavoratori stranieri presenti in Italia, il 25% sono domestici

MILANO – Si è svolto a Milano l’incontro su “Lavoro domestico e programmazione dei flussi di ingresso” nel corso del quale l’Associazione Nazionale Datori di Lavoro Domestico (Assindatcolf) e il Centro studi e ricerche Idos, autore del Dossier Statistico Immigrazione 2019, hanno presentato i dati relativi ai lavoratori stranieri in Italia.  L’analisi quantifica nel 9% del Pil nazionale, ovvero 139 miliardi di euro, quello riconducibile ai 2 milioni 455 mila immigrati che erano regolarmente impiegati in Italia nel 2018 e che hanno versato tasse e contributi generando introiti che ammontano a 25 miliardi di euro, una cifra superiore a quella che lo Stato spende per farsene carico – si legge nella nota diffusa da Idos in proposito.

Una forza lavoro indispensabile, soprattutto nel settore della cura e dell’assistenza domiciliare, dove la loro incidenza supera il 70% del totale, ma che di fatto viene penalizzata per una mancanza ormai pluriennale di quote dedicate ad ingressi effettivi di lavoratori stranieri stabili all’interno dei cosiddetti ‘decreti flussi’.

L’incontro è stata un’occasione per avviare una riflessione sulla mancata programmazione dei flussi di ingresso e sul lavoro domestico, il settore dei servizi nel quale la presenza di immigrati è in assoluto più alta: su 859.233 colf e badanti regolarmente censiti negli archivi Inps a fine 2018, 613.269 erano immigrati. “Un numero – dichiara Andrea Zini, vice presidente Assindatcolf ed Effe – in costante calo dal 2012 ad oggi, quando i lavoratori stranieri regolarmente impiegati nel comparto erano 823mila. In 7 anni si sono, dunque, persi 210mila posti di lavoro a causa di una politica che non ha saputo riformare il welfare familiare e valorizzare questa forza lavoro, contribuendo al contempo al dilagare del lavoro ‘nero’ o ‘grigio’ che nel settore ha percentuali altissime: si stima, infatti che 6 domestici su 10 siano irregolari, ovvero 1,2 milioni di lavoratori”.

“Dal 2011 in poi – spiega Luca Di Sciullo, presidente Centro studi e ricerche Idos – l’Italia ha sostanzialmente bloccato i canali di ingresso legali agli stranieri che intendano venire stabilmente per motivi di lavoro. Tanto che ad oggi, per molti migranti ‘economici’, l’unica possibilità di entrare in Italia è quella di unirsi ai flussi di migranti ‘forzati’ che arrivano come richiedenti asilo, pur non avendo i requisiti per il riconoscimento. Una situazione che da una parte penalizza il mercato del lavoro, lasciando scoperti ambiti a forte domanda di manodopera estera e aumentando il lavoro nero, e che, d’altra parte, complica la già critica gestione dell’immigrazione, sciupando un potenziale beneficio per la società e lo Stato”.

Per Zini e Di Sciullo è quindi “necessario tornare ad una programmazione dei flussi di ingresso, prevedendo quote dedicate a reali nuovi ingressi di lavoratori non stagionali, e modificando anche il sistema di rilevazione del fabbisogno, affinché prenda in considerazione, oltre alle esigenze delle imprese, anche quelle delle famiglie”. (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform/a> | Designed by ComunicazioneInform