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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il Cir sull’Accordo Ue-Turchia per il controllo dei flussi migratori

RIFUGIATI

Il portavoce Christopher Hein: “Così non si risolve ma si sposta la crisi europea dei rifugiati”

 

ROMA – “Così non si risolve ma solo si sposta la crisi europea dei rifugiati”: questo il commento del portavoce del Consiglio Italiano per i Rifugiati, Christopher Hein, sull’Accordo raggiunto nei giorni scorsi tra Unione Europea e Turchia in merito al controllo dei flussi migratori diretti verso il continente.

Secondo il Cir, l’espulsione dei “migranti irregolari” prevista dall’intesa dimentica il fatto che “la stragrande maggioranza di queste persone sono siriani, iracheni e afgani, quindi rifugiati”. Perplessità vengono anche espresse sul riconoscimento della Turchia quale “Paese terzo sicuro” o “Paese di primo asilo” su cui è basato l’Accordo: “crediamo – si legge nella nota diffusa in proposito – che l’utilizzo di entrambe le definizioni non possa in nessun modo essere applicato alla Turchia. Un Paese che mantiene tutt’ora la limitazione geografica alla Convenzione di Ginevra, un fatto che esclude siriani, iracheni, afgani dal riconoscimento dello status di rifugiato non può evidentemente essere considerato un Paese terzo sicuro dove rinviare persone bisognose di protezione internazionale. Per quanto riguarda invece la considerazione della Turchia come Paese di primo asilo non crediamo che tale concetto si possa applicare a questo Paese visto che il livello di protezione che garantisce non è in alcun modo equivalente a quello prescritto dalla Convenzione di Ginevra e dagli altri strumenti di protezione internazionale previsti dalla normativa comunitaria”.

“La grande preoccupazione del Cir – aggiunge Hein – è che questo accordo possa essere la causa dell’apertura di altre rotte, ancor più pericolose, che possono riguardare la Bulgaria, l’Albania e i Paesi del Nord Africa. Rotte che potrebbero avere conseguenze per il nostro Paese. La nostra esperienza ci dice, purtroppo, che misure così restrittive non impediscono ai rifugiati di arrivare, ma complicano e rendono ancor più insicuro il loro viaggio”.

Positivi invece l’attivazione di 54mila posti di reinsediamento di rifugiati dalla Turchia, già precedentemente decisi, e l’annuncio di un futuro programma di ammissione umanitaria, che non specifica però tempi e modalità. “Allo stato attuale – conclude la nota, – considerando la lentezza delle procedure e il fatto che esplicitamente gli Stati membri non sono obbligati a partecipare al programma di reinsediamento o ad aumentarne la propria quota, per i rifugiati oggi presenti in Turchia queste misure non rappresentano da subito una alternativa concreta”. (Inform)

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