CAMERA DEI DEPUTATI
Prosegue il confronto sui temi dell’estensione ai connazionali residenti all’estero delle esenzioni delle imposte sulla prima casa
Il presidente Fabio Porta chiede di “intervenire, ove possibile, a favore degli esclusi dalle agevolazioni, per correggere disparità di trattamento” ravvisate nella normativa attuale. Guido Castelli, delegato per la finanza locale, ribadisce “disponibilità e sensibilità rispetto alla conservazione e alla gestione del patrimonio immobiliare dei residenti all’estero” e per la “valorizzazione dei legami che ci uniscono alle nostre collettività all’estero”
Nel corso del dibattito sono intervenuti Alessio Tacconi, Gianni Farina, Laura Garavini (Pd, ripartizione Europa), Francesca La Marca (Pd) e Fucsia Fitzgerald Nissoli (Des/Cd) per l’America settentrionale e centrale, Marco Fedi (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide)
ROMA – Si è svolta ieri al Comitato sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema Paese della Camera dei Deputati l’audizione di una delegazione dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) sui temi dell’estensione ai connazionali residenti all’estero delle esenzioni delle imposte sulla prima casa. Un confronto che prosegue di pari passo con l’evoluzione normativa che ha riguardato in questi ultimi anni la tassazione sugli immobili, modificata ad ogni cambio di esecutivo anche per far fronte alla crescenti necessità connesse al risanamento dei conti pubblici.
A sottolineare la complessità della materia il presidente del Comitato, Fabio Porta, che ha richiamato l’impegno in corso per giungere in Parlamento “ad un intervento chiarificatore da parte del Governo” e invitato Anci e comuni italiani ad “intervenire, ove possibile, compatibilmente con i bilanci locali e la legislazione vigente, a favore dei connazionali residenti all’estero che attualmente vengono esclusi dalle agevolazioni previste per gli immobili considerati quali prima casa” – l’esenzione dell’Imu è estesa solo agli iscritti all’Aire che siano titolari di pensione estera e abbiano il loro unico immobile posseduto in Italia non concesso in comodato d’uso o in affitto. Porta evidenzia come lo stato attuale della normativa configuri “una situazione di dubbia legittimità e di una certa iniquità”, e chiede pertanto ai comuni italiani di “valutare l’opportunità di correggere” quella che definisce una “disparità di trattamento”, “introducendo agevolazioni fiscali per Imu, Tasi e Tari, per coloro che oggi ne sono totalmente esclusi, nei limiti delle loro podestà regolamentari”.
Per l’Anci è intervenuto Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno e delegato Anci per la finanza locale, che ha in premessa segnalato l’importanza del tema, dal momento che “la tassazione sugli immobili è divenuto ormai l’elemento di alimentazione principale dei bilanci comunali”, in un quadro complessivo che “non vive momenti rosei”: Castelli ricorda infatti come negli ultimi 4 anni la finanza locale sia divenuta sempre più “uno strumento di risanamento della finanza pubblica e questo – aggiunge – ha sconvolto i principi contabili su cui confidiamo annualmente per la gestione delle nostre amministrazioni”. “In 4 anni il contributo dei comuni italiani al risanamento dei conti pubblici è stato di 12 miliardi di euro e il loro indebitamento complessivo, fatto 100 quello dello Stato, è sceso dal 3 al 2% circa – prosegue il rappresentante dell’Anci, che ammonisce però come tale dinamica non possa proseguire, perché “ulteriori manovre a carico dei comuni potrebbero comprometterne i servizi essenziali”.
In un quadro finanziario sempre più provato, i provvedimenti via via adottati sulla tassazione degli immobili hanno finito per incidere anche sul rapporto che le amministrazioni locali avevano ormai consolidato con i propri residenti all’estero e la cui impostazione viene ribadita dallo stesso Castelli: “i comuni – afferma – hanno sempre manifestato una particolare disponibilità e sensibilità rispetto alla conservazione e alla gestione del patrimonio immobiliare dei loro residenti all’estero”, una sensibilità testimoniata dalla tendenza all’equiparazione a prima casa della proprietà posseduta in Italia da questi ultimi – quando la tassa era ancora denominata Ici, nel 2013, la stima dei comuni che operavano tale equiparazione per gli iscritti all’Aire, ricorda il delegato Anci, era del 40%, consentendo in questo modo l’estensione di tutte le agevolazioni previste per questo tipo di immobili. “Fino a che è stata l’autonomia dei comuni a negoziare questa possibilità i risultati sono stati rilevanti – rileva Castelli, richiamando poi i cambiamenti innescati dal decreto relativo all’imposta approvato nel 2014, che ha “introdotto ex lege l’assimilazione dell’immobile posseduto dai connazionali all’estero a prima casa, circoscrivendo, forse eccessivamente – ammette, – i possibili destinatari dell’esenzione: iscritti all’Aire titolari di pensione estera e il cui immobile non risulti dato in comodato d’uso o locato”. Per il rappresentante dell’Anci tale riconoscimento ex lege costituisce un fatto rilevante, ma la difficoltà è ora connessa alla “riduzione degli spazi di premialità che si erano sedimentati nel corso dell’esercizio da parte dei comuni” e “alle difficoltà gestionali che questi ultimi incontrano anche nell’applicazione del tributo, specie in quei centri che registrano molti iscritti all’Aire”. In ultimo, “l’esenzione totale della Tasi sulla prima casa configura ora una situazione ancora più in divenire – ricorda Castelli, confermando “che resta l’interesse dei comuni e della nostra politica associativa a valorizzare i legami che ci uniscono alle nostre collettività all’estero”, oltre che alla “conservazione dei beni che, pur non essendo stabilmente abitati, arricchiscono i nostri centri”. L’impegno dell’Anci si orienta quindi ad introdurre meccanismi di premialità connessi alla gestione del bene, fermo restando il tentativo di “modulare diversamente le agevolazioni” sugli immobili posseduti dai connazionali all’estero, garantendo una assimilazione a prima casa più ampia nel caso del reperimento di una corrispettiva provvista finanziaria. Reperimento per cui Castelli auspica un’azione comune, segnalando come non si tratti di cifre impossibili da raggiungere.
Nel corso del dibattito è intervenuto Alessio Tacconi (Pd, ripartizione Europa) che ha evidenziato la necessità di semplificare la normativa in oggetto, esigenza cui in parte rispondeva la proposta di legge da lui presentata sull’estensione dell’esenzione anche ai connazionali residenti all’estero e titolari di pensione italiana. Ribadisce come a fronte delle molteplici casistiche sia necessaria una ulteriore riflessione e valutazione sulla materia e chiede alla delegazione Anci di agire presso i comuni italiani affinché sia utilizzata il più possibile a favore dei connazionali all’estero la discrezionalità loro concessa sulla decisione delle aliquote da applicare per il calcolo delle imposte sugli immobili. Gianni Farina (Pd, ripartizione Europa) parla di problemi complessi ma che riduce sostanzialmente a tre fattispecie: una morale, perché gli immobili posseduti dai connazionali all’estero sono frutto di sacrifici e rischiano, se abbandonati, di contribuire alla “desolazione” dei comuni italiani che hanno subito – e continueranno in questo modo ancora a subire – in misura maggiore l’esodo dei loro abitanti; una legata al problema politico del consenso e la terza di carattere economico e sociale. Pur ritenendo positiva l’esenzione stabilita per i pensionati italiani residenti al’estero, Farina segnala come essa finisca per concorrere ad evidenziare la contraddittorietà dell’attuale normativa, che non si cura per esempio di coloro che non hanno proprietà ma vivono in affitto, contraddizioni su cui egli ritiene si debba intervenire “con coraggio”, riportando l’imposizione ad un meccanismo di esenzione legato ad una soglia minima di valore dell’immobile, “come avveniva – ricorda – con il governo Prodi del 2006-2008”. Da rivedere anche la procedura con la quale si può accedere all’esenzione, incentivando l’utilizzo dell’autocertificazione. “Se non vi sarà un ripensamento – conclude Farina – c’è il pericolo evidente di distacco totale della comunità italiana nel mondo con il paese di origine. Parliamo di milioni di cittadini che potrebbero decidere di svendere il loro patrimonio in Italia, perché considerano tali imposte come una gabella insopportabile perché associate anche alla mancanza di un riconoscimento morale dell’emigrante”.
Non va dimenticata, infatti, la situazione dei comuni che hanno un saldo negativo tra iscritti all’Aire e residenti, una caratteristica che finisce per incidere sul paesaggio urbano, quando molte case risultano abitate solo per un periodo breve e limitato, quando non abbandonate, e che rischia di divenire paradossale se l’esenzione della tassa sugli immobili riguarda solo i residenti. In questi casi gli introiti che provengono dai residenti all’estero sostengono servizi di cui essi non usufruiscono, o usufruiscono molto limitatamente.
Laura Garavini (Pd, ripartizione Europa) chiede se l’Anci non possa inviare ai comuni una comunicazione recante lo stato attuale della legislazione, in seguito a segnalazioni di connazionali che hanno ricevuto avvisi di pagamento nonostante l’esenzione, o se vi siano altri casi, oltre alle province di Trento e Bolzano, in cui le esenzioni decise a livello nazionale siano state modificate da norme locali. Sollecita inoltre la diffusione di best practice sperimentate a proposito di progetti attuati per la salvaguardia del patrimonio urbanistico. L’avvio di un confronto su tale azione di promozione viene auspicato anche da Marco Fedi (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide), che rileva come una diversa politica di tassazione degli immobili potrebbe essere funzionale a tale strategia. “Siamo consapevoli che tocca innanzitutto a Governo e Parlamento dare risposte normative. Noi ci stiamo lavorando – ha dichiarato Fedi, – ma vi chiediamo flessibilità, parola d’ordine di questi tempi, relativamente alle aliquote e alle agevolazioni per tutti, oltre alla esenzione per i pensionati di pensione estera e in convenzione internazionale” (per l’intervento di Fedi vedi anche: http://comunicazioneinform.it/
Si sofferma sull’importanza del turismo di ritorno Angela Fucsia Fitzgerald Nissoli (Des/Cd), che ritiene l’equiparazione a prima casa degli immobili posseduti dai connazionali all’estero sia anche “gesto di riconoscenza per chi ha affrontato le sfide dell’emigrazione e mantiene vivo il legame con l’italia”. Richiama infine l’opportunità di uniformare la documentazione necessaria all’effettivo esercizio delle agevolazioni e ribadisce il rischio di una svendita delle abitazioni, che significherebbe un “impoverimento per l’economia locale ma anche per i legami tra la Penisola e le collettività presenti all’estero”. Francesca La Marca (Pd, ripartizione America settentrionale e centrale) si sofferma invece sul ruolo internazionale che l’Anci può svolgere, anche in sinergia con la rete diplomatica, e sul contributo che gli eletti nella circoscrizione Estero possono apportare a tale ruolo.
Il presidente del Comitato annuncia un ulteriore confronto con la delegazione, per ampliare il discorso e consentire la replica alle numerose sollecitazioni, mentre Castelli assicura intanto l’impegno dell’Anci sul fronte dell’uniformazione della documentazione legata al pagamento del tributo e del ricorso all’autocertificazione. (Viviana Pansa – Inform)