direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentato al MEI il volume “Nel solco degli emigranti. I vitigni italiani alla conquista del mondo”

ITALIANI ALL’ESTERO

Da Università La Sapienza di Roma, Fondazione Migrantes e Società Geografica Italiana

 

La ricerca si prefigge di rintracciare i vitigni italiani nel mondo e di analizzare gli effetti del lavoro agricolo dei nostri migranti a livello paesaggistico e architettonico

Gian Carlo Perego (Migrantes ): “ Il libro manifesta a pieno titolo quanto gli italiani siano stati fecondi nel proporre modelli di vita lontani dalla nazione di nascita, ma che ben si sono inseriti nei territori di emigrazione”

Fabio Porta (Pd): “Stiamo cercando di lavorare  con le associazioni, le Regioni e le Camere di commercio all’estero al fine di valorizzare il connubio fra presenza italiana nel mondo, esportazioni e internazionalizzazione”

Cristina Ravaglia (Maeci):  “I nostri emigranti nel mondo hanno costituito e modificato con il loro stile di vita il modo di essere dei Paesi che li hanno ospitati, questo è importante per l’Italia e per le nostre esportazioni”

 

ROMA – E’ stata presentato a Roma, al Museo dell’Emigrazione Italiana presso il Vittoriano, il libro, curato da Flavia Cristaldi e Delfina Licata, dal titolo “Nel solco degli emigranti. I vitigni italiani alla conquista del mondo” (ed. Bruno Mondadori). Una ricerca, promossa dall’Università La Sapienza di Roma,  dalla Fondazione Migrantes e dalla Società Geografica Italiana, che si prefigge  di rintracciare i vitigni italiani nel mondo e di analizzare gli effetti della tradizione vinicola portata dai nostri emigranti sui nuovi territori di residenza a livello paesaggistico e architettonico. L’indagine, che spazia in 19 paesi, si avvale della competenza di geografi, sociologi, agronomi, winemakers, demografi, architetti e giornalisti, e offre al lettore storie ed aneddoti particolari sulla nostra emigrazione. Nel corso dell’incontro è stata anche presentata la mostra, curata da Sandra Leonardi dell’Università  “La Sapienza di Roma”, sul tema  “L’emigrazione italiana in un bicchier di vino. Tra viti, vini e culture”, composta con il materiale fotografico proveniente dalla ricerca.

L’incontro, coordinato dall’editorialista del Corriere della Sera Paolo Valentino, è stato aperto dalla lettura del messaggio inviato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. “I risultati della ricerca – scrive il Presidente della Repubblica  – attestano il lavoro silenzioso e non sempre adeguatamente ricordato dei nostri emigranti. Sono stati milioni gli italiani che hanno lasciato il nostro Paese nei secoli scorsi a causa della miseria e della disperazione. Sono storie cariche di fatica e sofferenza, che hanno spesso trovato il riscatto grazie a coraggio, tenacia, creatività e competenza”. “Nel corso dei secoli le vecchie emigrazioni –  continua Mattarella dopo aver ricordato le grandi capacità tecniche ed imprenditoriali dei nostri agricoltori nel mondo  – hanno creato legami visibili e invisibili tra i cittadini italiani residenti all’estero e la madrepatria. Oggi a quei legami umani e culturali si aggiunge una notevole capacità di scambi commerciali e di nuove opportunità per il turismo in Italia. Anche il vino ha contribuito e contribuisce a tenere unito il nostro Paese al di là dei confini geografici e a fare grande il nome dell’Italia nel mondo”.

Ha poi preso la parola il direttore generale della Fondazione Migrantes Gian Carlo Perego che ha evidenziato come questo libro si fermi “a  considerare una condivisione di cura, cultura, coltura di un bene, la vite, e di un cibo, il vino, che l’emigrazione italiana ha favorito nel mondo”. “In questo momento l’Italia e gli italiani – ha aggiunto  Perego – stanno vivendo una nuova stagione di emigrazione, a causa della crisi economica e della disoccupazione che, nei giovani, ha raggiunto e superato il 42%: meno di 1 giovane su tre trova oggi lavoro in Italia. Non siamo ancora evidentemente ai numeri della grande diaspora di fine Ottocento inizi Novecento, ma sicuramente i numeri stanno costantemente crescendo, come emerge annualmente dal “Rapporto Italiani nel Mondo” e, guardando al panorama dei flussi migratori mondiali, ancora una volta gli italiani giocano, come in passato, un ruolo primario nel proporre nuove caratteristiche delle partenze dai paesi occidentali. Non più migrazioni solitarie, ma partenze di nuclei familiari e di donne che, sicuramente con numeri di poco inferiori a quelli degli uomini, si muovono alla ricerca di situazioni di vita soddisfacenti. La ricerca di un lavoro è la motivazione prioritaria della partenza che nasconde, però, un insieme complesso di desideri di realizzazione personale e lavorativa, la possibilità ai più negata di una progettualità che comprenda più sfere della vita”.

“Il volume che oggi presentiamo – ha proseguito Perego – nasce e si inserisce in questo quadro di riferimento rinnovato della emigrazione italiana e lo fa legando il passato e il presente, manifestando a pieno titolo quanto gli italiani siano stati fecondi nel proporre modelli di vita lontani dalla nazione di nascita, ma che ben si sono inseriti nei territori di emigrazione. Il sacrificio, il lavoro, il rispetto del territorio e della natura sono stati valori che si sono trasformati con e durante l’emigrazione, diventando altro a seguito del metissage tra luogo di partenza e luogo di arrivo. E così, – conclude Perego – il tralcio di vite gelosamente custodito nella valigia alla partenza, le bottiglie di vino scrupolosamente conservate nei numerosi viaggi, come testimonia, ad esempio nei suoi racconti di viaggio la Santa Francesca Saverio Cabrini patrona dei migranti, è diventato sapore e colore dell’Italia fuori dei confini nazionali, ma anche ricordo e testimonianza di valori familiari, di tradizioni passate di padre in figlio, di segreti messi in atto perché la terra risponda al lavoro nel modo migliore”.

A seguire è intervenuto Claudio Cerreti, vice presidente della Società Geografica italiana, che ha spiegato come la ricerca tenga insieme tre punti fondamentali per l’indagine geografica: l’emigrazione, il paesaggio e l’alimentazione. Dimensioni che hanno permesso ai ricercatori di rintracciare filiere migratorie e di distribuzione delle viti poco conosciute, ad esempio in Messico, Perù e  Sud Africa. Dopo aver ricordato lo sforzo compiuto dai nostri connazionali per riadattare la cultura agricola italiana a condizioni ambientali molto diverse da quelle d’origine, Cerreti ha anche sottolineato come le coltivazioni italiane abbiano svolto un ruolo molto importante per i paesaggi dei paesi di residenza. 

Dal canto suo Paolo Di Giovine, direttore del dipartimento di Scienze documentarie linguistico, filologiche e geografiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, che ha sottolineato come il termine migrazione derivi dal latino e ci accompagni da secoli con una tradizione costante. Più antico invece il termine linguistico che definisce il vino,  “vinum”,  che il latino ha preso in prestito da una cultura preesistente in Europa appartenente all’antico linguaggio usato dai popoli del Mediterraneo.

Ha poi preso la parola il coordinatore del dibattito Paolo Valentino che ha ricordato come nei primi anni 90’ esistesse nella società politica tedesca una realtà trasversale, una specie di “partito della Toscana” i cui membri erano legati dall’amore per questa regione italiana e in cui la conoscenza del vino aveva un ruolo fondamentale. Importati uomini politici che si batterono per l’immediato ingresso dell’Italia nell’euro. A seguire Flavia Cristaldi, curatrice della ricerca e docente di Geografia delle Migrazioni all’Università “La Sapienza” di Roma, ha rilevato come nella loro emigrazione i nostri connazionali  portarono nei nuovi paesi di residenza competenze, abilità, tecniche e alcune piante legate alla tradizione, come dimostrano i tanti platani trovarti in Brasile.  La Cristaldi ha poi ricordato come i contadini italiani, che hanno scelto di ricominciare da capo oltre i confini, siano riusciti a creare, attraverso il lavoro delle famiglie, villaggi e vigneti che abbracciano intere colline.

 L’altra curatrice della ricerca Delfina Licata, della Fondazione Migrantes, ha segnalato la presenza nel progetto di elementi costanti, come ad esempio la dedizione al lavoro dei  migranti, la capacità di fare rete attraverso un approccio multidisciplinare all’indagine e l’attenzione alle persone che nel libro si evidenzia attraverso i racconti di vita dei migranti. La Licata ha anche sottolineato come la storia migratoria dei nostri connazionali di ieri e di oggi possa far capire agli italiani l’importanza della vocazione all’accoglienza dello straniero, sopratutto in un momento difficile come quello odierno. “Rileggere l’emigrazione italiana – ha spiegato la ricercatrice della Migrantes – è ciò di cui si ha maggiormente bisogno, ma bisogna farlo attraverso lenti nuove e prospettive diverse… abbiamo raccontato l’impegno, la tenacia di donne e di uomini che mossi dalle motivazioni più varie  sono partiti alla volta dell’estero portando con loro ciò che di più prezioso avevano, la loro identità e la loro cultura, rappresentata da un tralcio di vite o da conoscenze secolari di come si costruisce un territorio e di come si produce un ottimo vino”.

Sandra Leonardi, dell’Università “La Sapienza”, si è invece soffermata sulla mostra fotografica da lei curata “L’emigrazione italiana in un bicchier di vino. Tra viti, vini e culture” che utilizza il materiale fotografico acquisto per la ricerca. “Queste immagini – ha spiegato la Leonardi – che sono documentarie rispetto alla ricerca, acquistano un valore particolare perché hanno la capacità di emozionare il visitatore. Un viaggio nel tempo e nello spazio che stimola i nostri ricordi personali delle migrazioni. Tutte queste storie testimoniano l’inventiva, l’ingegno, la caparbietà e l’amore di chi ha lasciato la madre patria ed è partito alla ricerca di un futuro migliore in una terra lontana e stranierà”. La Leonardi ha anche segnalato come la pubblicazione che accompagna la mostra sia dotata di “realtà aumentata”, ovvero di un’applicazione per il telefonino che consente di ottenere ulteriori informazioni multimediali.

Dopo la riflessione del winemaker  Roberto Cipresso, che ha ricordato le tante “emozioni” insite nei vini italiani e il contributo dato dai nostri coltivatori allo sviluppo economico e all’evoluzione paesaggistica dei paesi di residenza, Rando Devone, della Fondazione Fai – Cisl, ha evidenziato la centralità del lavoro in agricoltura e come questo rappresenti presidio sociale,  sicurezza alimentare, e salvaguardia  ambientale. Devone ha anche ricordato il lavoro dei tanti stranieri che, dopo aver acquisito le conoscenze tecniche in Italia, tornano al loro paese di origine dove producono degli ottimi vini. 

Ha poi preso la parola Fabio Porta, deputato del Pd eletto nella ripartizione America Meridionale e presidente del Comitato per gli italiani nel mondo e promozione del sistema paese, che ha segnalato come fra  pochi giorni si festeggeranno i 140 anni dell’emigrazione italiana nello stato brasiliano del Rio Grande do Sul, alla presenza del governatore di origini italiane, dell’ambasciatore italiano e dei rappresentanti delle grande case vinicole. Porta ha anche rilevato come a tutt’oggi le produzioni italiane nate dalle nostre comunità all’estero rappresentino un volano straordinario per l’uscita dalla crisi dell’Italia . “Recenti dati ci dicono – ha proseguito Porta – come oggi l’export italiano continui a tirare in maniera incredibile è che la differenza fra esportazioni ed importazioni, a netto di tutti i derivati del petrolio, sia di cento miliardi. Un differenziale straordinario in favore del nostro export che è segnato sicuramente dalla presenza dei nostri connazionali nel mondo”.  “Stiamo cercando di lavorare – ha aggiunto il deputato del Pd – con le associazioni, le Regioni e le Camere di Commercio all’estero al fine di valorizzare, anche nell’ambito dell’agroalimentare, questo connubio fra presenza italiana nel mondo, esportazioni e internazionalizzazione”. Porta ha poi ricordato sia la tragedia del transatlantico Sirio del 1906, dove sulla rotta per il Brasile persero la vita moltissimi migranti italiani simili dal punto di vista umano agli immigrati che oggi  muoiono nel Mediterraneo,  sia il progetto di legge presentato in Parlamento che si prefigge di introdurre nelle scuole italiane l’insegnamento multidisciplinare delle migrazioni, recuperando la memoria per favorire la comprensione dell’oggi. Porta ha infine segnalato la necessità di distinguere fra la contraffazione dei vini e la produzione dei vini realizzati dai connazionali all’estero con tecniche italiane.

L’incontro è stato concluso dal direttore generale del Maeci per gli Italiani nel Mondo e le Politiche Migratorie Cristina Ravaglia che ha rilevato come dal dibattito siano emersi diversi stimoli emotivi come “il concetto delle radici che porti in una terra nuova”, o le antichissime origini  linguistiche del vino che dal Mediterraneo si è sparso nel mondo. “C’è tanto lavoro che da sempre caratterizza l’emigrazione italiana nel mondo – ha affermato il direttore generale –  perché chi cerca il nuovo se in un nuovo luogo deve lavorare per il doppio della fatica. C’è poi anche il vino e la vite come identità che porti con te e che proietti in avanti per ritrovare te stesso in un altro posto”.

“I nostri emigranti nel mondo – ha proseguito la Ravaglia – hanno costituito e modificato con il loro stile di vita e il loro apporto il modo di essere dei Paesi che li hanno ospitati, e questo è importante per l’Italia perché la diffusione del modo di vivere italiano favorisce le nostre esportazioni” .  Il direttore generale ha inoltre segnalato la presenza in Crimea di un’emigrazione italiana poco conosciuta formata dai discendenti delle famiglie pugliesi che a metà dell’800 furono chiamate dallo Zar di Russia a coltivare queste terre dal clima mediterraneo. Famiglie che ancora oggi parlano la nostra lingua d’origine e sono interessate dallo studio dell’italiano. (Goffredo Morgia – Inform)

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