direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Aula di Montecitorio, il Ministro dell’Università Bernini risponde all’interrogazione Boschi (IV) su emigrazione e rientro in Italia dei giovani studiosi

CAMERA DEI DEPUTATI

 

ROMA – Nell’aula di Montecitorio la deputata Matia Chiara Gadda (IV) ha illustrato l’interrogazione Boschi (IV), rivolta al Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, sul tema dell’emigrazione e del rientro in Italia dei giovani studiosi.  “L’Italia è un Paese che, purtroppo, non fa più figli. D’altra parte, però, pare che non siamo in grado nemmeno di trattenere quelli che ci sono, perché sono ormai molte migliaia gli studenti e i ragazzi che vanno all’estero dopo essersi  formati nel nostro Paese con ingenti risorse pubbliche”, ha affermato la deputata Gadda che ha aggiunto: “Nel 2023 il Governo Meloni ha cambiato la norma del Governo Renzi sul rientro dei cervelli e i rientri sono calati del 70%. Allo stesso tempo, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che aveva generato una speranza per molti ricercatori, è al termine. Quindi le chiediamo cosa intendete fare per arrestare questa emorragia di capitale umano, ma soprattutto cosa volete fare, soprattutto dal punto di vista fiscale, per trattenerli e soprattutto per dare una visibilità strutturale alla ricerca nel nostro Paese”. “Non abbiamo mai modificato la normativa fiscale di favore per ricercatori, professori e studiosi che rientrano nel nostro Paese, che per un numero di anni significativo, dieci, hanno un’esenzione del 90 per cento rispetto alla propria tassazione. Il che rappresenta certamente un elemento molto importante per agevolare il rientro dei cervelli italiani che sono andati a condividere le loro conoscenze all’estero e ad arricchirsi all’estero, ma sicuramente non è sufficiente”, ha affermato il Ministro Bernini nel suo intervento. “E’ vero, – ha aggiunto il Ministro  – esiste una fuga dei cervelli significativa, che si somma ad una glaciazione demografica che non può che preoccuparci. Le soluzioni sono tante, non una sola. Certamente la riforma fiscale ha fatto la differenza, ma non è sufficiente, perché, ove non esistano infrastrutture di ricerca, quindi luoghi dove fare ricerca e dove creare comunità scientifica, su cui noi abbiamo investito in questi ultimi quattro anni 11 miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza, e ove non esistano temi innovativi e sfidanti su cui fare ricerca, come il calcolo ad altissima prestazione, le tecnologie quantistiche, l’agricoltura tecnologica, la mobilità sostenibile, la biodiversità, terapie geniche, farmaci a tecnologia RNA, noi non potremo, finché non avremo – lo stiamo già facendo – radicato comunità scientifiche, chiedere ai nostri ricercatori di rientrare solamente perché garantiamo loro sgravi fiscali”.

“L’elemento salariale – ha continuato Bernini – è ugualmente fondamentale, ma su questo, come potrete intendere, al netto dei provvedimenti sul salario giusto, che questo Governo sta portando avanti, a livello imprenditoriale, possiamo intervenire solo in parte. È importante, ripeto, che tutti noi sappiamo che i ricercatori sono come le rondini: seguono le infrastrutture di ricerca. A questo proposito, concludo ricordando che molti dei nostri ricercatori non sono in realtà fuggiti all’estero, ma si trovano nei luoghi dove devono e possono fare ricerca, come nel deserto di Atacama, dove esiste una comunità di ricercatori italiani che può solo in quella zona, in quella latitudine, fare ricerca sul cosmo. Una ricerca che viene fatta da ricercatori italiani attraverso infrastrutture italiane, quindi manifatture italiane, e altissime tecnologie italiane. Questo significa creare delle reti di ricerca che non hanno solamente confini nazionali, ma giovano soprattutto le connessioni che noi riusciamo a creare”.  “E’ notizia di oggi – ha concluso Bernini  –  il raggiungimento di un accordo di collaborazione per rendere efficace la nostra partecipazione a un’infrastruttura di ricerca importantissima, la più importante del Medio Oriente, che si chiama SESAME, dove attraverso un sincrotrone si fa insieme biomedicina, alta tecnologia e archeologia tecnologica, in cui lavorano insieme ricercatori italiani, palestinesi, iraniani, giordani e israeliani. Ecco, è anche attraverso queste infrastrutture e anche attraverso la mobilità dei ricercatori, a cui noi dobbiamo comunque dare le opportunità e le condizioni di ritornare, che si fa diplomazia scientifica e si creano le condizioni per un mondo e un Paese migliore”.

In sede di replica la deputata Gadda ha sottolineato lo stato di precarietà a cui sono sottoposti i ricercatori nel nostro Paese. “Noi continueremo, come Italia Viva, – ha poi rilevato la deputata – a fare delle proposte, lo abbiamo fatto in questi mesi, lo rifaremo in legge di bilancio, lo abbiamo fatto anche nella delega fiscale, perché ci sono due misure che vanno fatte. Intanto, ripristinare la norma sul rientro dei cervelli fatta dal Governo Renzi, che consentiva di portare una decontribuzione al 70 per cento, fino al 90 per cento se rientravano al Sud, per i giovani che, appunto, portano le loro competenze nel nostro Paese… Poi proponiamo – ha concluso Gadda – anche un’altra misura, che riguarda la detassazione: almeno provare a fare una misura sperimentale, come noi abbiamo proposto con la start tax, che sia parametrata all’età dei giovani”.(Inform)

 

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