FARNESINA
ROMA – La riforma entrata in vigore il 1° gennaio ha dato nuovo impulso alla Farnesina, con una struttura sempre più orientata a sviluppo economico, innovazione e cybersicurezza. Cambiano così anche le competenze richieste ai diplomatici, chiamati a una formazione continua e sempre più multidisciplinare. L’Unità per la Formazione è erede dello storico Istituto Diplomatico, già oggetto di una riforma nel 2014 riguardante la Scuola Nazionale per la Formazione; tuttavia quella della Farnesina ha mantenuto una sua specificità legate alle nuove funzioni della figura del diplomatico: di fatto tale Unità coordina i programmi di formazione e aggiornamento del Ministero, oggi sempre più aperti al dialogo con imprese, associazioni e realtà produttive italiane, per affiancare alle conoscenze teoriche competenze pratiche e operative. Tra le novità degli ultimi anni: il rafforzamento della formazione, il forte impulso alla digitalizzazione, l’ingresso di nuove professionalità e l’introduzione di 40 ore obbligatorie di aggiornamento per il personale. Una diplomazia sempre più moderna, flessibile e aperta al cambiamento. Se ne è parlato con Laura Egoli, Capo dell’Unità per la Formazione della Farnesina, nella nuova puntata di “Senza confini”, rubrica realizzata dal Maeci in collaborazione con Isoradio. “La formazione rappresenta una leva strategica e per questo motivo i programmi sono sempre più aperti allo scambio con istituzioni, enti pubblici e privati, aziende e associazioni di categoria: ciò per consentire ai nostri funzionari di acquisire professionalità basate sull’esperienza e non solo sulla conoscenza”, ha spiegato Laura Egoli parlando del 2025 come un anno centrale anche per via di nuovi ingressi alla Farnesina in quanto a personale da destinare a diverse mansioni. Segnalata anche la novità della riforma della Farnesina che consentirà l’accesso ai concorsi per la carriera diplomatica anche a candidati in possesso di lauree che non siano soltanto quelle giuridiche o economico-politiche in senso stretto. “Non basta più la sola conoscenza di temi di geopolitica o storia ma servono anche materie come intelligenza artificiale, scienza e tecnologia”, ha sottolineato Egoli che ha poi ricordato quale sia la mole di lavoro riguardante una struttura formata complessivamente da 313 sedi suddivise tra 130 Ambasciate, 9 Rappresentanze permanenti, 85 Uffici consolari e 88 Istituti di Cultura. Egoli ha inoltre rilevato come la necessità di dover rappresentare il nostro Paese in ogni continente, comporti la ricerca di candidati non solo preparati ma anche motivati al cambiamento e alla flessibilità. (Inform)