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Il Presidente Mattarella e il Presidente emerito della Repubblica slovena Pahor hanno ricevuto il Premio “Santi Ilario e Taziano – Città di Gorizia”

QUIRINALE

Mattarella: La comune esperienza di Nova Gorica e Gorizia di Capitale Europea della Cultura Transfrontaliera per il 2025 è una pagina di speranza e di fiducia nei popoli europei, nella capacità dell’Europa di costruire storia, seguendo i suoi valori”

(Fonte foto Presidenza della Repubblica)

GORIZIA – È stato consegnato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al Presidente emerito della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor, il Premio “Santi Ilario e Taziano – Città di Gorizia” – giunto alla 25° edizione – nel corso della cerimonia che si è svolta al Teatro comunale Giuseppe Verdi a Gorizia. Per il 2025 la Commissione valutatrice ha individuato i due Presidenti per il loro concreto e costante sostegno nel percorso di avvicinamento delle comunità di Gorizia e di Nova Gorica, soprattutto nel contesto di GO! 2025. Il Premio “Ss. Ilario e Taziano – Città di Gorizia”, istituito dall’Amministrazione comunale nel 2001, viene consegnato ogni anno, durante la giornata in cui Gorizia festeggia i Patroni della città ed è destinato a persona, ente, associazione o società che, attraverso la propria opera o attività nel campo civile, economico, culturale, artistico, religioso o sociale abbia dato lustro alla città. “Avverto l’onore di ricevere questo riconoscimento – ha affermato nel suo intervento il Capo dello Stato – insieme al Presidente emerito della Repubblica di Slovenia Pahor – l’amico Borut – e sottolineo il significato che assume questo momento, che esprime la vocazione della Città di Gorizia a essere protagonista del progetto europeo. Gorizia vive un anno straordinario: un mese fa ero qui insieme alla Presidente slovena, Natasha Pirc Musar, cui rivolgo un pensiero di grande e cordiale amicizia. Vi hanno partecipato tante autorità, presenti anche oggi, per celebrare l’inizio dell’anno di Nova Gorica e Gorizia congiuntamente Capitale Europea della Cultura. Credo che tutti, quel giorno, in Piazza della Transalpina, abbiamo avvertito di essere testimoni di un momento di rilevanza storica, capace di immettere effetti profondi nel futuro d’Europa. Al Presidente Pahor e a me è toccato in sorte felice di assistere in prima persona a un evento straordinario: la progressiva trasformazione di un confine, concepito come traccia divisoria nel cuore di una città e di una popolazione, in luogo di incontro e di condivisione. Questa cerimonia – ha continuato Mattarella – mi sembra possa iscriversi in questo mutamento.  Una libertà rinnovata e ritrovata, di movimento, di fraternità, il cui merito non è di singole persone né delle istituzioni – il cui contributo è, naturalmente, prezioso – bensì è frutto delle nostre società civili, che hanno saputo con pazienza ricostruire quei legami di amicizia, di solidarietà, di fiducia reciproca che i funesti eventi del Secondo conflitto mondiale, e degli anni precedenti, avevano reciso in quest’angolo di territorio che aveva visto italiani, slavi, tedeschi, vivere in pace. Dobbiamo ai cittadini di queste terre il successo di questo percorso: società mature, cresciute in democrazia, con efficaci anticorpi rispetto alle lusinghe sterili e pericolose dei nazionalismi, che hanno arrecato tanti gravi danni. La comunione di intenti tra le autorità politiche di Slovenia e Italia – ha proseguito il Presidente della Repubblica – rappresenta il riflesso istituzionale di un impulso che trova le sue radici nei rispettivi popoli, nel desiderio di amicizia espresso dai cittadini, divisi da un confine fisico, eredità della guerra, ma uniti nella convinzione che gli orrori, il sentimento di ritorsione e della rivalsa dovevano lasciar posto alla convivenza pacifica, alla riconciliazione”. “Le due città – ha poi rilevato Mattarella – hanno coraggiosamente trasformato la prossimità geografica delle due identità in un’opportunità, dando vita a un esempio inestimabile non soltanto per i nostri due Paesi, ma per l’intera Europa e per i valori che il progetto europeo rappresenta. La cooperazione come scelta consapevole e razionale per mettere a fattor comune, a vantaggio delle persone, conoscenze, risorse, cultura, esperienze. La frontiera, da luogo ostile diventa così fattore di opportunità, di incontro di risorse, di crescita, nell’economia, nella scienza, nelle identità culturali”. “Sono grato alla Città di Gorizia – ha concluso il Capo dello Stato – che, nel volermi insignire del riconoscimento intitolato ai suoi patroni, Ilario e Taziano, santi alle radici della fede cristiana nel cuore d’Europa e pilastri di una Chiesa, quella di Aquileia, capace di tenere insieme popoli e culture diverse, mi offre l’occasione per evidenziare che la strada della cooperazione, come Nova Gorica e Gorizia testimoniano, porta al successo. La comune esperienza di Capitale Europea della Cultura Transfrontaliera per il 2025 è una pagina di speranza e di fiducia nei popoli europei, nella capacità dell’Europa di costruire storia, seguendo i suoi valori”.(Inform)

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