FARNESINA
ROMA – Nell’ambito della presentazione alla Farnesina del Progetto del Turismo delle Radici si è svolta una sessione tecnica con quattro panel. Il primo dal titolo “I viaggi delle radici per la ripresa del turismo nell’Italia Post-Covid-19” è stato moderato da Stefano Polli, vicedirettore di Ansa, che ha esordito: “Credo che l’Ansa sia l’unico media italiano ad avere uffici in tutti i posti da dove vengono i discendenti italiani: abbiamo uffici a Buenos Aires e a Sidney”. Riprendendo poi quanto detto in precedenza dal Sottosegretario agli Esteri, Giorgio Silli (vedi Inform Presentato alla Farnesina il Progetto PNRR “Turismo delle radici: una strategia integrata per la ripresa del settore del turismo nell’Italia post Covid-19”: gli interventi istituzionali) , ha sottolineato come la realtà degli italiani all’estero appaia molto diversificata con varie generazioni e diversi luoghi di provenienza. “Mio padre – ha ricordato Polli – era triestino; a Sidney c’era fino a qualche anno fa, credo ci sia ancora, un quartiere dove c’era una forte emigrazione proveniente da Trieste e si parlava un dialetto triestino, ma non quello attuale, quello di tanti anni fa. Noi dell’Ansa – ha aggiunto – siamo perfettamente consapevoli di questa voglia di tornare alle radici degli italiani che vivono all’estero, dei discendenti delle varie generazioni di italiani che spesso non parlano la nostra lingua, ma hanno questa voglia di tornare alle radici, di scoprire da dove sono nati i propri antenati e di ritrovarsi nuovamente italiani”.
Dal canto suo Ivana Jelinic, AD di ENIT, ha posto l’accento sulle modalità con le quali i turisti delle radici scelgono di tornare e la necessità di sensibilizzare gli operatori. “Noi siamo – ha ricordato Jelinic – il braccio operativo del Ministero del Turismo. Un ente che, con oltre cento anni di storia, si prefigge di promuovere l’Italia all’estero con 26 sedi all’attivo e altre in fase di prossima apertura”. “Il tema del turismo delle radici – ha proseguito la CEO di Enit – è un tema estremamente variegato e che abbraccia molte sfaccettature… Ovviamente esistono target diversi e aspetti differenti se si parla di italiani di prima o seconda generazione, quindi se hanno ancora un passaporto, se non ce lo hanno più, quanto è distante nel tempo il momento della migrazione; e questo modifica abitudini e attitudini poi rispetto alla scelta del viaggio e alla modalità con la quale il viaggio viene realizzato e declinato. In ogni caso fino alla seconda generazione, normalmente, abbiamo visto che c’è una grande tendenza nel dedicare alcuni pernottamenti presso le abitazioni dei propri parenti. Questo è un elemento interessante perché è il primo approccio nel rientro. Quindi la scelta nel tornare in maniera concreta e diretta su quello che è l’ambito familiare. Poi da lì si sviluppa un’opportunità molto più ampia per il Paese. Non si fa il viaggio, normalmente, solo per soggiornare presso i propri familiare, ma si sceglie di abbinarlo e declinarlo con altri servizi, visitando altre località”. Nel corso del suo intervento Jelinic si è soffermata anche sui principali mercati per il turismo delle radici. “Il primo mercato interessato da questo tematismo, secondo i dati rilevati dal nostro centro studi, sono gli Stati Uniti. Dietro agli USA, troviamo il Sud America. I nostri uffici hanno già avviato in questi paesi, in particolare l’Argentina, tutta una serie di attività: di scouting delle tendenze, di workshop, attività di promozione di questo tematismo che servono su due strade che sono parallele, ma necessarie entrambe. Da un lato abbiamo la comunicazione e la sensibilizzazione per i nostri connazionali che sono all’estero” rievocando le loro radici. L’altra strada è la sensibilizzazione degli operatori. “I viaggiatori stranieri hanno bisogno di un canale di operatori specializzati che vendano, online o offline, servizi che poi andranno ad acquistare”.
Paolo Bulleri, dirigente ISNART, ha rilevato come le Camere di Commercio Italiane abbiano una forte volontà di contribuire anche dal punto di vista di un’offerta specifica per quanto riguarda il turismo delle radici e il turismo di ritorno. Segnalata anche l’importanza sia della rete delle Camere di Commercio Italiane all’estero, gruppi organizzati di business nei vari paesi che sono veri e propri facilitatori, ambasciatori, influencer in un certo senso, di italianità nel mondo, sia della rete dei ristoranti certificati di qualità all’estero, che rappresentano un punto di contatto con gli italiani all’estero di varie generazioni che possono diventare un canale di comunicazione per questo tipo di progettualità.
“Ho piacere di ricordare – ha concluso Bulleri – che noi svolgiamo anche un’attività di monitoraggio dei flussi sia da parte della domanda, sia dell’offerta, in raccordo con Enit”.
A chiudere la prima sessione le parole di Salvo Iavarone, presidente dell’Associazione Asmef: “Noi organizziamo ogni anno le giornate dell’emigrazione. Eventi legati all’emigrazione italiana nel mondo uniti da un unico comune denominatore: la voglia di sostenere gli emigrati che sono spesso lontani dalla patria e che sono desiderosi di interagire con l’Italia, creando un grande sistema internazionale che li veda collegati alla madrepatria. Le giornate si svolgono ogni anno e sono frutto del contributo professionale e umano dei nostri dirigenti”. Iavarone ha ricordato come nel 2017 la sua associazione organizzò alla Camera dei Deputati il primo convegno sul turismo di ritorno. Un tema che attrasse l’attenzione del Maeci e portò alla creazione del tavolo nazionale sul turismo delle radici. Una realtà che oggi raccoglie circa 200 enti. “Con questo – ha concluso Iavarone – volevo sottolineare un tema importante: l’associazionismo è importante in sé, ma è ancora più importante quando interagisce con le istituzioni”.
La seconda sessione, dedicata la tema “L’impatto del turismo delle radici sui piccoli comuni”, ha visto l’intervento di Gianluigi Tombolini, sindaco di Numana nonché moderatore del panel: “Sono perfettamente consapevole delle problematiche che incontrano i piccoli comuni, – ha sottolineato Tombolini – ma anche delle grandi potenzialità che hanno questi centri”. Tombolini ha evidenziato come all’iniziativa per il turismo delle radici abbiano aderito circa 600 sindaci che rappresentano borghi con meno di cinquemila abitanti. Borghi che possono promuovere subito delle azioni, anche in considerazione del fatto che hanno dovuto subire il problema dello spopolamento a causa dei molti concittadini emigrati all’estero. Tombolini ha poi segnalato la prossima creazione di un portale, da parte del Maeci e dell’Enit, che pubblicizzerà i borghi, creerà contatti e soprattutto trasmetterà le tradizioni e le peculiarità dei piccoli comuni che muovono il cuore delle persone che sono andate fuori dall’Italia.
Ha poi preso la parola Luca Pastorino, Presidente della Commissione culturale del Anci: “Aver indirizzato una parte di risorse del Progetto a questo tema specifico dedicato ai piccoli comuni è un elemento di novità, che noi abbiamo applaudito con estremo favore e interesse”. Riguardo alla digitalizzazione ha Pastorino rileva: “Questo tipo di turismo richiede da parte di chi torna o vuole tornare alle proprie radici, la possibilità di accedere a dei dati. Pensate ad esempio a chi cerca la tomba di un suo familiare”.
Giovanni Santo Porcu, sindaco di Galtelli, ha esposto le attività che hanno favorito il turismo di ritorno svolte dal suo borgo. “Riusciamo oggi ad avere – ha affermato il sindaco – quattrocento posti letto – su un comune di duemila/tremila anime -. Siamo il paese di Grazia Deledda, dove l’autrice ha ambientato il suo bellissimo romanzo. Siamo partiti valorizzando il nostro centro storico, uno dei più conservati della Sardegna. Come l’ha fatto Galtelli l’hanno fatto anche molti comuni, con Info Point, strutture di accoglienza importanti. L’elemento attrattivo per i turisti di ritorno è che in queste piccole comunità si è mantenuto uno stile abitativo dove si ritrova quel passato che gli avi hanno vissuto e vivono tutt’ora”.
Dopo l’intervento del sindaco di San Ginesio, Giuliano Ciabocco, che ha ricordato come il paese sia “dal 2002 uno dei borghi più belli d’Italia e bandiera arancione” e sottolineato la possibilità che i piccoli comuni divengano “un po’ protagonisti”, Il consigliere con delega al turismo di Tropea, Francesco Monteleone, ha sottolineato come parlare di turismo delle radici per il suo comune sia facile poiché “molti nostri concittadini, dopo la Prima Guerra Mondiale, sono emigrati in Uruguay, Argentina, Australia e Canada e sistematicamente questi nostri concittadini cercano le loro origini venendo da noi, facendo vacanza. Siamo quindi un po’ abituati a questo tipo di turismo”. Marco Perosino, sindaco di Priocca, ha chiuso la seconda sessione ponendo l’accento sulle iniziative innovative e sperimentali portate avanti insieme all’ente turismo, come ad esempio la ricerca simulata del tartufo nei parchi di New York e la degustazione di vino a Stoccolma. “Credo che bisogna lavorare – ha aggiunto – su qualche iniziativa che vada oltre al singolo comune, al singolo paese che da solo non ce la fa a fare promozione perché mancano le forze economiche e di personale”.
Nella terza sessione stato è presentato il volume “Scoprirsi italiani: i viaggi delle radici in Italia”. In apertura Marina Gabrielli, Coordinatrice Nazionale del progetto PNRR “Turismo delle Radici”, coautrice e moderatrice del panel, ha presentato la genesi del lavoro e le modalità con le quali è stato portato avanti. “E’ nato – ha ricordato – proprio qui alla Farnesina nel 2018 con il primo tavolo tecnico sul turismo delle radici nel quale si avvertiva la necessità di indagare su questo fenomeno, sul profilo del viaggiatore delle radici e su quello che rappresenta questo viaggio. Così abbiamo deciso di creare questo gruppo di ricerca e di creare l’Osservatorio delle Radici Italiane all’interno dell’associazione a Sud Paludi, rappresentata da Giuseppe Sommario. Siamo partiti – ha spiegato Gabrielli – da un questionario, tradotto in cinque lingue che è stato diffuso fra le comunità di italiani all’estero di cinque continenti. Sono stati utilizzati diversi strumenti di ricerca per la sua promozione, ma molto importanti sono stati dei webinar nel periodo del Covid. Abbiamo realizzato dieci ore di webinar con oltre cento ospiti; gli stessi webinar sono divenuti poi materiale per la nostra ricerca. Questa attività di promozione ha portato ad ottenere un campione di circa 10185 persone italo discendenti che hanno risposto al nostro questionario. Si è parlato delle varie tipologie di turismo delle radici e dei vari percorsi che gli italo discendenti realizzano: l’intento è quello di fornire uno strumento agli operatori del turismo che potesse permettere di far conoscere il profilo del viaggiatore anche da un punto di vista più pratico”.
Riccardo Giumelli, docente presso l’Università di Verona e l’Università di Mar del Plata, ha ricordato nel suo intervento un’esperienza personale vissuta a Buenos Aires, nella quale un signore, una volta compreso che lui fosse italiano, gli si è avvicinato per raccontargli il suo ritorno in Italia dopo più di sessant’anni. Un ritorno che il signore ha vissuto come “il viaggio della vita”. “Le cose interessanti – ha aggiunto Giumelli è il fatto che questo sia il viaggio della vita per molti e che, spesso, queste persone non sono consapevoli di essere dei turisti delle radici”.
Giumelli ha poi illustrato alcuni dati : “chi ha la cittadinanza italiana e non è mai stato in Italia è un 20% del campione. Ci ritroviamo un italiano su cinque che non è mai stato in Italia. Nel 98% dei casi e oltre vuole andare in Italia, nel 96% dei casi ritornare in Italia”. Riguardo alle motivazioni, “il 43% afferma per conoscere i luoghi delle proprie radici. L’altra alternativa preferita è per la cultura italiana e per il made in Italy. Il 98% visiterebbe i luoghi delle proprie radici. Abbiamo chiesto anche dove stanno le radici. Nel 53% stanno nei luoghi di origini della famiglia e delle persone care. Questo per affermare quanto è importante l’elemento relazionale nel turismo delle radici”.
Ha poi preso la parola Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. Nello specifico, la sociologa e ricercatrice sociale, ha posto il focus sulle difficoltà per i turisti delle radici che vogliono venire o tornare in Italia. “E’ necessario indagare – ha rilevato Licata – sulle motivazioni che impediscono i viaggi di ritorno in Italia. La grande maggioranza parla delle difficoltà economiche, del costo del viaggio e di difficoltà soprattutto per chi non ha conservato legami familiari e quindi deve pensare alla sistemazione per un periodo non breve. Arrivare dall’altra parte dell’oceano con anche un fuso orario notevolmente diverso è un impegno e una spesa che necessita di un congruo tempo per essere smaltita. Tra le prime dieci città di provenienza dei nostri rispondenti la metà si trovano in Argentina, anche se in prima posizione si ha l’Uruguay. Ci sono però anche gli elementi negativi: ad esempio c’è chi, in seguito al viaggio, scopre la distanza dall’Italia, chi si scopre diverso, non italiano abbastanza o non più italiano. In questo tipo di viaggio, non si possono considerare solo gli elementi economici”. Un turismo delle radici dunque dove l’aspetto emotivo assume particolare importanza e va tenuto nella giusta considerazione.
Nelle conclusioni del panel, affidate al ricercatore dell’Università Cattolica di Milano, Giuseppe Sommario, si è parlato del legame che esiste tra la fuga e l’attesa, tra chi parte e chi rimane. “Una storia fatta dagli italiani che hanno lasciato questo paese – ha rilevato Sommario – e anche da chi è rimasto a custodire i luoghi delle aree interne ad attendere chi è partito. Partire e restare sono parte di un’unica storia. Fuga e attesa sono modi di guardare al luogo delle origini. Partire e restare convocano nel loro spazio semantico il ritornare. Da qui – ha aggiunto Sommario – nasce quello che chiamo il sentimento della ritornanza: sentimento che provano i milioni di italiani che sono partiti e che alimentano attraverso il ricordo e che tramandano ai loro figli. Gli italiani si sentiranno pienamente a casa quando l’Italia li riconoscerà come parte di una stessa storia; i viaggi delle radici inoltre diventeranno atto politico quando saranno strutturati, quando diventeranno progetto, come in questo caso. Allora i viaggi delle radici rimargineranno la ferita che l’emigrazione ha espresso nel corpo dei paesi e saranno strumento di rifondazione delle comunità”.
Il quarto panel ha avuto come focus quello della comunicazione del turismo delle radici, attraverso esperti del settore.
Sabrina Talarico, presidente del Gist, ha parlato del legame tra comunicazione e turismo e della riscoperta dell’Italia dal punto di vista turistico, a seguito della pandemia. “Siamo anche molto esterofili noi italiani. La pandemia – ha continuato Talarico – ci ha fatto riscoprire l’Italia. Anche noi giornalisti abbiamo raccontato di nuovo l’Italia e approfondito le destinazioni del nostro Paese , testimoni di un turismo che è cambiato. La riscoperta di un turismo sostenibile che è il turismo dei borghi: sostenibilità come non solo valore economico, ma come cultura diffusa, portandoci a valorizzare tutte quelle destinazioni che riescono a sviluppare un turismo etico, rispettoso dell’ambiente e dell’economia, intesa come filiera corta, come bio architettura”.
Nel successivo intervento, Umberto Mucci, fondatore di We The Italians, ha parlato dell’attività di coordinamento con più di venti musei dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti per la quale “vorrei che potessimo collaborare di più insieme. Cercheremo di collegarli con i musei dell’emigrazione presenti in Italia perché anche questi sono strumenti importanti per raccontare le radici”.
Sulle nuove forme di comunicazione si è soffermato Gualtiero Carraro, Ad di Carraro-Lab. “Internet è la piattaforma più ovvia per raggiungere gli italiani nel mondo e per vendere servizi turistici, ma stiamo entrando nella fase 3.0. L’obiettivo è connettere l’Italia del passato a quella del futuro adottando le tecnologie emergenti del web”. Tra i servizi innovativi, alcune dei quali già attivi in alcuni comuni, ci sarebbero: gli Info Point immersivi; un’esposizione del made in Italy e dell’italian lifestyle; i meta borghi; digitalizzare anche gli eventi identitari i quali sono una delle principali forme di attrazione; virtual museum della emigrazione italiana.
A chiudere il panel, l’intervento di Fabrizio Ferragni, direttore Rai Italia che ha parlato delle iniziative in atto: “Non solo TV. Da un anno siamo sbarcati sul web. Sono 15/20 produzioni, molte in lingua inglese, molte sottotitolate italiano inglese. Rai Italia è uno strumento al servizio del sistema paese, arriviamo in milioni di case nel mondo di quasi 150 paesi con una platea potenziale di centoventi milioni di persone che possono seguire i nostri programmi, suddivisi in quattro palinsesti”.
Per quanto riguarda gli italiani all’estero Ferragni ha ricordato la particolare rilevanza delle produzioni come “Casa Italia” che, in novanta minuti, ogni giorno “racconta le eccellenze del nostro paese, i fatti più importanti”, Sportello Italia nel quale esperti rispondono a specifici quesiti dei “nostri connazionali all’estero”, e i corsi di lingua italiana, uno dei quali fatto con la Treccani.
I lavori sono stati conclusi da Luigi Maria Vignali, Direttore Generale del Maeci per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie. “Siamo arrivati – ha esordito Vignali – al termine di questa densissima mattinata di lavoro. Era un passaggio importante da fare. Un momento di rilancio, di sintesi importante fra le amministrazioni coinvolte nel progetto delle radici e i territori. Cinque ministeri, più di seicento comuni che hanno già aderito, tante amministrazioni pubbliche e private che collaborano. Tutti insieme, da questo momento di passaggio, dobbiamo partire con le iniziative. Iniziative che già nel 2023 verranno avviate e che dovrebbero sfociare nel 2024 nell’anno del turismo delle radici. Ci ritroveremo – ha aggiunto il Direttore Generale – nel Tavolo tecnico sul turismo delle radici e nella Cabina di regia. Faremo questo per coinvolgervi tutti nella realizzazione delle iniziative che ci siamo proposti nel quadro del PNRR e tutte le altre che potranno essere ancora aggiunge”. (Alessio Mirtini- Inform)