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Veneto, “Adolfo Rossi, giornalista del mondo” :mostra virtuale dell’Archivio di Stato di Rovigo

ITALIANI ALL’ESTERO

 

ROVIGO – “Adolfo Rossi, giornalista del mondo”. Digitalizzata    e disponibile on line la mostra dell’Archivio di Stato di Rovigo sulla vita e l’opera di Adolfo Rossi (Valdentro di Lendinara, 30 aprile 1857 – Buenos Aires, 29 luglio 1921), che fu allestita nel capoluogo polesano nel centenario della morte di questo personaggio di primissimo piano nell’Italia di fine Ottocento e inizio Novecento, inscindibilmente legato al fenomeno dell’emigrazione italiana.

L’Archivio di Stato di Rovigo propone al pubblico il ricco materiale documentario che compone il Fondo a lui intitolato. La vita di Adolfo Rossi e i suoi percorsi professionali sono esposti in ampi e particolareggiati  capitoli, preceduti da una articolata presentazione del direttore  dell’Archivio Emanuele Grigolato. La straordinaria  vicenda di Adolfo Rossi viene raccontata attraverso vignette, ritagli di giornale, fotografie e lettere.

Nel 1879, poco più che ventenne Adolfo Rossi lasciò il suo impiego presso il Comune di Lendinara per emigrare negli Stati Uniti. Durante la traversata dell’Atlantico fu derubato e quando sbarcò a New York dovette accettare qualsiasi lavoro per sopravvivere. Fu venditore ambulante, operaio, pasticcere, cameriere. Poi, nel 1880, cominciò a lavorare per un giornale italiano, “Il Progresso Italo-Americano”, di cui fu redattore e unico corrispondente. Per la vita di Adolfo Rossi fu l’evento decisivo, insieme alla pubblicazione, nel 1892, del volume “Un italiano in America”, che si diffuse in breve tempo in tutto il mondo . Del 1894 è un altro suo libro: “Nel Paese dei dollari”.

Nel 1884 Rossi rientrò in Italia dove si affermò molto presto come giornalista, contribuendo ad innovare il giornalismo italiano alla luce della sua esperienza negli Stati Uniti. Sempre pronto ad accorrere sui luoghi dei fatti, per osservarli senza pregiudizi e senza censure, e portarli nel più breve tempo possibile a conoscenza del pubblico.

Per le sue qualità il Ministero degli Affari Esteri alla fine del 1901 lo volle nel neo istituito Commissariato Generale dell’Emigrazione. Creata con legge n. 23 del 31 gennaio 1901, questa amministrazione speciale era stata modellata per assicurare una migliore tutela ai connazionali che partivano per l’estero. Lo stesso Rossi aveva scritto in un articolo sulla nuova istituzione, pubblicato nel febbraio 1901, che i migranti avevano “prima, durante e dopo il viaggio bisogno di tutela e di amorevole aiuto”.

Adolfo Rossi portò a termine fino al 1908 numerosi incarichi e inchieste, sia in Italia che all’estero. Le missioni di maggior respiro furono quelle in Brasile (1902), in Sud Africa (1902-1903), negli Stati Uniti (1904 e 1905), e in Calabria e Basilicata (1907), dove affiancò importanti personalità politiche italiane e statunitensi. Le relazioni che scrisse sullo stato dell’emigrazione italiana nel mondo contribuirono a cambiare la politica migratoria del Governo italiano.

Nel 1908 il passaggio alla carriera consolare e diplomatica, con la nomina a console reggente di Denver (Stati Uniti) . Nomina alla quale seguì presto quella di console di prima classe per la stessa sede, “in premio”, come scrisse il giornale “L’Italia di San Francisco”, “della sua lodevole operosità ed abilità diplomatica”. Denver fu solo una delle sedi in cui venne chiamato a prestare servizio: dal 1912 fu trasferito in Sud America, dove sarebbe rimasto come console onorario italiano a Rosario di Santa Fè, in Argentina, poi come ministro residente ad Asuncion, in Paraguay e, infine, nel 1919, in qualità di ministro plenipotenziario a Buenos Aires. Molte comunità italiane cercarono di averlo come rappresentante: nel 1909 una parte degli italiani di New York ne sostenne la nomina a console, e così anche alcuni connazionali di San Francisco, che nell’estate 1911 tentarono di fare pressioni in tal senso attraverso il giornale “L’Italia”, anche in vista dell’apertura del Canale di Panama e le conseguenti “nuove correnti della nostra emigrazione” verso le coste del Pacifico.

Aldolfo Rossi morì a Buenos Aires nel 1921, mentre ricopriva la prestigiosa carica di ministro plenipotenziario per l’Italia. Le sue spoglie furono riportate a Lendinara per riposare sotto l’epigrafe che riporta le parole a lui dedicate dallo scrittore, giornalista e politico  Olindo Malagodi (Cento 1870 – Parigi 1934): “Ad Adolfo Rossi / partito pioniere fanciullo tra emigranti / per poi diventarne guida e custode / reduce ora nella pace della morte / dopo percorse le strade del mondo e della vita / il paese natio / orgoglioso che un suo figlio / fuori della patria nelle più lontane contrade / abbia mostrato / quanto valgano uniti / mente e core italiani”.

La mostra virtuale è disponibile alla pagina https://movio.beniculturali.it/asro/adolforossigiornalistadelmondo/it/1/home  (Inform)

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