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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Silvia Finzi candidata del Pd al Senato nella circoscrizione Africa, Asia, Oceania e Antartide

TRIBUNA ELETTORALE

Silvia Finzi candidata del Pd al Senato nella circoscrizione Africa, Asia, Oceania e Antartide

 

TUNISI – Sono nata a Tunisi nel 1954 e vi risiedo stabilmente con la mia famiglia. Insegno italiano presso la Facoltà di Lettere e Scienze Umane. Da oltre dieci anni anni guido la locale sede dell’Associazione Dante Alighieri e da pochi mesi dirigo il Corriere di Tunisi, storica testata italiana, unica esistente sulla riva sud del Mediterraneo.

Il mio impegno per la Comunità italiana di Tunisi è testimoniato dal mio lavoro, dalla mia attività politica e dalla mia storia familiare e personale.

Discendo da una famiglia di esuli repubblicani e mazziniani, fuggiti a Tunisi a seguito delle persecuzioni dovute ai falliti moti della prima metà dell’Ottocento. I miei nonni – ferventi antifascisti – furono oggetto di persecuzioni durante il ventennio fascista. Fedele all’ideale di giustizia e libertà, mio padre Elia fondò nell’immediato dopoguerra “Il Corriere di Tunisi”, che si distinse per la sua posizione anticolonialista, in prima fila nella lotta per l’indipendenza della Tunisia e dei popoli oppressi dell’Africa.

Il mio impegno politico è quindi il frutto delle mie origini e della mia militanza nella sinistra democratica in Italia ed in Tunisia, riconoscendomi nei valori di giustizia, libertà e solidarietà del Partito Democratico, garante di un’identità plurale nel rispetto delle libertà individuali.

Oggi, opero affinché il bagaglio di conoscenze e di tradizioni degli Italiani all’estero sia riconosciuto come un nostro patrimonio comune da valorizzare e condividere con i paesi che ci ospitano, in un’ottica totale di apertura e di scambio.

Per lavoro, mi occupo quotidianamente di promuovere la lingua e la cultura italiana in Tunisia e di rafforzare la conoscenza reciproca tra Italia e mondo arabo.

Nell’ambito della mia attività politica – in qualità di Presidente dell’unico Circolo del Partito Democratico in Africa, intitolato a Maurizio Valenzi – lavoro per la promozione dei diritti degli Italiani all’estero, occupandomi di tematiche che vanno dai rapporti con i servizi della locale Ambasciata fino all’organizzazione periodica di riunioni pubbliche per affrontare le problematiche più attuali della nostra comunità.

Il mio credo

Ritengo che la diffusione della lingua e della cultura italiana sia fondamentale non solo come difesa e mantenimento della nostra italianità, ma anche perché possa essere espressione di idee e di dialogo tra civiltà.  Se la cultura italiana si rafforza, più facile sarà anche per l’operatore economico portare il suo “know how” poiché “far impresa” presuppone una cultura che può capire e condividere solo chi la possiede o la comprende.  Sono figlia dell’emigrazione, ed in quanto tale ho sempre pensato che l’Italia, ma anche i paesi nei quali i migranti si sono inseriti, hanno un dovere di memoria poiché ricordare chi siamo e chi siamo stati ci permette di non essere ai margini della storia, né quella da dove siamo partiti, né quella in cui siamo giunti.  La memoria dell’emigrazione è esperienza viva della multiculturalità, esperienza ricca che va condivisa perché possa divenire ricchezza di tutti gli italiani e non solo. Credo che un popolo che si dimentica della sua storia di migrazione sia un popolo che occulta se stesso. Sono vissuta in un ambiente in cui tutte le fedi erano presenti nella mia famiglia: cattolici, ebrei, musulmani, agnostici …Ci siamo sempre seduti intorno allo stesso tavolo.  Per mantenere questo tavolo intorno al quale tutti possano sedersi e allargare questo mio vissuto familiare in un ideale da condividere anche con gli altri, ho aderito al Partito Democratico perché mi è sembrato l’unico intorno al quale ci potevamo tutti sedere, partecipare, discutere, fare della nostra diversità una ricchezza.  É il nostro tavolo, dobbiamo cercare di mantenerlo se crediamo che il mondo debba costruirsi nel dialogo, e non nello scontro. Non dobbiamo credere che annullando gli altri, la nostra vita sarà più facile o migliore: al contrario, diventa molto più pericolosa perché tutto ció che è diverso o creduto tale, appare una minaccia.

Vogliamo vivere in pace e vogliamo pace per i nostri figli senza rinunciare ai nostri valori, né ai nostri diritti.  Tutto rimbomba nel mondo e ci ritorna con un eco assordante. Per noi italiani all’estero questo eco si concretizza in immagine e condiziona il nostro lavoro, il modo in cui siamo percepiti, la nostra integrazione nei paesi esteri in cui operiamo. In questi ultimi quattro anni l’immagine dell’Italia si è molto deteriorata.  Occorre oggi che l’Italia ridia di sé un’immagine di serietà, di operosità, di credibilità per se stessa ma anche per coloro che vivono all’estero.(Silvia Finzi www.ilcorriereditunisi.it )

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