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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il ministro per le Politiche giovanili Fabiana Dadone risponde ad un’interrogazione di Massimo Ungaro (Iv- ripartizione Europa) sulle azioni volte a sostenere periodi di lavoro e formazione presso le imprese per i giovani inattivi

CAMERA DEI DEPUTATI

 

 

ROMA – Il ministro per le Politiche giovanili Fabiana Dadone ha risposto alla Camera dei deputati ad un’interrogazione avente come primo firmatario Massimo Ungaro (Italia Viva, ripartizione Europa) e presentata per richiamare la necessità di un piano nazionale volto al finanziamento di periodi di lavoro e formazione presso le imprese a favore dei giovani inattivi.

L’interrogazione ricorda infatti come, secondo Eurostat, l’Italia è il Paese con il più alto numero di giovani disoccupati e non impegnati in percorsi di formazione (Neet) dell’Unione europea – il 27,8% contro una media Ue del 16,4% – e come la situazione si sia ulteriormente aggravata con la crisi economica scatenata dalla pandemia. Al Ministro pertanto si chiede se, anche alla luce dei fondi europei in arrivo con il Recovery Fund, “non intenda mettere in campo assieme alle regioni un piano nazionale di emergenza per l’attivazione di giovani inattivi, mediante il finanziamento di un periodo di lavoro e formazione presso le imprese completamente a carico dello Stato, attraverso procedure semplici e dirette analoghe a quelle intraprese da altri Paesi europei”.

Dadone assicura in primo luogo che il Piano nazionale di ripresa e resilienza, elaborato per richiedere le risorse stanziate dall’Unione, pur non avendo una missione specifica dedicata ai giovani, investe in maniera traversale con le sue singole progettualità su istruzione, ricerca, occupazione e inclusione sociale. Assicura inoltre che il Governo ottempererà “alla deliberazione delle Camere che chiede un maggiore coordinamento di tutte le misure che vi sono contenute destinate ai giovani, in maniera da assicurare una governance sugli interventi, il monitoraggio e la valutazione finale”.

“Per quanto riguarda, l’emergenza dei cosiddetti Neet, che non lavorano, non studiano e non cercano lavoro e formazione, le leve devono essere la formazione scolastica e professionale, l’ingresso nel mondo del lavoro e il diritto di accesso alla casa. In sostanza, prevedere un ingresso alla vita. Le parole devono essere proprio orientamento, lavoro, inteso come lavoro-impresa, e casa – prosegue il Ministro chiarendo come “agganciare i giovani che abbandonano il percorso scolastico e che non riescono a reinserirsi nel mondo del lavoro è uno degli obiettivi primari di tutto il Governo, e per questi saranno investiti e attivati dei percorsi di orientamento specifici e di formazione per agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro, l’orientamento e la formazione per tutti i giovani che dovranno essere risintonizzati sulla base delle esigenze delle aziende e finalizzati all’acquisizione di nuove competenze che sono spendibili sul mercato del lavoro”.

In questo ambito, “stiamo lavorando a un’intesa con le regioni e con le province autonome destinando parte delle risorse del Fondo delle politiche giovanili al finanziamento di progetti pilota che siano volti a favorire l’inserimento e la formazione dei giovani nel tessuto produttivo e imprenditoriale, in modo da creare delle nuove opportunità di inclusione che siano sia sociali che lavorative – afferma Dadone, aggiungendo che sono poi “allo studio strumenti diretti facilmente accessibili, tra cui un Fondo per il credito dedicato ai giovani per l’acquisizione di immobili, l’avvio di nuove imprese, la realizzazione di prototipi e sviluppo di brevetti, ma anche investimenti in formazioni specialistiche imprenditoriali e professionali”. “Una dote, lavoro e impresa, che sia assegnabile già a partire dai 16 anni per contrastare l’abbandono scolastico, e la diffusione di poli per l’innovazione, dedicati a una fascia di età che vada dai 14 ai 25, come luoghi – quasi accademie – di formazione, di professionalità e di cultura d’impresa per riuscire a fornire queste opportunità – precisa il Ministro, che assicura la sua piena disponibilità “nel sostenere l’adozione di misure, anche di carattere normativo, per la decontribuzione e la defiscalizzazione per i neoassunti, oltre che a misure che riguardino la possibilità di consentire ai giovani di avere in busta paga maggiori risorse”.

In sede di replica, Ungaro torna sulle difficoltà esacerbate dalla pandemia e richiama la necessità di adottare “immediatamente una misura per attivare i giovani inattivi”, che “sono oltre 2 milioni, il numero più alto di tutta l’Unione europea”. La sua proposta è quindi favorire il loro inserimento in azienda “finanziando a carico dello Stato un periodo di sei mesi di formazione e lavoro in azienda”, piuttosto che misure come il reddito di cittadinanza. “Garanzia Giovani – aggiunge Ungaro – non basta più, questa finanzia al massimo il 60% e coinvolge troppi soggetti con pratiche burocratiche infinite. Ci serve un programma di emergenza immediato, come stanno facendo altri Paesi europei: penso al Regno Unito, con il Kickstart Scheme”.

Dopo aver ricordato come “l’unica misura degli ultimi provvedimenti a favore dei giovani è stata la decontribuzione under 35 nell’ultima legge di bilancio”, Ungaro lamenta anche il fatto che il Piano di ripresa destini ai giovani una quota di risorse “troppo bassa”: “la Spagna sta assegnando il 12% ai giovani nel suo PNRR, la Germania il 10 %, la Francia il 7 %, come l’Italia, però la Francia ha un milione di Neet meno dell’Italia – segnala Ungaro, che ribadisce la sua richiesta al Governo di agire su questo fonte “il prima possibile”. (Inform)

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