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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentato alla Camera dei Deputati il libro “Andarsene sognando. L’emigrazione nella canzone italiana”

ITALIANI ALL’ESTERO

Un viaggio nella storia della nostra diaspora raccontata attraverso i canti popolari del passato e le canzoni di oggi

Manconi: “Vi è stata l’incapacità di fare dei 60 milioni di connazionali all’estero i protagonisti di un’epopea nazionale”

Cuperlo: “Questo libro ci ricorda cosa siamo e quale incredibile miscela di grandezza e tragedia ci portiamo sulle spalle”

Marino: “Necessaria un’iniziativa dei legislatori per inserire lo studio dell’emigrazione nei programmi scolastici

 

ROMA – E’ stato presentato a Roma , presso la sala del Refettorio di Palazzo San Macuto (Camera dei Deputati) , il libro di Eugenio Marino “Andarsene sognando. L’emigrazione nella canzone italiana”, pubblicato dall’editore Cosmo Iannone nella collana Quaderni sulle Migrazioni.  Un’analisi storica a 360 gradi che ripercorre il variegato passato dell’emigrazione italiana attraverso il contributo della musica popolare e d’autore. (Vedi Inform http://comunicazioneinform.it/eugenio-marino-andarsene-sognando-lemigrazione-nella-canzone-italiana)

La presentazione è stata introdotta dalla giornalista e commentatrice politica Chiara Geloni che ha in primo luogo sottolineato come la grande comunità degli italiani all’estero, che segue con interesse le vicissitudini del nostro paese, sia invece poco conosciuta in Italia.

“Io pensavo – ha affermato Chiara Geloni – che questo libro affrontasse un tema di nicchia, ma in realtà leggendolo mi sono accorta quanto i temi della lontananza, del dover partire e  del viaggio siano generali ed ispirino tantissime canzoni. Il libro aiuta a cercare questa tematica anche in canzoni dove non ci si aspetta di trovarla”. Dalla giornalista è stato inoltre evidenziato come questa opera faciliti la conoscenza anche dei dialetti italiani che nelle canzoni vengono utilizzati in base alle loro caratteristiche. Più adatti ai canti  epici e narrativi i dialetti del nord, più utilizzati nelle canzoni melodiche i dialetti del sud. “Il libro – ha aggiunto la Geloni – è nel suo genere  una storia della letteratura italiana che racconta un pezzo della nostra cultura, ma è anche un volume molto politico perché, oltre ad essere scritto da una persona che ha passione per la politica, sceglie con il tema dell’emigrazione un punto di vista sull’umanità e un certo modo di guardare il mondo”. La giornalista si è infine domandata quale canzone possa accompagnare i nostri tempi, mentre le nostre società appaiono caratterizzate dai problemi di integrazione degli immigrati.

Luigi Manconi, senatore Pd e critico musicale, ha rilevato come in “Andarsene sognando” l’autore abbia saputo mettere insieme, attraverso una felice intuizione,  materiali sonori molto differenti uno dall’altro, evitando il rischio di scrivere un saggio, ravvivato da citazioni storico culturali , dove prevalesse la categoria del canto popolare . “L’autore – ha precisato Manconi – sfugge a questa possibile chiusura e invece fa un’operazione più leggibile e pertinente alla materia che tratta mettendo insieme prodotti musicali di origine popolare e prodotti che hanno a che vedere con la musica leggera a diffusione di massa. Questa è una scelta felice perché per i migranti la memoria della propria terra d’origine è fatta di tracce , culture,  letture e materiali musicali diversi”.

Dopo aver ricordato che le fortune discografiche di molti noti interpreti della canzone italiana appaiono collegate, negli anni 60’ e 70’, alle realtà regionali della nostra emigrazione, Manconi  ha sottolineto come la grande diaspora italiana, che negli ultimi 120 anni ha portato nel mondo  60 milioni di italiani, non sia presente nella memoria collettiva del nostro Paese, dove solo poco spazio è ad esempio lasciato alla tragedia di Marcinelle.  “Vi è stata l’incapacità di fare di questi 60 milioni di connazionali all’estero – ha spiegato Manconi –  i protagonisti di una epopea nazionale. Queste persone emigrate avrebbero infatti dovuto rappresentare il momento centrale di un’epica di una memoria che faceva omaggio all’eroismo, al sacrificio all’avventura straordinaria che ha visto i nostri nonni e bisnonni affrontare ed attraversare il mondo. Quasi nulla di tutto ciò rimane… Io penso – ha continuati Maconi – che questo vuoto e questa assenza sia tra le cause non minori della nostra incapacità di accogliere gli attuali immigrati, cioè di vedere in coloro che oggi giungono in Italia dall’Africa, la riproduzione, sia pure in tempi diversi e con ragioni economiche e sociali diverse, di ciò che siamo stati. Questo spiega la nostra diffidenza e l’ostilità e comunque l’incapacità di cogliere cosa c’è dietro alle donne, agli uomini e ai bambini che arrivano sulle nostre coste”.

Ha poi preso la parola Gianni Cuperlo, già presidente del Pd, che ha evidenziato come l’esperienza migratoria, dove le canzoni dei migranti continuano a parlarci e rappresentano un  pezzo di storia e cultura, presenti una dimensione sia pubblica, fatta di grandi musei, letteratura, film e musica, che privata scandita dalla vita delle persone. Specifiche esperienze familiari che Cuperlo ha avuto modo di conoscere  direttamente, avendo dal 1957 una zia emigrata a Melbourne in Australia: Dopo aver sottolineato come le nuove tecnologie comunicative abbiano cambiato in meglio il modo di vivere l’emigrazione riducendo le distanze fra i familiari spesso divisi da migliaia di chilometri, Cuperlo ha segnalato la presenza nel libro di Eugenio Marino, un bellissimo viaggio nella storia, nella cultura e nell’umanità, di chiare connotazioni politiche.  “Una ragione per cui si parla di politica – ha spiegato Cuperlo – la troviamo nella cronaca di queste settimane e cioè nella possibilità che possa esplodere il risentimento nei vari paesi verso coloro che vengono da fuori. … Il punto è che la civiltà e le radici dell’Europa sono fondate sulla mescolanza. Anche per questo esiste un legame fra la cultura, le migrazioni e la dimensione che la storia ha più volte fatto conoscere della discriminazione e del sentirsi considerati ultimi. Un legame che c’è ed non è una cosa di oggi”.

“ Questo lavoro –  ha concluso Cuperlo – ci ricorda cosa siamo e quale incredibile miscela di grandezza e tragedia ci portiamo sulle spalle. Una consapevolezza con cui dovremo fare i conti per coloro che verranno dopo di noi che dovrebbero riuscire a valorizzare la grandezza e ad eliminare la dimensione tragica”.

“Questo lavoro – ha spiegato nell’intervento conclusivo l’autore del libro e responsabile del Pd per gli Italiani all’Estero Eugenio Marino – è un libro che parla delle canzoni, ma non è un libro sulle canzoni, non è infatti presente alcun tipo di critica musicale. E’ un testo che usa la canzone come strumento per parlare del nostro paese attraverso una storia nella storia che è quella dell’emigrazione. …. Quindi attraverso le canzoni più diverse che parlano di emigrazione io ho provato a ricostruire gli ultimi 150 anni dell’Italia”. Marino ha poi letto una parte delle conclusioni del libro in cui si riporta un brano dell’intervento tenuto da Gianni Cuperlo nel corso di un incontro di studio sull’emigrazione italiana promosso dal Pd e svoltosi in occasione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia.

“L’Italia – affermò in quell’occasione Cuperlo – non sarebbe il paese che è se alle spalle non avesse quella pagina straordinaria di umanità, anche di sofferenza certo, ma soprattutto di speranza,  che è stata l’emigrazione italiana. E allora diciamo pure che non si può capire la storia tormentata di una grande nazione come la nostra, senza collegare quei fili che milioni di italiani hanno teso fra la penisola e il mondo. Parlo di dinamiche profonde sul piano economico e sociale. Dinamiche che affondano nel passato, ma che vivono nel nostro tempo. Questo enorme bagaglio di esperienza e umanità rappresenta un pezzo fondamentale della nostra identità nazionale ed è un laboratorio straordinario per misurare il ruolo e la funzione dell’Italia di oggi e di quella che verrà. L’identità di una nazione del resto è un concetto faticoso e complesso”.  Marino ha completato il suo intervento auspicando un’iniziativa dei legislatori “ che consenta di far conoscere meglio l’epopea migratoria italiana nelle nostre scuole, attraverso l’inserimento dello studio dell’emigrazione nei programmi scolastici in maniera interdisciplinare”. (G.M.- Inform)

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