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XXX Rapporto Immigrazione di Caritas e Fondazione Migrantes: l’impatto della pandemia sugli stranieri presenti in Italia

MIGRAZIONI

 

 

ROMA – E’ stato presentato il XXX Rapporto Immigrazione di Caritas e Fondazione Migrantes “Verso un noi sempre più grande” incentrato sulla presenza di cittadini stranieri sul territorio italiano e sulle problematiche relative alla loro integrazione lavorativa o all’accesso alla salute. Cittadini stranieri che rappresentano ancora una parte fragile della nostra società e che hanno dovuto fare i conti con i problemi della pandemia. L’evento è stato moderato da Oliviero Forti di Caritas Italiana. Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo Perugia-Città della Pieve e presidente Conferenza Episcopale Italiana, ha ricordato il dato dei quasi “300mila residenti stranieri in meno – ma italiani perché ormai sono tra noi – pari ad un 5% e incide profondamente nel calo della popolazione italiana. Una mancanza  di cui presto cominceremo ad accorgerci ”, ha rilevato Bassetti sottolineando come a lavorare sui tetti o ad asfaltare le strade o ancora a lavorare nei campi sotto i 35 gradi estivi di solito veda cittadini stranieri. “Siamo ad un punto della storia che ci comanda di invertire la rotta, non possiamo più permetterci dinamiche che ci rendono estranei gli uni agli altri”, ha evidenziato Bassetti parlando dei rischi ai quali sta andando incontro l’intera umanità. Monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, Arcivescovo di Gorizia e Presidente Caritas Italiana, ha portato i propri saluti citando i quattro verbi utilizzati da Papa Francesco riguardo i migranti: “accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. Per il Presidente della Caritas Italiana la missione della Chiesa non è solo quella di ascoltare ma anche di camminare insieme a queste persone, nell’ambito di un fenomeno che va governato nel rispetto della dignità umana.

Monsignor Gian Carlo Perego, Arcivescovo Ferrara-Comacchio e Presidente Fondazione Migrantes, ha parlato del dramma della pandemia che ha segnato il mondo, invitando lavorare sui temi promossi da Papa Francesco circa l’accoglienza. “Non si può leggere la vita delle persone e valutare alcuni fenomeni soltanto emotivamente ma occorre farlo attraverso un’analisi e uno studio. La legge Bossi-Fini è stata un segno dell’incapacità di leggere e di governare questo fenomeno”, ha spiegato Perego parlando appunto della questione immigrazione cui la legge chiamata in causa si riferisce.

Il Senatore Pierpaolo Sileri, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, ha ricordato quando gli fu posta la domanda se fosse preoccupato dagli immigrati in fatto di pandemia e rispose che era più preoccupato da chi tornava dalle vacanze. “E’ innegabile che sia un problema sovranazionale e che l’Italia sia una mano tesa nel Mediterraneo a offrire aiuto. Quando si parla di migranti, poveri e bisognosi l’emotività prende il sopravvento sulla razionalità. La razionalità è data dai numeri che dovrebbero essere offerti dalla politica la quale dovrebbe avere il tempo e l’onestà intellettuale di leggerli e utilizzare”, ha aggiunto Sileri ammettendo che a volte la sua anima di medico va in contrasto con il suo essere anche politico. “Ed è per esempio quello che cerco di fare spiegando i numeri del Covid”, ha precisato Sileri. Il Dottor Foad Aodi, Presidente AMSI – Associazione Medici di origine straniera in Italia, ha menzionato la cosiddetta ‘politica dei due binari’ basata sulla valorizzazione dell’immigrazione qualificata e sull’aiuto a quella disagiata. “Il multiculturalismo ha fallito lì dove si è parlato solo di immigrazione irregolare non prestando attenzione a quella qualificata”, ha spiegato Aodi lamentando come per i medici di origine straniera sia ancora irrisolta in Italia la questione dei concorsi perché vige l’obbligo della cittadinanza. “I nostri medici arrivano ai concorsi e gli viene detto che non possono partecipare perché non hanno la cittadinanza”, ha lamentato Aodi ricordando di averne già parlato diverse volte di questo problema e auspicando che il governo si ponga all’ascolto. “L’80% dei nostri medici lavora nel privato”, ha concluso Aodi. Manuela De Marco, Caritas Italiana, quale curatrice del Rapporto ha illustrato la situazione dei cittadini stranieri presenti in Italia analizzando in modo particolare l’impatto del Covid. “Il primo dato evidente è il calo complessivo della popolazione, sia italiana che straniera: non c’è stato l’effetto compensativo dovuto al saldo migratorio diminuito del 5%. Può essere definita come la più grave crisi demografica dal dopoguerra con notevoli problemi anche sotto il profilo occupazionale. I cittadini stranieri avrebbero perso fino ai 150mila posti di lavoro, nel settore turistico-alberghiero e dei servizi alla persona”, ha spiegato De Marco evidenziando anche l’estrema difficoltà burocratica nell’accesso a strumenti compensativi come i bonus. Andando nello specifico sulle questioni relativi alla pandemia in senso stretto, De Marco ha spiegato come uno scoglio sia stato rappresentato dai ritardi per gli stranieri nell’ottenere dapprima le misure di protezione individuale e le diagnosi; successivamente nell’accedere alla vaccinazione. Simone Varisco, Fondazione Migrantes, ha parlato del tema della narrazione dell’immigrazione erroneamente fatta coincidere solo con la ‘via Mediterranea’ ossia quella degli sbarchi. Un altro aspetto negativo per Varisco, sempre legato alla narrazione, si è registrato a ridosso dell’avvento della pandemia, quando hanno iniziato a trapelare le prime notizie dalla Cina circa la nuova e misteriosa malattia e dove gli immigrati sono stati anche visti come portatori di malattia. Una narrazione che ha influito negativamente sul tema della cittadinanza.

Per offrire alcuni dati in pillole del Rapporto lo studio dimostra, stando ai dati pubblicati di recente dal Dipartimento Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite, un calo del numero dei migranti in circa 2 milioni. In particolare, ad aver risentito delle limitazioni alla circolazione sarebbero state le migrazioni per lavoro e per motivi familiari, mentre quelle forzate, in particolari aree del Pianeta, non avrebbero registrato una diminuzione altrettanto significativa. E’ interessante notare come, a livello continentale, l’Europa continui ad essere l’area più interessata dalla mobilità umana, con quasi 87 milioni di migranti, molti dei quali sono cittadini europei che si sono spostati all’interno dell’area Schengen. Per quanto riguarda gli effetti più diretti della pandemia in Italia, risulta che il tasso di disoccupazione dei cittadini stranieri (13,1%) sia superiore a quello dei cittadini italiani (8,7%). Quanto agli infortuni collegati al Covid, dall’inizio della pandemia al 31 marzo 2021, l’Inail riporta 165.528 denunce. Il 69,3% dei contagi ha interessato le donne, il 30,7% gli uomini. La componente femminile supera quella maschile in tutte le regioni ad eccezione di Sicilia, Campania e Calabria. L’età media dall’inizio dell’epidemia è di 46 anni per entrambi i sessi. Quanto alle nazionalità, i lavoratori contagiati provengono soprattutto da Romania (21,0%), Perù (13%), Albania (8,1%), Moldavia (4,5%) ed Ecuador (4,2%). Per fronteggiare l’emergenza epidemiologica sono state introdotte, con il “Decreto Cura Italia” e successivamente prorogate con il “Decreto Rilancio”, il “Decreto Agosto” e il “Decreto Ristori” per tutto l’anno 2020 misure straordinarie di sostegno alle imprese in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale, di assegno ordinario dei fondi di solidarietà, di cassa integrazione in deroga. Sono stati inoltre introdotti bonus destinati a categorie specifiche di lavoratori e di supporto alle famiglie (congedi e bonus baby-sitter). L’incidenza media dei cittadini extracomunitari su queste misure si attesta sul 9-10%, ad eccezione del bonus autonomi, dei congedi parentali e del bonus baby-sitter, in cui si ferma al 3-4%, a conferma della generale difficoltà nell’accesso alla presentazione della domanda da parte dell’avente diritto e la scarsa appetibilità di misure che possono essere difficili da sostenere in caso di salari già contenuti, come il congedo parentale. Parlando si istruzione, invece, gli alunni con cittadinanza non italiana nell’anno scolastico 2019/2020 sono, in valori assoluti, 876.801. La percentuale, sul totale della popolazione scolastica è del 10,3%. Il ritmo d’aumento ha iniziato a decrescere dal 2018. Infine, sul fronte della religione, durante la pandemia anche le diverse organizzazioni religiose hanno svolto un ruolo non trascurabile, sia verso l’esterno – diffondendo messaggi di contenuto religioso e morale, incoraggiando i fedeli ed elaborando una propria interpretazione di quanto stava avvenendo – sia verso l’interno, per la necessità di riconfigurare le proprie attività tenendo conto dei vincoli dovuti alle restrizioni. (Simone Sperduto/Inform)

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