direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Volpini: Cercheremo di costituire il Forum delle associazioni degli Italiani nel mondo prima dell’insediamento a dicembre del nuovo Cgie

STATI GENERALI ASSOCIAZIONISMO ITALIANO NEL MONDO

Ravaglia: “Le associazioni devono trovare un nuovo modo di operare e di agire”

 

ROMA – “Il ruolo storico delle associazioni degli italiani nel mondo nelle attività di assistenza e di inserimento dei connazionali emigrati nei paesi di accoglienza è davanti agli occhi di tutti, ma mi fa piacere ricordare che la più antica delle associazioni italiane nel mondo è la Congregazione Italiana Madonna della Neve costituita a Vienna nel 1775 e che nell’800 nacquero le società di mutuo soccorso nel mondo. Associazioni , la prima fu fondata a Rio De Janeiro nel 1854, che hanno svolto un ruolo fondamentale”. Il direttore generale per gli Italiani all’estero del Mae Cristina Ravaglia ha aperto così il suo intervento all’assemblea degli Stati Generali dell’Associazionismo degli Italiani nel Mondo svoltisi a Roma. Un incontro che per la Ravaglia “è importante e rappresenta una grande occasione”, un vero e proprio “punto di svolta e di raccordo fra quello che è stato e quello che dovrebbe essere e diventare”. 

“E’ fondamentale però – ha aggiunto il direttore generale – preservare il carattere di libertà, autonomia e indipendenza che è tipico del fenomeno associativo e che rappresenta la ricchezza in tutte le forme di aggregazione. Nella nostra esperienza questa autonomia ha garantito, attraverso la flessibilità delle forme associative, dei fini e dei contesti di aggregazione, la possibilità di attivare le giuste sinergie con gli uffici della nostra rete all’estero. Le associazioni nel mondo – ha aggiunto la Ravaglia – hanno svolto e svolgono ancora un ruolo fondamentale nell’assistenza e nella partecipazione nei meccanismi istituzionali che si sono creati e che si sono succeduti e sovrapposti come i Comites , il Cgie e gli eletti all’estero. Quindi hanno contribuito e devono poter contribuire ancora. Non dobbiamo però dimenticare – ha precisato – che i flussi migratori sono ripresi. E’ una migrazione diversa dal passato che più che una “fuga di cervelli” vede dei “cervelli in movimento”. Una generazione figlia di Erasmus che è spinta in moltissimi casi verso l’estero, non in tutti credo, dalle difficoltà a trovare una giusta collocazione professionale o lavorativa in Italia. Però chi parte ora è diverso da chi partiva 50 anni fa, l’idea del ritorno in Italia è sempre presente, ma non un vero e proprio obiettivo. Si pensa che se le cose vanno bene si può rimanere all’estero. Ecco, di questo cambiamento debbono tenere conto le associazioni  che in questa mutata forma possono svolgere all’estero un ruolo fondamentale”.

La Ravaglia ha poi evidenziato come la rete all’estero del Maeci e le associazioni abbiano l’obiettivo comune di fornire servizi migliori ai nostri connazionali nel mondo, divenendo sempre più attrattivi e modernizzando l’offerta. Per il direttore generale le associazioni “devono trovare un nuovo modo di operare e di agire, perché le dinamiche dei nuovi flussi migratori possano trovare un punto di riferimento e affiancarsi a quelle che invece sono le forme tradizionali di emigrazione. Ma se questo non avvenisse – ha spiegato – sarebbe la fine dell’associazionismo, che si avviterebbe su se stesso e si estinguerebbe, Bisogna dunque pensare qualcosa di nuovo e bisogna pensarlo perché l’emigrazione è una risorsa”.

Dopo aver ricordato che l’associazionismo italiano all’estero deve poter contribuire  alla promozione nel mondo del nostro Sistema Paese e della lingua e della cultura italiana, il direttore generale ha segnalato due esempi postivi realizzati da alcuni sodalizi italiani all’estero:  l’Italian Contemporary Film Festival, organizzato dall’associazione L’Altra Italia di Toronto – l’unico festival al mondo che prevede la presentazione di film di cineasti di origine italiana- e il progetto “Origini” realizzato in Friuli Venezia Giulia dalla MIB School of Management  di Trieste. Un’iniziativa, giunta alla quindicesima edizione, che, grazie alla collaborazione delle associazioni degli emigrati del Friuli Venezia Giulia, prevede una permanenza di qualche mese in questa regione di ragazzi di origine italiana tra i 25 e 35 anni. Professionisti che vengono in Italia per conoscere la terra  d’origine dei propri genitori e le realtà associative e produttive della regione.

Il dibattito è stato aperto da Bruno Plutino (Acli Svizzera) che ha sottolineato l’esigenza di proteggere, promuovere e consolidare le formule democratiche di partecipazione in un’epoca in cui la democrazia è molto a rischio e l’individualismo dilaga. Secondo Plutino le associazioni devono muoversi ed aprirsi ai giovani per  rilanciare un nuovo umanesimo nelle nostre comunità. Dal canto suo Mimmo Guaragna (Filef Basilicata) ha auspicato un ripensamento e una valorizzazione delle consulte regionali, tenendo conto dei problemi connessi all’emigrazione di ieri e all’immigrazione oggi. Guaragna  si è anche soffermato sulle difficoltà connesse al coinvolgimento delle nuova emigrazioni.

Fra gli altri interventi segnaliamo quello di Guglielmo Bozzolini (Ecap – Svizzera) che ha auspicato, per la costituzione del Forum, di un rinnovamento del linguaggio con cui si affrontano i temi dell’emigrazione nel dibattito politico culturale nei vari paesi di residenza e anche in Italia. “Spesso – ha aggiunto Bozzolini – si parla delle migrazioni  come una malattia, ma in realtà le migrazioni sono una risorsa”. Secondo Bozzolini inoltre la nuova emigrazione italiana, a differenza del passato, non ha una dimensione del ritorno.

Ha poi preso la parola Oscar De Bona (Associazione Bellunesi nel Mondo) che ha ricordato come in Friuli Venezia Giulia da anni le risorse volte a promuovere contatti con le comunità all’estero siano direttamente assegnate per specifici progetti alle associazioni competenti.  Da De Bona è stato inoltre sollecitato un incontro, da parte dei rappresentanti del Forum , con l’Anci e la Conferenze delle Regioni al fine di presentare l’iniziativa e promuovere nuovi progetti. “Ormai da decenni – ha ricordato De Bona – il Governo italiano e le istituzioni regionali non riescono  a comprendere le potenzialità presenti nelle nostre comunità nel mondo. Uomini e donne che comprano italiano anche se costa di più, aiutando così la nostra economia”.

“Nonostante le nuove generazioni che oggi si recano all’estero trovino gli stessi problemi del passato – ha spiegato Dino Nardi della Uim – la coabitazione tra il mondo tradizionale dell’emigrazione e quello nuovo è estremamente complessa. Sono due mondi che vivono in linee parallele e che raramente si incontrano. Nonostante queste difficoltà, dobbiamo però provare a coinvolgere questi mondi dell’emigrazione magari tornando  a fare massa critica con le nostre associazioni …Con il nuovo Forum potremo infatti avere l’autorevolezza necessaria”. Ricordate da Nardi anche le difficoltà connesse alla mancata applicazione da parte dei comuni delle esenzioni fiscali sulla casa in Italia dei nostri pensionati all’estero. 

E’ stata poi la volta di Peppino Abbati (Aitef) che ha sottolineato la necessità di un Forum che sappia unire la tradizione e la modernità, elaborando una proposta innovativa e credibile costruita con la collaborazione di tutti. Una grande associazione unitaria e alternativa che sostenga gli italiani ovunque. Dal canto suo Michele Scala (Associazione Colonia Libera Italiana di Losanna) ha lamentato la cancellazione del proprio sodalizio dall’elenco delle associazioni del consolato di Ginevra per non aver potuto presentare, a causa dei divieti della legge svizzera, la lista dei propri soci al consolato. Scala ha anche sottolineato come la scarsa affluenza alle elezioni dei Comites abbia di fatto sancito una frattura fra l’emigrazione e rappresentanza.   In sede di replica il direttore generale Ravaglia ha ricordato la presenza di precise disposizioni ai consoli volte a far sì, nei casi in cui le associazioni debbano mantenere la riservatezza degli elenchi dei propri soci, che basti per la verifica la semplice visualizzazione da parte del console della lista dei soci, evitando cosi il deposito presso l’ufficio consolare della medesima lista.

Dopo l’intervento del sociologo Giumelli (Associazione Italicos – Venezuela)  che si è soffermato sulla creazione di un social-network  che si prefigge di sviluppare la rete dell’italianità e di fare degli italici dei protagonisti della cultura italiana nel mondo, Gianni Garbati (Circolo Sardo Madrid) ha ricordato come il Comites di Madrid dopo tanti rinvii delle elezioni abbia chiuso per anzianità e stanchezza.  “Spero – ha aggiunto Garbati – che questo Forum delle associazioni ci permetta di avere una presenza ancora più rilevante presso le autorità, vorremmo essere messi allo stesso livello Comites ed essere riconosciuti anche all’estero”. Ha poi preso la parola del segretario generale del Ctim Roberto Menia che ha parlato della connessione tra la tradizione dell’emigrazione italiana e nuovi aspetti del fenomeno, come ad esempio la fuga dei cervelli, i giovani italiani all’estero, la lingua, la competitività, il sistema Italia. “A chi oggi lascia l’Italia – ha affermato Menia – dobbiamo chiedere di conservare la loro identità … Bisogna capire – ha aggiunto Menia – cosa oggi rappresentano i Comites, cosa si farà dei nuovi Comites e del Cgie. Vi sono molti fattori in gioco: le nuove sfide della mobilità e della conoscenza, le diverse istanze che portano i nuovi emigranti, il colloquio con le vecchie generazioni, la competitività del sistema Italia e quale patrimonio  rappresentino le collettività. E’ dunque necessario che questo mondo si interroghi sulle forme della rappresentanza sulla sua capacità di incidere, di connettersi e interconnettersi con l’Italia ufficiale, avendo coscienza di essere importanti perché la nazione è una sola e l’italianità è una sola a qualunque latitudine del mondo”.  

Dal canto suo Melo Cicala (Washington) ha ricordato sia l’importanza della promozione della lingua italiana all’estero, sia il fondamentale contributo  dell’associazionismo per il superamento dei problemi affrontati dagli italiani all’estero nei paesi ospitanti.

Michele Consiglio (Acli) ha invece sottolineato la necessità, anche alla luce della nascita del nuovo Forum che potrà formulare proposte politiche, di rivedere e rifondare le ragioni della presenza dell’associazionismo nel mondo, evitando di rimanere ancorati al passato. Per Consiglio bisogna capire se l’associazionismo è grado di intercettare le nuove migrazioni ma anche le tante presenze all’estero che sono interessate all’Italia. Da Consiglio stata inoltre auspicata l’applicazione del principio della massima trasparenza e autonomia sia nel Forum delle associazioni che nell’attività dei patronati, strutture che vanno difese.  

Fra i numerosi interventi segnaliamo quello di Vitali Maria Volan, insegnante universitaria di italiano nel nord della Francia, che ha chiesto di adottare l’italiano come lingua del Mediterraneo e della nuova emigrazione. Dal canto suo il presidente dell’ Asmef Salvo Iavarone ha ricordato come da anni la Regione Campania non stanzi più fondi per le politiche d’emigrazione. Un vuoto che l’Asmef ha cercato di colmare con le sue iniziative, come ad esempio la Giornata dell’Emigrazione organizzata dall’associazione da 10 anni. Dopo la riflessione di Mario Bistolfi che ha auspicato la convocazione di una nuova conferenza nazionale dell’emigrazione,  il presidente dell’associazione Giuliani nel Mondo Dario Locchi  ha sottolineato l’esigenza di catturare l’attenzione della giovani generazioni italiane che oggi si recano all’estero attraverso la creazione di opportunità per le loro professioni e per il loro futuro. Locchi ha poi annunciato che nel prossimo mese di ottobre si svolgeranno  gli Stati Generali dei corregionali all’estero del Friuli Venezia Giulia. I Giuliani nel Mondo hanno inoltre chiesto  al Consiglio regionale di dedicare,   attraverso una specifica legge, una seduta solenne all’anno agli emigrati del Friuli Venezia Giulia. Anche Locchi ha sollecitato la realizzazione di una Conferenza nazionale sull’emigrazione. Massimo Anglisano (Filef Campania) ha invece auspicato un rinnovato protagonismo delle associazioni e il recupero del rapporto con l’immigrazione degli stranieri in Italia.

 Al termine del dibattito Roberto Volpini, membro del Comitato promotore, ha spiegato come questo incontro rappresenti sia una tappa di arrivo che di partenza e ha invitato l’assemblea a esprimere un parere sul documento, emerso dal seminario del 16 dicembre 2014, dal titolo “Verso il Forum delle Associazioni degli Italiani nel Mondo”. Un testo contenente riflessioni comuni sulle impostazioni del Forum non solo dal punto di vista strutturale ma anche dal punto di vista dei contenuti. “Su questo documento – ha precisato Volpini – costruiremo insieme il patto associativo che costituirà la base del Forum… Non abbiamo l’intenzione – ha continuato Volpini – di creare un contenitore  dove mettere un vecchio passato riverniciato con un nuovo inesistente. Il tentativo che abbiamo fatto con questa iniziativa è quello di rimescolare le carte, di andare a vedere,  se è vero come è vero che non è in crisi l’associazionismo, ma è in crisi la rappresentanza e non solo degli italiani all’estero, ma anche della società civile che non riesce più ad esprimere capacità politica”.

Volpini ha poi annunciato che si cercherà di arrivare alla costituzione del Forum prima dell’insediamento del nuovo Cgie che dovrebbe avere luogo a dicembre, dopo le riunioni degli Intercomites, previste per il 21 e 22 settembre, che eleggeranno i consiglieri del nuovo Cgie. Il gruppo di lavoro che opererà in questi mesi sarà formato dai membri del comitato organizzatore a cui si aggiungeranno almeno 10 rappresentanti di espressioni associative territoriali presenti nel mondo che non facciano già parte delle associazioni presenti nel Comitato . “Il gruppo di lavoro,  – ha spiegato Volpini – in cui si cercherà il coinvolgimento anche delle recenti forme associative della nuova emigrazione, avrà il compito di stendere il Patto associativo e comincerà a ragionare intorno alla forma statutaria del Forum che necessita anche di regole”. (G.M.-Inform)

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