direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Verso le elezioni europee

CGIE – 41ma ASSEMBLEA PLENARIA

 

L’approfondimento del vice direttore generale della Dgit Roberto Martini e del capo dell’Ufficio Elettorale Luca Fava

 

ROMA – Nel corso dell’Assemblea Plenaria del Cgie si è parlato anche delle elezioni europee che si terranno nel 2019  (23 -26 maggio) e che coinvolgeranno anche i nostri connazionali in Europa. Un appuntamento importante che le direzioni generali del Maeci per gli Italiani all’Estero e per l’Amministrazione Informatica stanno già preparando. A spiegare le modalità di voto per gli italiani all’estero, disciplinate dalla legge n.18 del 1979, il vice direttore generale della Dgit Roberto Martini che evidenzia come il materiale elettorale, stampato in Italia , venga inviato ai nostri consolati all’interno dell’Unione Europea per permettere ai cittadini italiani di espletare  il voto presso i seggi istituti presso gli uffici consolari. “Il ministero dell’Interno – precisa Martini –  invia direttamente agli elettori all’estero il certificato elettorale. Si tratta di una procedura complessa e pesante per la rete diplomatica consolare italiana. Nelle consultazioni del  2014 – ricorda Martini – si calcola che siano stati dedicate all’esercizio di questa attività 1500 unità di personale, con il coinvolgimento di 27 ambasciate, 10 consolati e 34 istituti italiani di cultura. Un impegno rilevante a fronte però di un’affluenza bassa. In genere l’esercizio coinvolge circa il 5% degli elettori aventi diritto. Nonostante a questa scadenza elettorale manchi quasi una anno, – ha continuato Martini – la Dgit ha già avviato la fase preliminare per poter promuovere questo esercizio quando sarà il momento. Quindi sono state attivate riunioni con il ministero dell’Interno e con gli altri interlocutori che poi lavoreranno con noi per permettere agli italiani in Europa di votare.  Appena sarà necessario inizieremo anche le attività di allineamento dei dati elettorali con la collaborazione della direzione generale competente del nostro ministero”.  Martini ha infine segnalato la recente approvazione da parte del Consiglio europeo di una riforma della legge europea che lascia spazio agli stati membri per possibili cambiamenti per l’organizzazione delle consultazioni.

Anche Luca Fava, capo dell’ufficio elettorale alla Dgit, ha parlato di una macchina organizzativa per le elezioni europee già in  moto: “Abbiamo avuto delle riunioni tecniche con i colleghi della Dgai e anche in questa tornata useremo il portale, ma con alcuni aggiornamenti, che è già stato utilizzato per le elezioni politiche. Stiamo anche lavorando – ha proseguito Fava – alla convocazione, al fine di definire alcuni dettagli tecnici, di una riunione con i colleghi del Viminale che ci auguriamo possa avvenire alla ripresa delle attività dopo la pausa estiva.  A differenza della legge Tremaglia n. 459 – ha poi spiegato Fava – la legge per le elezione per il parlamento europeo non prevede il voto per corrispondenza , ma il voto presso i seggi all’interno dei paesi dell’Ue e il materiale elettorale viene prodotto interamente in Italia e poi inviato alle sedi diplomatiche competenti che sono chiamate all’oneroso compito di organizzare i seggi e di dotarli delle strumentazioni necessarie per operare, comprese le risorse umane, ovvero i presidenti di seggi e gli scrutatori. Un compito quindi assolutamente non facile e oneroso”.

Dopo aver rilevato la necessità di concludere delle intese con i paesi dove il voto si svolgere per consentire lo svolgimento dell’istituzione dei seggi, Fava ha parlato dell’importanza indire delle iniziative informative ai connazionali aventi diritto al fine anche di illustrare l’esercizio di opzione del voto europeo. “Per l’elettore italiano europeo – ha infatti spiegato Fava – esistono tre possibilità. Il voto presso il consolato, per cui arriverà al nostro elettore il certificato elettorale dal ministero dell’interno che va presentato al seggio di competenza.  Il voto presso il comune italiano per cui l’elettore dotrà esercitare l’opzione di voto direttamente al sindaco tramite il consolato. Infine si può votare per i candidarti del paese dove abitualmente risiede l’elettore”.

Fava ha anche ricordato che per le elezioni del Parlamento europeo del 2014, che riguardavano un corpo elettorale di 1.400.000 connazionali , votarono in realtà 83.000 aventi diritto, pari a poco meno del 6% del corpo elettorale. “Un’affluenza decisamente bassa – ha aggiunto Fava- a fronte di notevoli forzi organizzativi, come ad  esempio l’individuazione dei luoghi dove fare i seggi e la costituzione dei seggi stessi che per la legge italiana devono avere un certo numero di elettori, cioè un seggio copre 1.600 elettori…. ma in realtà all’estero vota il 6% degli aventi diritto. Quindi negozieremo con il Viminale per cercare di impennare questi numeri sulla falsa riga dello storico delle percentuali dei risultati passati”.

“In ogni caso – ha continuato Fava – il numero dei seggi all’estero,  circa 750, dovrebbero ridursi per il calo degli aventi diritto dopo la brexit. I consolati  di Londra e Edimburgo saranno tagliati fuori dalla partita,  ma bisognerà conteggiare anche gli italiani di nuova emigrazione. Lo sforzo per la nostra rete all’estero per queste elezione sarà quindi rilevante e simile a quello del 2014,  lo affronteremo grazie alle innovazioni informatiche e lavorando di concerto fra Dgit e Dgai e sempre giocando di sponda con il Viminale che nella tornata elettorale europea svolge un ruolo di primo piano. Per quanto riguarda infine il rischio di un doppio o triplo voto Fava ha rilevato come su questo tema vi sia un dibattito in sede comunitaria. “Il rafforzamento dei controlli attraverso lo scambio dati – ha aggiunto – rappresenta la base da cui partire per un  contrasto efficiente, in proposito noi vogliamo rinforzare a legislazione vigente la nostra attività amministrativa”. (G.M.- Inform)

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