direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Una ventina di esponenti del Pd all’estero escono dal partito: “Questo Pd non è più casa nostra”

PARTITI

 

ROMA – All’uscita dal Partito Democratico del senatore Claudio Micheloni fa seguito quella di circa venti esponenti del partito all’estero: dirigenti locali del Partito Democratico in Europa, segretari di Circoli e Federazioni, delegati in Assemblea estero, membri di Comites e CGIE.

Si tratta di Michele Schiavone – segretario Federazione PD Svizzera; Maria Bernasconi – presidente Pd Svizzera, delegata in Assemblea Nazionale; Raffaele Napolitano – delegato in Assemblea nazionale, presidente Comites Bruxelles- Belgio; Daniela Di Benedetto – presidente Comites Monaco; Massimiliano Picciani – delegato in Assemblea nazionale, co-coordinatore Pd Europa, ex segretario Pd Parigi; Giulia Pellegrini – delegata in Assemblea nazionale; Roberto Stasi – già segretario Circolo Pd Londra&UK; Paolo Da Costa – consigliere CGIE, vice-presidente Comites Zurigo; Cristiano Cavuto – segretario Pd Lussemburgo; Bruno Palamara – segretario Circolo Pd Berna; Domenico Miceli – segretario Circolo Pd Dübendorf; Antonio De Bitonti – segretario Circolo Pd “Angelo Vassallo” Bellinzona; Roberto Serra – ex segretario Circolo Pd Lussemburgo; Pino Maggio – Pd Germania; Santo Vena – segretario Circolo Pd Winterthur; Salvino Testa – resp. tesseramento Pd Svizzera; Roberto Di Pietro – segretario Circolo Pd Thun; Cesare Spoletini – segretario Circolo Pd Neuchâtel; Mariachiara Vannetti – segreteria Pd Svizzera, già delegata Assemblea nazionale; Cosimo Titolo – comm. garanzia Pd Svizzera.

La nostra decisione, spiegano in una lettera dal titolo “Questo Pd non è più casa nostra”, è frutto di una lunga serie di considerazioni su un partito che abbiamo sentito sempre come la nostra casa, e che oggi – nei metodi, nelle scelte di linea politica, negli atteggiamenti dei suoi dirigenti – non riusciamo più a riconoscere, a livello nazionale così come nell’attenzione per le comunità degli Italiani all’estero. Non siamo abituati a gettare la spugna: ci siamo anzi battuti, negli ultimi anni, affinché questo partito continuasse ad essere il perno di un riformismo serio e in linea con i valori progressisti del socialismo europeo, un vivaio di intelligenze e un serbatoio di impegno politico da gratificare e valorizzare, e non da calpestare.

Al nostro interno, proseguono i firmatari della lettera, siamo rimasti colpiti dal mancato rispetto, reiterato in più occasioni, degli organi democraticamente eletti per la definizione delle scelte politiche nonché del ruolo dei nostri iscritti, nonostante ci sia, nelle prossime settimane, un appuntamento elettorale cruciale per il nostro Paese – eppure già compromesso da una rottura, di certo non evitata ma addirittura provocata dalle politiche di questi anni, nell’area del centrosinistra. Così come siamo rimasti sconcertati dalla assoluta delegittimazione dell’Assemblea estero, privata delle sue prerogative e ignorata per mesi, senza la minima volontà di procedere a scelte di garanzia che coinvolgessero e responsabilizzassero tutte le aree politiche e culturali del partito.

Nell’attenzione alle nostre comunità e ai valori che hanno animato da sempre il nostro impegno politico, l’esempio più eclatante di questo atteggiamento sbagliato resta, per i dirigenti che hanno lasciato il Pd, quello dell’ultima modifica della legge elettorale, approvata ricorrendo ancora una volta alla fiducia: viene citata nella lettera in particolare la modifica che consente a candidati residenti in Italia di presentarsi all’estero.

Molti altre questioni potrebbero essere evocate, concludono i firmatari, come la mancata riforma dell’AIRE, l’incapacità di dare risposte in Italia a coloro che riprendono la strada dell’emigrazione, o una riforma della scuola all’estero che in alcune realtà si è tradotta in ulteriore precariato esportato oltre confine. Tutto questo dimostra per noi una profonda mancanza di credibilità politica della attuale dirigenza del nostro partito, motivo per cui – pur continuando a batterci per i nostri valori, nell’interesse delle comunità italiane in Europa – abbiamo deciso di non volerci più impegnare per questo Pd. (Inform)

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