PARTITI
Farina, Fedi, Garavini, La Marca e Porta ribadiscono il loro impegno per la destinazione delle risorse al riassorbimento delle giacenze delle domande arretrate e all’accelerazione delle procedure
ROMA – I deputati del Partito democratico eletti nella circoscrizione Estero Gianni Farina (ripartizione Europa), Marco Fedi (Africa, Asia, Oceania e Antartide), Laura Garavini (Europa), Francesca La Marca (America settentrionale e centrale) e Fabio Porta (America meridionale) firmano una nota congiunta a proposito dei 300 euro richiesti per lo svolgimento delle pratiche di riconoscimento della cittadinanza italiana da parte dei residenti all’estero.
I deputati in risposta alle critiche del Maie su questa questione precisano come tale imposizione sia stata introdotta con un emendamento al decreto Irpef approvato in Senato (http://comunicazioneinform.it/decreto-irpefemendamento-tonini-pd-approvato-dalle-commissioni-bilancio-e-finanze-del-senato/), decreto su cui il Governo ha posto poi il voto di fiducia alla Camera. “Immediatamente i deputati del Pd hanno detto che quell’imposizione poteva avere una ragione plausibile solo se restituita in forma di servizi – si legge nella nota, – vale a dire con interventi diretti a smaltire le montagne di arretrati sulla cittadinanza”. Gli esponenti democratici precisano poi come i 300 euro non siano “una tassa sulla cittadinanza” perché “riguarda i riconoscimenti di cittadinanza italiana per i maggiorenni” e quindi “non si applica per chi iscrive all’anagrafe i figli, a meno che non lo faccia quando sono già adulti, né si applica per gli acquisti di cittadinanza o i riacquisti previsti dall’attuale normativa”.
I deputati ricordano inoltre di aver presentato un emendamento alla legge “nel quale si vincolavano i proventi dei 300 euro alla formazione presso i consolati di un Fondo diretto a reinvestire in termini di servizi le risorse acquisite”, adoperandosi anche per far inserire nel parere della Commissione Affari Esteri sul provvedimento la condizione che “i proventi fossero destinati ai consolati per migliorare i servizi ai connazionali a beneficio dei connazionali, a partire da quelli relativi alle pratiche di cittadinanza”. Vista la decadenza degli emendamenti determinata dal voto di fiducia, “i deputati del Pd hanno fatto – sottolineano – l’unica cosa che per regolamento si poteva fare, vale a dire un ordine del giorno nel quale si impegnava il governo a fare le cose contenute nell’emendamento, ordine del giorno che – precisano – è stato accolto dal Governo, che si è impegnato a utilizzare i fondi per contrattualizzare personale in loco per formare task force da impegnare presso i consolati con lo scopo di riassorbire le giacenze di centinaia di migliaia di domande arretrate e accelerare le procedure”. (Inform)