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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Un viaggio nel Marocco alla luce del «Vieni e vedi»

MONDO SCALABRINIANO

«Vieni e vedi» ci sembrava dicessero i quasi 11.000 marocchini presenti nella nostra regione, le Marche. Sì, vedere la loro terra. Ricordando, così, quel proverbio arabo: «Se vuoi conoscere un amico, entra nella sua casa». Proprio poco prima della pandemia, siamo partiti, una piccola delegazione, come Migrantes Marche, per il Marocco.

Papa Francesco lo sottolinea in modo particolare nel suo messaggio di questi giorni per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni : «Nulla sostituisce il vedere di persona». Vieni e vedi. E per noi è stato il vedere l’atelier di tappeti delle suore francescane a Midelt, dove lavorava una cooperativa di un centinaio di donne musulmane. Ma il vero lavoro di tessitura sono loro stesse a farlo, le persone, nei loro incontri e nell’apertura reciproca. Uomini e donne di cultura, di sensibilità e di religione differenti, ed è un miracolo quotidiano. «La bellezza di un tappeto » ricorda qui un proverbio, «viene dalla varietà dei suoi colori!».

Come il vedere la Chiesa nel Maghreb nei volti di tante religiose, di sacerdoti e di collaboratori: il loro senso della lotta e della speranza lo trovavamo semplicemente grandioso. Lo vivono in mezzo a questo popolo musulmano. Ma anche il senso della loro preghiera, radicato nella vita che fanno. Ed è come una forza identitaria che li sostiene. Straordinaria. Si riconoscono discepoli del Signore nella terra del Profeta (Maometto).

D’altronde, amano, si vogliono bene, perché pregano bene. Lo vediamo con i nostri occhi ogni giorno, in ogni comunità. La preghiera, infatti, è intensa, interiore, concreta: porta gli avvenimenti della vita di qui con gli incontri particolari, profondi, trasformanti che i cristiani vivono con i musulmani. Così, li vedi spessissimo in silenzio, immobili sulla stuoia. Sembra dire all’unisono con questo popolo: Solo Dio è grande! Superba lezione di umiltà. Solo Dio è grande, è vero, e chi lo sa incontrare!

Vedevamo in una piazza di Rabat verso sera, affollata da tantissima gente in turbante e lunga djellaba marron, che si scatenava l’appello alla preghiera da tutte le moschee della città. Pareva una strana e grandiosa sinfonia. Contesto originale. La città musulmana è come un grande monastero. Il tempo è scandito dai cinque appelli alla preghiera e ogni gesto, ogni istante, ogni saluto è impastato di fede. «Hanno sempre il nome di Dio sulle labbra!», ci ricordava qualcuno.

Guardavamo un monaco di Tibhirine, mentre prendeva il tè con gli operai musulmani del monastero. «È la mia seconda eucaristia», ci soffiava in un orecchio, con devozione. Vedendo, per mezzo di un semplice pezzo di pane e del tè, quale senso di comunione respira con queste persone e con tutto un popolo, con il quale condivide le sorti non stentiamo a credergli… E rimaniamo ammirati di una così grande spiritualità dell’incontro.

Mentre risuonano nella mente le parole di invito del vescovo di qui, Cristòbal: «Parlare meno dei musulmani, parlare di più con i musulmani. Parlare meno di Dio, parlare di più con Dio!» Nulla vale quanto l’incontro. (Renato Zilio*/Inform)

*Missionario Scalabriniano, Direttore Migrantes Marche

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