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Un patrimonio firmato Zeffirelli

CULTURA

Dal Messaggero di sant’Antonio per l’estero, gennaio 2021

A Firenze il Centro Internazionale per le arti dello spettacolo Franco Zeffirelli custodisce un tesoro fatto di bozzetti, studi di scena, foto e appunti del maestro toscano. Un polo per continuare a investire nel futuro della cultura

L’ acquerello su cartoncino con l’impianto scenico di Romeo e Giulietta. La foto di Anna Magnani nei panni de La Lupa di Giovanni Verga. E ancora, gli scatti con Maria Callas, i costumi per Cavalleria rusticana, gli appunti a matita e le note di regia… Sono solo alcune delle perle custodite al Centro internazionale per le arti dello spettacolo Franco Zeffirelli a Firenze. Aperto da settembre 2017, questo polo culturale voluto dal maestro toscano (Firenze 1923 – Roma 2019), si compone di un museo, aule didattiche, una sala della musica, un archivio e una biblioteca con quasi 10 mila volumi. Obiettivo del progetto, ospitato nel Complesso di San Firenze, a poca strada da Palazzo Vecchio: «Saldare – parafrasando lo stesso Zeffirelli – un debito di riconoscenza verso una civiltà e una tradizione che si identifica con la storia artistica e culturale di Firenze». Ma anche divulgare la cultura legata all’arte dello spettacolo, favorire la formazione di nuovi talenti. E, infine, creare un luogo di incontro aperto a tutti.

Tra palco e cinepresa

Ripercorrere quasi settant’anni di carriera vissuti tra palco e cinepresa non è semplice. Men che meno se stiamo parlando di uno dei più grandi scenografi e registi del Novecento. Non a caso gli inglesi nel 2004 gli conferirono il titolo di Knight Commander of the British Empire. A sir Zeffirelli è dedicata pure una targa sul palcoscenico del Metropolitan di New York. Mentre, in Italia, il Ministero per i beni e le attività culturali ha dichiarato il patrimonio della sua Fondazione, «di particolare interesse storico». Basta una visita alla collezione permanente nel Complesso di San Firenze per comprendere queste onorificenze. Le oltre 250 opere esposte al primo piano dell’edificio – bozzetti di scena, figurini di costumi, disegni e fotografie – raccontano un artista innamorato del Rinascimento e del palcoscenico. Un «figlio di nessuno» – la madre, la stilista Alaide Garosi, morì quando il ragazzo aveva 6 anni, mentre il padre, Ottorino Corsi, commerciante di tessuti, lo riconobbe molto più tardi – cresciuto assieme a una zia. Il percorso attraverso le sale del palazzo fiorentino si snoda, dunque, dalla gioventù di Zeffirelli al teatro di posa, dall’opera in musica al cinema. Fondamentali alcuni incontri che il maestro fece nel corso della carriera. Su tutti quello col regista Luchino Visconti e con la regina della lirica Maria Callas, cui è dedicata una sala.

Il viaggio nell’universo di Zeffirelli prosegue nella prosa col teatro shakespeariano (indimenticabili Molto rumore per nulla e Romeo e Giulietta all’Old Vic di Londra, ma anche l’Amleto al Teatro Eliseo). Zeffirelli, però, non si siede mai sugli allori. Continua a cimentarsi in nuove sfide. Passa dalle opere di Verga e Pirandello al teatro romantico di Alfred de Musset e Friedrich Schiller. L’amore per l’opera lo accompagna sin dal 1932 quando insieme agli zii assiste quasi ipnotizzato a una replica de La Valchiria. Nel Museo fiorentino la sezione «Opera in musica» si sviluppa dalle prime operine giocose ai successi americani. Hanno fatto storia le sue Bohème, Aida e Traviata alla Scala di Milano e al Metropolitan Opera House di New York (dal 1963 al 1989). Senza scordare la Turandot all’Arena di Verona (2010) e alla Royal Opera House di Muscat (2012).

La terza sezione del Museo è dedicata al cinema. Foto di scena, schizzi e dipinti del maestro ci riportano indietro al 1967, anno in cui esce nelle sale La bisbetica domata con Elizabeth Taylor e Richard Burton. L’anno dopo è la volta di Romeo e Giulietta interpretato da Olivia Hussey e Leonard Whiting. L’esperienza dietro la macchina da presa prosegue con Fratello Sole Sorella Luna (1972), dedicato alla figura di san Francesco e partorito dopo un grave incidente d’auto. L’ispirazione religiosa raggiunge l’apice nel 1977 con Gesù di Nazareth: «L’impegno mi assorbì completamente per due interi anni – ricorda in un’intervista il maestro –. Da convinto credente quale sono, sentivo profondamente la responsabilità di un’impresa come quella, che ben al di là dei confini dello spettacolo portava con sé l’obbligo morale di diffondere addirittura il Vangelo!». Archiviati gli anni ᾽70, Zeffirelli si concentra su film-opera come Cavalleria rusticana e Pagliacci. Seguiranno Jane Eyre, Amleto, Un tè con Mussolini e Callas Forever. C’è un film, però, a cui il regista lavora nel 1972 senza mai portarlo a termine. Un progetto incentrato sull’Inferno di Dante a cui è dedicata una sala del Complesso San Firenze. La cosiddetta «Sala Inferno» raccoglie cinquantuno bozzetti di Zeffirelli e li proietta su soffitto e pareti. Niente di meglio di questa installazione per celebrare i 700 anni dalla morte del vate fiorentino. Restare ancorati ai grandi del passato, però, non basta. Per garantire un futuro alla cultura bisogna investire sulle nuove generazioni. Da qui le mostre temporanee, gli spettacoli e, soprattutto, l’attività di formazione che la Fondazione Zeffirelli porta avanti attraverso workshop di ripresa cinematografica e laboratori di scenografia teatrale. Mentre scriviamo, il Covid ne ha reso necessaria la sospensione, «in attesa – come si legge nel sito della Fondazione – di una nuova data». Non resta che aspettare tempi migliori. La cultura, del resto, sa attendere. O almeno lo speriamo. (Luisa Santinello – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

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