ITALIANI ALL’ESTERO
L’intervento dell’Assessore all’Emigrazione della Regione Liguria su “Gens Ligustica in Orbe”, periodico dell’Associazione Liguri nel Mondo
GENOVA – “Promuovere la cultura storica delle radici liguri, non è solo un dovere morale e sociale, ma è anche una straordinaria opportunità per allargare l’orizzonte della nostra Liguria ai cinque continenti”. Lo sottolinea l’Assessore regionale all’Emigrazione e all’Immigrazione Andrea Benveduti in un intervento che apre il nuovo numero di “Gens Ligustica in Orbe”, periodico dell’Associazione Liguri nel Mondo.
“Lavorando di concerto con la Consulta ligure per l’emigrazione, abbiamo ripreso e consolidato contatti con associazioni come quella dei Liguri nel Mondo, che complessivamente rappresentano il 10% dell’attuale popolazione residente in regione (oltre 150 mila i censiti)” scrive l’Assessore. “Il nostro obiettivo – puntualizza- è quello di supportare, anche con il programma annuale dell’emigrazione 2023 approvato recentemente in giunta, tutta una serie di interventi di scambi culturali, economici e turistici che siamo certi faranno riscoprire antichi saperi delle nostre radici”.
Benveduti spiega: “Tra le azioni previste dal programma, oltre alla pubblicazione di questo semestrale, sono già state impegnate risorse per la mappa interattiva “Narra(re)Spezia” e per l’istituzione di borse di studio per la partecipazione al corso di lingua e cultura italiana organizzato dal Centro Internazionale di Studi Italiani (C.I.S.I.) dell’Università degli Studi di Genova per i discendenti di origine ligure residenti all’estero. Non dimenticando il tema del reinsediamento dei liguri di prima, seconda o terza generazione sparsi per il mondo che già supportiamo con servizi, ma che incentiveremo ulteriormente nel prossimo futuro con un pacchetto di aiuti e sostegni”. A questo proposito, l’Assessore sottolinea che “stiamo lavorando al progetto “Ma se ghe penso”, un’azione regionale corale e coordinata che ha l’ambizione di agevolare il ripopolamento abitativo ed economico nel nostro entroterra”. “È evidente che la portata degli interventi necessari per recuperare il terreno perso, oltreché richiedere anni, necessita di una magnitudo d’interventi ben superiore alle risorse regionali, ma l’auspicio è che possa essere un primo passo per rendere il ritorno, o il semplice trasferimento nelle nostre aree interne, attrattivo e fattibile anche per chi lavora nelle grandi città italiane ed estere”, conclude l’Assessore Benveduti. (Inform)