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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Trump come Le Pen. Ma il voto di protesta si trasforma nel ballottaggio

QUI NEW YORK

Su Pd/Cittadini nel mondo, notiziario del Partito Democratico per gli italiani all’estero, dicembre 2015, articolo di Silvana Mangione

 

 

NEW YORK – Sembrava che qualcosa stesse cambiando dopo la recente strage di San Bernardino. L’opinione pubblica appa-riva pronta a dibattere l’esigenza di accertarsi che gli acquirenti di questi strumenti di morte fossero sottoposti ad una indagine approfondita, ma quello di San Bernardino è stato riconosciuto come attentato terroristico e sulla scena è arrivato il “Trump” candidato presidenziale, che ha cavalcato l’onda non tanto latente della xeno-fobia e fornito un’ottima scusa per opporsi all’ennesimo tentativo da parte di Obama di proteggere gli abitanti degli USA dagli attacchi di follia omicida dei loro stessi concittadini.

Donald Trump, il cui cognome si traduce come “la briscola”, “l’asso pigliatutto” o “la matta”, nei vari giochi di carte, a piacer vostro, ha detto che per salvarsi basta cacciare tutti i mussulmani dagli Stati Uniti e impedire a chiunque professi la fede islamica di entrare negli USA. E i tanti, troppi, frustrati che non hanno alcun senso della realtà si sono sentiti rassicurati da questa visione aberrante di un Paese chiuso come una cozza morta, come un’ostrica che difende la perla, come un armadillo arrotolato su se stesso fino a quando non viene preso per fame da un predatore paziente.

È stata immediata la reazione di denuncia da parte della stragrande maggioranza di chi crede ancora nella de-mocrazia, nel pluralismo e nella tolleranza, e sa che il mondo è ormai un luogo piccolissimo, nel quale innal-zare barriere, muri e rotoli di fili spinati non serve a tenere fuori chi non si vorrebbe accanto a sé, ma a fargli inventare un nuovo stormo di aerei assassini o uno spruzzo di bombe contro tutte le torri, i monumenti e i re-taggi della storia che ci rende persone civili. Dalla Casa Bianca e dai soliti noti, da cui ci si aspettava una rea-zione del genere, si è levato un coro durissimo: “Chi fa queste affermazioni non è degno di diventare Presiden-te!”.

Ma, incredibilmente, il migliore altolà è venuto dal movimento degli stessi repubblicani di profondissima de-stra. Ecco cos’è successo: stanno per cominciare le consultazioni per la scelta del candidato ufficiale del parti-to repubblicano. La prima si terrà in Iowa l’1 febbraio, con il complicatissimo formato dei caucus, di cui parle-remo a suo tempo. Fino al giorno che ha preceduto le sue dichiarazioni xenofobe, Trump era l’incontrastato numero uno in Iowa, il giorno dopo è stato sorpassato da Ted Cruz, candidato con un quarto di sangue italiano, che piace anche alla destra repubblicana del tea party, nato in Canada da un cubano naturalizzato e una spa-gnola delle Canarie, attuale senatore federale dello Stato del Texas, il maggiore esecutore della pena capitale: ben 13 su un totale di 27 in USA nel 2015. Cruz, doppio cittadino per nascita e naturalizzazione, ha rinunciato alla cittadinanza canadese per superare qualsiasi potenziale conflitto di interessi. Ad oggi, il campo dei candi-dati repubblicani è ancora numerosissimo. Il sito ufficiale ne elenca trentatré. Una gran falcidie a suon di ri-nunce con improbabili motivazioni dei perdenti si avrà dopo i risultati delle quattro primarie di febbraio: Iowa, New Hampshire, Nevada e South Carolina.

Il partito repubblicano teme l’esasperazione estrema delle dichiarazioni di principio e per ora si prevede una Convention alla quale nessuno dei pochi candidati rimasti arriverà con la certezza della nomination, per cui si dovrà ricorrere al voto dell’assemblea dei delegati, con tutti i rischi che ciò comporta. Ma il percorso fino al voto finale di novembre 2016 è ancora lungo e quello che è successo a Marie e Marion Le Pen insegna che i successi iniziali non sono sempre mantenuti nella elezione che conta, perché il voto di protesta della prima manche si trasforma in scelta più oculata nel ballottaggio e la percentuale di astensioni diminuisce di fronte alla paura della deriva a livelli inaccettabili per chi vuole continuare a vivere nella democrazia.

E anche in questo caso lepenniano lo scaricare la colpa sugli altri è un facile modo di nascondersi dietro al dito ma non basta a spiegare il disgusto per convinzioni esecrabili ai più.

Ciò detto, vorrei fare a tutti gli auguri più belli di uno splendido Natale di famiglia e panettoni e di un 2016 che ci riporti la serenità, la pace e il calore della fratellanza umana. (Silvana Mangione – Pd Cittadini nel mondo, dicembre 2015 /Inform)

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