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Toth (ANVGD) sulla proposta della Lega di eliminare dal nome della regione il termine Venezia Giulia

ASSOCIAZIONI

“Il nome ‘Friuli Venezia Giulia’ risponde ad una realtà storico-geografica che non si può e non si deve cancellare

Una proposta che offende la storia stessa e ignora la diversità del territorio

 

ROMA – In una nota il presidente onorario dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Lucio Toth critica con forza, definendola insensata, la proposta della Lega di cancellare dal nome della regione a statuto speciale Friuli Venezia Giulia e di sostituire il termine geografico “Venezia Giulia”  con le parole “Friuli e Trieste”. Per Toth “Il nome ‘Friuli Venezia Giulia’, adottato dalla Carta costituzionale della Repubblica e nello Statuto sSpeciale della Regione, risponde ad una realtà storico-geografica che non si può e non si deve cancellare senza offendere la storia stessa e ignorare la diversità del territorio. Il termine Venezia Giulia – ricorda Toth – fu coniato a metà Ottocento dal geografo goriziano Isaia Ascoli, uno dei più stimati scienziati italiani del tempo, per designare un territorio composito che corrispondeva più o meno alla regione amministrativa austro-ungarica denominata Litorale Austriaco. Territorio composito dal punto di vista etnico e linguistico e storicamente appartenente nel passato, per lunghi secoli, a Stati diversi: Repubblica di Venezia per quasi cinquecento anni per quanto riguardava l’Istria e la Laguna di Grado; Contea di Gorizia e Gradisca per l’Isontino, sotto sovranità austriaca, e la Città Libera di Trieste, antico comune di diritto pubblico italiano, offertosi alla Signoria della casa d’Asburgo alla fine del Trecento (come tante città italiane nel passaggio dall’ordinamento comunale alle Signorie), conservando i suoi statuti e l’uso della lingua italiana, nella transizione dal ‘tergestino’ ai dialetti veneti orientali, al pari dell’istro-veneto o dei dialetti neolatini delle città dalmate.

Anche l’italiano parlato a Gorizia, a Monfalcone, a Gradisca – prosegue Toth – appartiene alla famiglia dei dialetti veneti. Il Friulano, sulla cui dignità di ‘lingua’ è superfluo discutere, tale essendo per la sua originale struttura, al pari del Sardo, del Ladino o di altri idiomi riconosciuti dall’ordinamento italiano, non si estende a tutto il territorio della regione. E prevalentemente in dialetto veneto parla gran parte della popolazione della Destra Tagliamento e delle città più importanti dell’intero Friuli. Anche se perduta dallo Stato italiano con il trattato di pace del 1947, gran parte della regione, sono rimaste comunque all’Italia la città istriana di Muggia, il Basso Isonzo con Gorizia, Gradisca e Monfalcone, la laguna di Grado, la città di Trieste e i Comuni della sua provincia. Che ne facciamo allora – si chiede Toth – degli abitanti di questi luoghi che friulani non sono? Chiamiamoli tutti dal nome di una città, Trieste, sia pure capoluogo? Non credo proprio che i triestini sarebbero orgogliosi di non esser più considerati ‘giuliani’, specie quella parte di loro che discendono da famiglie di esuli istriani e quarnerini”. (Inform)

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