ESTERI
(Fonte foto Presidenza del Consiglio)
BRUXELLES – Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha partecipato, a Bruxelles, al Terzo vertice UE-CELAC. A margine dei lavori, ha avuto un incontro bilaterale con il Presidente della Repubblica Argentina, Alberto Ángel Fernández, e con il Presidente della Repubblica orientale dell’Uruguay, Luis Lacalle Pou. Ha poi incontrato il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg. “Il dialogo è inevitabilmente più facile quando a parlarsi sono Nazioni legate da radici culturali comuni, legate da solide relazioni commerciali nonostante le divida un intero oceano e io credo che questa occasione sia un’occasione molto importante perché non sempre nonostante i legami che abbiamo siamo riusciti a camminare insieme come avremmo potuto fare. E quindi è anche un’occasione per interrogarci su cosa non abbia funzionato, su cosa può funzionare meglio”, ha affermato il Premier Giorgia Meloni. “Noi abbiamo vissuto in un mondo nel quale evidentemente eravamo convinti che potevamo salvarci da soli. Poi sono arrivati due choc come la crisi pandemica e l’aggressione russa contro l’Ucraina e ci siamo resi conto che non era così perché viviamo in un mondo troppo interconnesso, in quel mondo interconnesso ogni choc produce un domino di conseguenza per ciascuno di noi con il particolare elemento che quel domino di conseguenza impatta con maggiore forza sulle nazioni più esposte e sui paesi in via di sviluppo. Lo vediamo molto bene con il conflitto in Ucraina dove io credo che l’invasione russa sia chiaramente un atto soprattutto contro i paesi più vulnerabili”, ha aggiunto Meloni. “Ho sentito qui diversi parlare di pace. Penso però che dobbiamo dare alle parole il giusto significato che hanno: la parola pace non può essere confusa con la parola invasione perché pace e invasione sono due concetti molto diversi, su questo bisogna essere franchi. E se qualcuno ritiene di poter confondere queste due parole non si rende conto che un mondo nel quale non dovesse più esistere il diritto internazionale, un mondo nel quale chi è militarmente più forte può liberamente invadere il suo vicino non sarà mai un mondo di pace. Sarà semplicemente un mondo nel quale vige la legge del più forte”, ha evidenziato Meloni. Per il premier il conflitto in Ucraina è “una guerra fatta contro i più deboli e lo vediamo anche con il mancato rinnovo dell’accordo sul grano che è sempre volontà della Russia… Eppure – ha proseguito Meloni – seppure noi siamo in una crisi sappiamo anche che le crisi sono un’occasione, ce lo insegna Papa Francesco, un discendente di emigrati italiani in Argentina che oggi guida la Chiesa Cattolica, perché le crisi ci impongono di scegliere”. “La scelta che noi possiamo fare oggi – ha continuato il Presidente del Consiglio – è quella di costruire una nuova e diversa Alleanza tra Europa e America Latina, un’alleanza in nome dei valori della libertà, della democrazia, in nome della nostra comune identità, in nome del rispetto reciproco, un’alleanza che forse si è un po’ sfilacciata negli ultimi tempi ma che noi possiamo riannodare con un filo nuovo e quel filo deve essere il filo di una cooperazione non predatoria ma paritaria, che deve assicurare pari benefici a tutti. I rapporti commerciali e strategici – ha poi rilevato Meloni – sono una chiave, per questo speriamo di riuscire a firmare l’accordo modernizzato con il Cile, sosteniamo gli sforzi della Commissione per arrivare a un’intesa con il Messico, con i paesi del Mercosur che sia davvero vantaggiosa per entrambi. Sono fiera, in termini di investimenti strategici e rapporti commerciali, del ruolo dell’Italia che è uno dei principali investitori in America Latina e nei Caraibi con un livello di investimenti esteri complessivi pari a oltre 27 miliardi per il 2021, ma voglio citare un altro aspetto fondamentale della nostra cooperazione, partendo dall’esperienza italiana, che è il tema della sicurezza, della giustizia, della lotta alla criminalità organizzata”, ha sottolineato Meloni ricordando la ricorrenza dell’uccisione per mano della mafia del giudice Paolo Borsellino, che insieme al giudice Giovanni Falcone aveva intentato il più grande processo contro la mafia mai esistito in Italia. “Sono stati – ha continuato il Premier – due martiri della lotta alla mafia e sono anche due dei principali attori ai quali noi dobbiamo gran parte di quello che sappiamo nella lotta contro il crimine organizzato, sono stati loro ad averci insegnato quanto fosse importante combattere la mafia, combattere il crimine organizzato, anche lavorando fuori dai propri confini nazionali, con organizzazioni criminali che erano sempre più potenti e che non riguardavano più solamente le nostre società. E’ la ragione per la quale 23 anni fa le Nazioni unite hanno, proprio a Palermo nella città di Falcone e Borsellino, avviato quella che noi conosciamo come convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale e credo che questo sia un altro elemento fondamentale della nostra cooperazione, qualcosa su cui possiamo continuare a lavorare insieme perché l’Italia è riconosciuta per essere una delle Nazioni che hanno il know how maggiore, ma i risultati migliori in questa cooperazione li abbiamo ottenuti proprio con i partner dell’America Latina”, ha concluso Meloni. (Inform)