ITALIANI ALL’ESTERO
Un colloquio sui compiti della Direzione generale, l’impegno a favore di lingua e cultura italiana e il processo di razionalizzazione avviato dal Mae
ROMA – Su We the Italians l’intervista di Umberto Mucci al direttore generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie del Mae, Cristina Ravaglia, che illustra i compiti della struttura di cui è a capo, dai servizi ai connazionali resi attraverso l’attività della rete diplomatico-consolare presente in tutto il mondo alla cura dei rapporti con gli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero, dall’erogazione dei contributi agli enti gestori che si occupano della diffusione della lingua italiana all’estero allo svolgimento delle elezioni all’estero, dall’assistenza ai connazionali alle tematiche delicate dei bambini contesi e ad alcuni risvolti delle adozioni internazionali. Per le politiche migratorie, gli aspetti a carico della Direzione generale sono il rilascio dei visti – in costante crescita, oltre 2 milioni quelli emessi lo scorso anno per un totale di percezioni consolari di 104 milioni di euro (destinati al Ministero dell’Economia) – e la cooperazione bilaterale e multilaterale in campo migratorio.
“Gli stanziamenti per le nostre azioni hanno subito negli ultimi anni notevoli tagli: oggi siamo chiamati a fare ancora molto, ma con molto meno. È stata una dolorosa occasione che ci ha portato a dover razionalizzare le nostre iniziative – afferma Ravaglia, soffermandosi sugli interventi di rioganizzazione messi in campo in questi ultimi anni. Tra essi, la chiusura del Consolato italiano a Newark, provvedimento che ha interessato da vicino la presenza italiana negli Stati Uniti. “La chiusura delle sedi consolari è un’operazione che fa male a tutti: nessuno – afferma in proposito il direttore generale – prende questo tipo di decisioni affrettatamente. Per noi, le sedi consolari costituiscono parte integrante e fondamentale del nostro lavoro. La chiusura di una di esse comporta stravolgimenti e una diversa, maggiore redistribuzione del lavoro per coloro che operano nelle vicinanze della sede che viene chiusa: per cui quando le condizioni economiche con le quali dobbiamo confrontarci obbligano la Farnesina ad agire in questo modo, non lo facciamo certo a cuor leggero”. Ravaglia segnala come anche il Mae sia chiamato a fare la propria parte in tempi di spending review, a cominciare dal numero dei dipendenti: “negli ultimi anni – afferma – il numero dei nostri impiegati è sceso del 25%, perché quanti sono andati in pensione non sono stati sostituiti se non in minima parte”. “D’altra parte – aggiunge, – da qualche anno abbiamo investito molto nell’innovazione tecnologica e informatica per assicurare i servizi consolari e crediamo che questo sarà sempre più un modello utile ed efficace per rispondere alle esigenze dei nostri connazionali, unitamente alla disponibilità e alla competenza del personale che opera nelle nostre sedi. Ne è un esempio lo strumento del funzionario itinerante, ovvero una postazione mobile per raccogliere fuori dal consolato le impronte che vanno inserite nei nuovi passaporti”. A proposito del ripensamento degli organismi di rappresentanza – Comites, Cgie, parlamentari eletti all’estero – il direttore generale precisa come si tratti di una “materia delicata, allo studio delle politiche che hanno la responsabilità e il potere di apportare le modifiche di legge”, “scelte – chiarisce – di competenza del Parlamento, delle quali a noi spetta l’attuazione”. Ribadisce infine l’importanza della promozione di lingua e cultura italiana, specie tra le giovani generazioni di origine italiana, investimento necessario affinché l’italiano divenga sempre più “lingua di cultura, mezzo di comunicazione ma anche portabandiera della nostra italianità”. Per leggere l’intervista completa:http://wetheitalians.com/