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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Su “Tribuna Italiana” di oggi l’editoriale del direttore Marco Basti

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su “Tribuna Italiana” di oggi l’editoriale del direttore Marco Basti
Gli insegnamenti delle vicende del monumento

BUENOS AIRES – Le vicende del destino del monumento a Cristoforo Colombo, donato un secolo fa all’Argentina dalla collettività italiana, sono state al centro dell’attenzione della nostra comunità negli ultimi tre mesi e, come non succede spesso, la stampa locale si è fatta eco di esse.
La decisione presa la settimana scorsa dal giudice del “Juzgado Federal en lo Contencioso Administrativo nº 12” e comunicata lunedì scorso, ordinando uno stop di 90 giorni di qualsiasi azione che comporti spostare l’opera di Zocchi dal suo insediamento, ci concede alcuni giorni per riflettere su quanto abbiamo fatto in questo periodo.
Non c’è dubbio che la notizia della decisione del governo di traslocare il regalo fatto dagli emigrati italiani in adesione al Primo Centenario dell’Argentina, per far posto a un altro monumento, ci ha colto di sorpresa. Non siamo stati informati e meno ancora consultati su un progetto che il governo sta maturando dal 2008 e che ha iniziato a eseguire dal 2011 quando firmò un accordo col comune di Mar del Plata. Mancanza di informazione da parte del governo, che lo stesso segretario della Presidenza Oscar Parrilli ha riconosciuto e lamentato.
Abbiamo appreso la notizia dai giornali e dalle reazioni di alcune ong impegnate nella difesa del patrimonio storico e monumentale. Quale è stata la nostra reazione?
La prima, naturalmente, è stata di indignazione, ma ad essa sono seguite misure piuttosto tiepide: lettere alle autorità del governo nazionale e del governo della Città. Non un allineamento con l’uno o con l’altro, ma un chiarimento sulla posizione della comunità organizzata: il monumento è un dono degli emigrati italiani all’Argentina, con tutti i significati che sono stati spiegati in questi giorni e toglierlo dall’attuale posizione, significa una offesa gratuita alla memoria dei donatori (tutta la collettività visto che è stato pagato con i soldi raccolti tra gli italiani di tutta l’Argentina) e a quella dei loro discendenti, milioni di argentini, loro figli, nipoti o pronipoti.
E’ seguita poi una prima manifestazione, organizzata da FEDITALIA, FEDIBA e COMITES di Buenos Aires, con l’adesione di federazioni, associazioni e di altri Comites, nonché di espressioni della società argentina, per un abbraccio al monumento, solo simbolico, visto che l’accesso alla piazza è chiuso.
Poi la corsa nella piazza quando si è sparsa la notizia della presenza di gru e camion, che circondavano la statua di Colombo, preannunciando imminenti operazioni di smontaggio. Per la verità, siamo corsi solo quando altri ci hanno informato di quel che succedeva, ma comunque siamo arrivati in tempo per assistere alla prima misura cautelare decisa dalla giustizia, per soli tre giorni.
C’è stata poi una seconda manifestazione, convocata in occasione del “Día del Inmigrante Italiano en Argentina”, da FEDIBA e dal COMITES di Buenos Aires. Manifestazione meno numerosa della precedente, ma maggiormente coperta dalla stampa e quindi con maggiore ripercussione sui media.
Intanto ci sono stati i ricorsi alla giustizia di numerose associazioni e federazioni. Alcuni, come la FACA e FEDIBA e altre società, aderendo come “amicus curiae” alla presentazione della ong “Basta de demoler”. Chi si presenta come “amicus curiae”, lo fa come terzo interessato e presenta i propri argomenti. Altre associazioni hanno presentato un ricorso proprio in un’altra sede giudiziaria e ancora non c’è una decisione del giudice al riguardo.
Infine la settimana scorsa, c’è stata una riunione nella “Casa Rosada”, col Segretario della Presidenza Oscar Parrilli, il quale era accompagnato da deputati del partito di governo e da esperti in temi di restauro e di costruzioni. La riunione, ottenuta dal presidente di FEDITALIA Luigi Pallaro in una sua precedente riunione con Parrilli, è servita per conoscere la posizione del governo e perché il governo sentisse i rappresentanti della collettività organizzata.
Una posizione comune nella difesa del monumento, di quasi generale opposizione al trasloco dell’opera donata dagli emigrati italiani. Le voci di dissenso sono state quelle del vicepresidente della Casa d’Italia di Mar del Plata, il quale ha accompagnato il sindaco di quella città nella richiesta di portare l’opera di Zocchi nella città balneare. Una posizione contraria a quella manifestata in una lettera dai presidenti del Comites e della Federazione di associazioni italiane di quella città, i quali, insieme al consigliere del Cgie residente a Mar del Plata avevano sostenuto che il monumento deve restare a Buenos Aires. Incerta la posizione anche del vicepresidente 2º di FEDITALIA e vicesegretario del Cgie per l’America Latina, già candidato alle elezioni di febbraio nelle liste del Pd, lo stesso che Mauro Sabbadini, il quale, pur manifestando di non essere né dirigente, né rappresentante di alcuna associazione, ha manifestato la stessa incertezza sul fatto che il monumento dovrebbe restare a Buenos Aires, nella piazza che porta il nome del navigatore genovese.
Posizioni incerte da parte di chi non rappresenta nessuno, che certamente non sono sufficienti per mettere in discussione la volontà della stragrande maggioranza della nostra comunità di opporsi a chi vuole portare il “nostro” monumento in un’altra parte.
Anche perché chi invece sì rappresenta le associazioni e i connazionali, ha manifestato chiaramente quali sono i sentimenti della nostra comunità, sostenendo una posizione invariata fin da quando si è saputo del progetto di portare via il monumento a Colombo dalla sua piazza. (Il Direttore – Tribuna Italiana /Inform) direttore@tribunaitaliana.com.ar
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